Una brava bambina di Seo Mi-ae

Trama Una vera scena del crimine mostra la crudeltà dell’essere umano molto più di qualsiasi film dell’orrore. Questo insegna Seonkyeong agli studenti del suo corso di criminologia. Ma anche se tutti la chiamano Clarice, come la protagonista del “Silenzio degli innocenti”, la giovane professoressa è appena all’inizio della sua carriera e nessuno si spiega come mai uno dei più temibili serial killer della nazione, Yi Byeongdo, soprannominato il David per il suo volto angelico, abbia deciso di parlare proprio con lei. Ha ucciso tredici donne ma non ha mai voluto rivelare dove ne ha nascosto i corpi e ora è nel braccio della morte in attesa della pena capitale. Per Seonkyeong l’inattesa notizia arriva in un momento già difficile della sua vita privata: la figlia del marito si trasferisce a vivere con loro dopo essere scampata a un incendio in cui ha perso i nonni. Da un giorno all’altro un pericoloso killer e una bambina spaventata sono entrati prepotentemente nella sua vita e richiedono tutta la sua attenzione. Mentre Seonkyeong cerca di trovare accesso alla psiche malata di Yi Byeongdo, la piccola Hayeong si rivela una bambina schiva e silenziosa, morbosamente attaccata al padre e al suo vecchio orsetto di peluche, capace di reazioni inaspettatamente violente. Se è vero che tutti i serial killer hanno avuto una infanzia difficile, quali sono le vere radici dei comportamenti criminali? Possibile che gli occhi di un terribile serial killer e di una indifesa bambina nascondano la stessa oscurità?

Review Party – Una brava bambina di Mi-ae Seo, thriller psicologico, in uscita oggi 18 marzo per Giunti Editore.
Questo libro è uno smeraldo. Per chi non lo sapesse o leggesse per la prima volta una nostra recensione, nella scala delle nostre valutazioni, quando un libro ci piace particolarmente, quando ci rendiamo conto che assegnare cinque stelle non è sufficiente a premiarlo, quando vogliamo porlo un gradino più in alto degli altri romanzi letti, assegniamo uno smeraldo.
E ve le spiego subito le motivazioni di questa decisione.
“Una brava bambina” è uno smeraldo perché, in questo particolare momento storico che stiamo vivendo, trovare un libro come questo che riesca a distrarci dalla nostra condizione di sequestrati in casa, che ci permetta di evadere con la mente quando non possiamo farlo fisicamente, che ci faccia staccare la spina dalle preoccupazioni, è una benedizione. E credetemi è stata una lettura di evasione, perché con la mente ho viaggiato fino alla Corea del Sud. Sono giunta a Seul, ho piantato le tende e mi sono goduta un romanzo con una trama forse non particolarmente originale, ma perfetto sotto il profilo stilistico, di storia, di interazione tra i personaggi.
Ma questo libro è uno smeraldo anche perché avevo poco meno di vent’anni quando entravo a piè pari nel mondo thriller con uno dei romanzi che più ha caratterizzato la mia formazione nel genere, “Il silenzio degli innocenti” di Thomas Harris. “Una brava bambina” me lo ha prepotentemente ricordato, per questo parlavo di poca originalità nella trama, ma di fatto poi le due vicende prendono strade completamente diverse e si sviluppano in maniera indipendente l’una dall’altra. Non so se l’autrice coreana abbia più o meno volutamente omaggiato il collega americano, ma la ringrazio comunque perché non mi succedeva da tempo di lasciarmi catturare totalmente da un romanzo. Sono rimasta rapita due giorni, incollata alle pagine, rimproverandomi della mia voracità. Perché, terminato il libro, mi sono chiesta: e adesso?
Siamo a Seul, una delle zone più degradate della città è sconvolta da una serie di incendi di origine dolosa. Dalle macerie di uno dei roghi salta fuori una bambina di 11 anni. Ha perso i suoi nonni, i suoi tutori dopo la morte della madre. È spaventata, chiede agli agenti che l’hanno soccorsa di avvertire il padre, un medico che si è risposato e non ha mai voluto prendersi troppe responsabilità con la figlia. Ha semplicemente relegato il compito ai genitori della defunta ex moglie. Ma adesso che alla piccola Hayeong non è rimasto più nessuno al mondo, è costretto ad accoglierla in casa, a parlare di lei a Seonkyeong, sua moglie.
Seonkyeong è una psicologa comportamentista, tiene un corso sulla criminologia all’università di Seul. I suoi alunni l’adorano, un breve tirocinio all’FBI le è valso il nomignolo di Clarice, come la protagonista de “Il silenzio degli innocenti”.
La vita della psicologa riceve un grande scossone quando viene convocata in carcere, nel braccio della morte, dove sconta la sua pena reclusiva in attesa della sentenza capitale uno dei più temibili ed efferati serial killer coreani, che non ha mai voluto parlare con nessuno dei suoi crimini, ma che adesso ha deciso di confessarsi proprio con lei. I due non si conosco, non c’è niente che spieghi la volontà del pluriomicida di parlare con una criminologa alle prime armi. Ma le autorità coreane spingono la dottoressa ad accettare l’incontro perché si augurano che Yi Byeongdo dia delle indicazioni su alcuni casi freddi, omicidi senza prove da lui commessi, prima che venga giustiziato.
Ma nella vita di Seonkyeong entra a far parte anche la piccola Hayeong, la figlia del marito. Non è facile per lei stabilire un contatto con la bambina, che ha con il padre un rapporto morboso ed esclusivo e vede in lei una nemica. Nei suoi occhi si legge tanta oscurità, la stessa ombra che vela lo sguardo del pluriomicida che Seonkyeong decide di incontrare. Le due situazioni però non sono minimamente paragonabili, o forse sì? C’è tempo per liberare la piccola dai mostri che la divorano o è troppo tardi?
Come si genera un mostro, come si forma, che cosa rende l’essere umano capace di compiere azioni moralmente inaccettabili? A quale età nasce un serial killer e dove poterne rintracciare le tracce? E, soprattutto, si possono individuare fin da piccoli potenziali assassini? Scuole di pensiero diverse trattano l’argomento in maniera diametralmente opposta: c’è chi crede che siano le esperienze passate a bruciare la coscienza di un individuo e chi invece parla di danni cerebrali. In questo libro troverete spiegazioni esaustive, e soprattutto in alcuni momenti entrerete in empatia anche con la mente disturbata del serial killer. Perché in fondo anche lui è stato un bambino, anche lui aveva diritto ad una infanzia priva di violenza, lui che in mancanza di una madre in carne e ossa si è ritrovato costretto ad abbracciarne una fatta di pelliccia, un surrogato di genitore che lo tutelasse, ma questo non è stato sufficiente perché le ombre hanno preso il sopravvento.
E anche la piccola Hayeong ha vissuto le stesse violenze, le stesse esperienze. Il buio nei suoi occhi deve ritrovare la luce prima che sia troppo tardi.
“La memoria è strana. Ciò che in teoria sarebbe impossibile dimenticare scompare dalla nostra mente proprio per l’esatto motivo per cui dovremmo ricordarlo. Dicono che sia un meccanismo di difesa per proteggersi dallo shock. Il cervello elimina automaticamente il ricordo, consapevole che a forza di ripensarci finiremmo per rimanerci secchi. La mente ricorda solo quello che vuole… Di tanto in tanto mi chiedo: cos’ha la mia mente che non va?”
Ed io vi chiedo: che cosa ha la vostra mente che non va se non correte subito a comprare e leggere questo libro?


