Un cuore tuo malgrado di Piero Sorrentino

Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda.
Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l’entità un poco alla volta.
Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità.
Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l’affermato fotografo rimasto coinvolto nell’incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre.
Una seduta di fisioterapia dopo l’altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell’anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l’amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.

Recensione di Veronica – Un cuore tuo malgrado di Piero Sorrentino, un romanzo di narrativa, edito Mondadori pubblicato il 15 gennaio
Quando scelgo un nuovo libro da leggere, non mi faccio mai guidare dal titolo, perché nella maggior parte dei casi, soprattutto per le pubblicazioni di alcune case editrici, non è pertinente rispetto al testo. Questo però, non è il caso del romanzo di esordio di Piero Sorrentino, “Un cuore tuo malgrado”, il cui titolo, è tra l’altro una citazione del romanzo “Il cardellino” di Donna Tartt. Per scoprire questo legame, sono andata a curiosare in internet.
“Un io che non vorresti avere. Un cuore tuo malgrado. Non possiamo scegliere cosa vogliamo e cosa non vogliamo e questa è la verità nuda e cruda. Non possiamo scappare da ciò che siamo.”
“Non abbiamo scelto di vivere e ogni giorno vediamo i limiti di ogni nostra azione, tuttavia la nostra vita è degna di essere vissuta con orgoglio”.
Ed è proprio questo il messaggio che Piero cerca di comunicarci attraverso la sua protagonista Bianca. Siamo imperfetti, sbagliamo, commettiamo errori, ma nostro malgrado abbiamo un cuore, proviamo emozioni, chiediamo perdono e vogliamo essere ascoltati, abbracciati, sentirci dire che va tutto bene, che le cose miglioreranno, che il dolore è una parte della vita e possiamo solo imparare a gestirlo, che a volte voltare pagina, perdonare, credere ancora, non è impossibile.
Bianca è un’autista di autobus, ama il suo lavoro che è lo stesso che suo padre ha svolto prima di lei, ma è proprio alla guida del suo autobus, che in un istante di distrazione , la sua vita cambia completamente. Il mezzo che guidava finisce addosso ad un auto con a bordo un uomo, una donna e un bambino.
Su quell’auto ci sono il fotografo Diego Spatola, sua moglie e suo figlio. Due vite interrotte nell’esatto momento dello schianto e due vite che malgrado tutto continuano, divise tra il dolore della perdita, tra il senso di colpa e la mancanza di trovare una ragione.
Vorrei incontrarti Dario. Parlarti, anche solo una volta. Farti ascoltare la mia voce. Provare a spiegarti, soprattutto. Dirti. “
Ma la richiesta in punta di piedi di Bianca, così delicata, emotiva e straziante, non trova la risposta che lei sperava.
“Perché sono morti mia moglie e mio figlio, e non lei? Voglio dire : per quale motivo lei vive, mentre a causa sua un bambino di sei anni e sua madre sono dentro una cassa di legno, due metri sottoterra?”
Nonostante ho capito Bianca, dispiacendomi per il suo dolore, nonostante avrei voluto abbracciarla e dire che non era una brutta persona, che a volte la vita va così, ci mette di fronte a delle prove e noi dobbiamo superarle in qualche modo, anche se questo comporta delle ferite profonde alcune delle quali forse non si rimargineranno mai del tutto, ho capito in egual misura anche Dario. Perché la perdita delle persone amate è una cosa che già difficilmente riesci ad accettare, figuriamoci se avviene per mano di qualcun altro e tu non hai potuto fare nulla per impedirlo.
“Per quale motivo dovrei aver voglia di incontrare e guardare per la prima volta in viso chi, per “una distrazione di pochi secondi”, come ha detto lei, ha cancellato in un attimo tutta la mia famiglia? Una distrazione.”
Bianca è una donna fragile, interrotta, una donna che non si dà pace e spera in una sorta di redenzione che però tuttavia Dario non riesce a darle. E con questo dolore nel cuore riemerge senza possibilità di contrastarlo, quello per la perdita del padre, improvvisa e non ancora accettata. E così Bianca ripercorre la sua vita a ritroso, nei luoghi, nei gesti e negli insegnamenti di quell’uomo che era il suo ancoraggio. Un viaggio nei ricordi mentre nel presente cerca di fuggi da tutto e tutti, da sua sorella che spera solo di vederla tornare sorridere e farebbe di tutto per il suo bene, dalla luce di casa, dal suo vecchio lavoro. Bianca si crogiola nei silenzi, nei sentimenti soffocati, nei fallimenti
“Appartengo alla vasta schiera di coloro che riescono a sentirsi a loro agio unicamente nelle lontananze, a dialogare con gli assenti, a regalare amore nei ricordi. “
E questo suo viaggiare nei ricordi e dialogare silenziosamente con noi, rende il romanzo pur breve che sia, molto intenso. Ci fa vivere la protagonista in tutte le sue sfaccettature e attraverso i suoi occhi entriamo in empatia con Dario, che grazie al suo lavoro di fotografo e ad un nuovo stimolante progetto, sta cercando di uscire dall’apnea a cui è condannato da quando la sua famiglia è morta.
La scrittura di Piero è diretta, essenziale, fluente, posata. Il romanzo ci racconta Bianca quattro mesi dopo l’incidente, saltando in sostanza la parte peggiore, quella che lo avrebbe reso straziante, ma regalandoci comunque pagine cariche di emotività, certo malinconiche ma piene di speranza verso questa donna, in equilibrio tra forza e fragilità, che alla fine cercherà di portare la luce nel buio della sua esistenza.
Un romanzo che parla di perdita, di sopravvivenza e di perdono…perché nostro malgrado, abbiamo un cuore.

