Vie di fuga di Lucrezia Sarnari

Trama “Sogna una storia ‘alla Jane Austen’ da sempre, ma vive Moravia.” Non è l’inizio di una commedia romantica ma è la vita di Giulia, trentasette anni e il timore costante di aver scelto la strada sbagliata. L’unica volta che si è sentita in pace con la propria coscienza, perché non ha cercato la fine di una storia prima ancora di viverla e ha sposato suo marito, be’ l’amore si è trasformato in quieto affetto. Nel frattempo ha trovato la sua via di fuga dalla realtà, quello che le sembra l’Amore con la “a” maiuscola, e si è incastrata in una conversazione a suon di notifiche che fanno trepidare il cuore, battute brillanti, selfie da inviare con nonchalance e ultimi accessi da controllare. Lui è Carlo, ed è sposato. Essere amanti è romantico solo il primo anno, e ai tempi della messaggistica istantanea solo il primo mese. Perché non c’è niente di peggio delle spunte blu quando lui visualizza e non risponde. Forse. Un giorno Internet salta, i social vanno in down, gli smartphone smettono di funzionare e “sta scrivendo” resta sullo schermo all’infinito. Non sono più i tempi di “Harry ti presento Sally”, adesso c’è “Fleabag”. E quando tutte le vie di fuga svaniscono e ti ritrovi in un bar di provincia a controllare ossessivamente la connessione che non torna, rimane soltanto una cosa da fare: smettere di rifugiarti nel mondo del “e se?”, tirare fuori dal cellulare tutto quello che ci hai nascosto e prendere delle decisioni. Lucrezia Sarnari ci racconta quello che non si osa dire sui sentimenti e sull’amore ai tempi di WhatsApp. Leggendo questa storia inciampiamo nella vita di Giulia ma anche nelle nostre.

Vie di fuga di Lucrezia Sarnari – libro di narrativa pubblicato da Rizzoli nella collana Rizzoli Narrativa lo scorso 3 giugno.
Se dovessi trovare un aggettivo per descrivere il nuovo libro di Lucrezia Sarnari, senza ombra di dubbio sceglierei terapeutico. Ultimamente sto leggendo tantissima narrativa, e dopo aver voltato l’ultima pagina mi succede sovente di fermarmi a riflettere su quanto letto e di prendermi del tempo per metabolizzare la lettura e lasciarla sedimentare dentro di me. La mia prima reazione a Vie di fuga è stata di rigetto, non nei confronti del romanzo, che come dicevo sopra ho decisamente trovato terapeutico, il rifiuto è arrivato verso il mondo virtuale che calpestiamo quotidianamente dimenticando di poggiare i piedi per terra e di vivere quello reale. Istintivamente avrei voluto staccare la spina , prendermi una pausa da tutto, come quando fai una grande abbuffata di carboidrati e il giorno dopo in preda ai sensi di colpa ti imponi un regime detox a base di tisane e tè miracolosi. Ma queste scelte drastiche sono davvero la soluzione ad un sovraccarico di virtuale? Come si può collocare tutto in prospettiva dando il giusto peso alle relazioni, di qualsiasi genere, nate su internet e non perdere il senso della realtà? Durante i mesi del lockdown internet è stato lo strumento che ci ha salvato dal perdere il senno, il lavoro o la scuola. Ma nel resto del tempo vogliamo davvero misurare le nostre relazioni in base alla velocità di risposta? Vogliamo davvero che una spunta blu condizioni la nostra vita e ci faccia riflettere su quanto contiamo per gli altri in base al tempo che impiegano a rispondere dopo aver visualizzato? Quando abbiamo permesso ai cellulari di influenzare così tanto la nostra vita, di diventare un prolungamento naturale del nostro corpo, e perché ci sentiamo smarriti e nudi, se un giorno usciamo di casa e dimentichiamo di prenderlo? E adesso immaginate che cosa potrebbe succedere se una tempesta solare mandasse in tilt le connessioni e facesse crushare tutto il sistema: come ricorrere alla nostra via di fuga, all’evasione per non sentirci soli se manca il contatto virtuale? Giulia ha 37 anni, è una prof di lettere in un liceo perugino, sposata con Mattia da quasi sei anni, una insicurezza cronica e una fame d’amore che l’hanno spinta a legarsi al suo uomo più per necessità di non sentirsi sola che per reale interesse e trasporto. La sua via di fuga si chiama Carlo, un giornalista milanese che ha incontrato a Roma in una delle tante trasferte per inseguire il sogno di diventare scrittrice. Sogno che ha accantonato quando ha intrapreso la relazione segreta con il giornalista. Il loro rapporto è fatto solo di weekend torbidi in anonimi alberghi romani e il resto della settimana ad unirli è il contatto telefonico, messaggi bollenti , telefonate e tante promesse per il futuro. Il down di internet getta nel panico Giulia che teme che questo sottile filo che la lega a Carlo possa interrompersi.
“Ogni volta che ricevevo un messaggio da Carlo che non fosse di risposta al mio, avvertivo un piccolo crampo al cuore e subito dopo una sensazione di benessere che si diffondeva in tutto il corpo. Se non lo sentivo prima di andare a letto, invece, dormivo male per tutta la notte, svegliandomi di continuo per lottare e mettere a tacere la voce che mi diceva che tra noi era finita o che lui si stava stancando di me.”
Diverse e più contenute sono invece le reazioni al down tecnologico delle migliori amiche di Giulia, Irene e Francesca. Irene lavora in un negozio di abbigliamento, fidanzata con Gabriele da oltre dieci anni, è colei che cerca di tenere Giulia con i piedi per terra, di farla ragionare, ma anche lei in fondo è un po’ spaesata dalla mancanza di connessione. Lei che il telefono lo usa solo per controllare i movimenti del suo fidanzato attraverso una app, temendo che Gabriele possa tradirla. Francesca è invece la più razionale delle tre, caporedattrice nel giornale locale cittadino, è quella che mette tutto nella giusta prospettiva, ma è davvero la donna più inquadrata o anche lei ha la sua via di fuga? Potrei raccontarvelo ma vi toglierei il piacere di scoprirlo da soli.
Lucrezia Sarnari torna in libreria a distanza di quasi due anni dalla pubblicazione di Dieci cose che avevo dimenticato con un altro imperdibile romanzo. Se il suo esordio mi aveva incantata, con Vie di fuga mi ha definitivamente convinta che siamo di fronte ad una delle penne più brillanti in Italia. Adoro le autrici che scrivono così bene di donne, e Lucrezia ce le mostra sempre a 360 gradi in tutte le loro sfumature, con pregi e difetti, forza e punti deboli. Non sono entrata in empatia con Giulia; nonostante sia un libro corale che coinvolge più personaggi, tutti ben delineati e funzionali alla storia, è la vita di Giulia che prende il sopravvento per tutta la narrazione. E non vi nascondo che ho faticato a capirla, a giustificare le sue scelte, comprendere le sue emozioni, ma è stata un’antipatia di breve durata, e ho realizzato che faticavo a farmela piacere forse perché era colei nella quale riuscivo ad identificarmi meglio. Mi sono rivista in Giulia, nelle sue insicurezze, nella sua smania di essere amata, nella sua voglia di essere il centro nevralgico per qualcuno. E trovo che questo sia un grandissimo pregio dell’autrice, quello di costruire storie e personaggi credibili e facilmente identificabili anche nelle nostre vite. Dovete assolutamente leggere Vie di fuga, ascoltare la meravigliosa playlist che Lucrezia ha caricato su Spotify; vi garantisco che vi ritroverete ad urlare a squarciagola tutte le canzoni in essa contenuta e, se vi va, potete seguire l’autrice sui social e partecipare alle iniziative legate a Vie di fuga. Ad esempio, rispondete alla sua domanda: a chi inviereste il vostro ultimo messaggio prima del down tecnologico? Io di sicuro sbaglierei a cliccare il destinatario del mio messaggio e non lo manderei alla persona giusta.

