Review Party – La lista delle cose semplici di Lucia Renati

Trama Camilla e Sara sono gemelle. La lista delle dieci cose più importanti da fare nella vita l’hanno stilata insieme, a nove anni: arrivare a cento salti, dire la verità, baciare solo per vero amore… Quando Sara, appena undicenne, viene a mancare tragicamente, Camilla si trova a dover crescere senza la sua metà, a dover ricalcolare la rotta della sua vita. Ma come si riparte dopo un dolore così grande? Come si fa ad amare di nuovo, a fidarsi e affidarsi a qualcuno senza pensare che prima o poi, improvvisamente, potrebbe lasciarti? Così Camilla per anni relega in un angolo di cuore quel tassello di vita che però compare in ogni sua scelta e la tiene bloccata al passato. Cinica e disillusa, ora che è adulta, lavora come giornalista in una tv locale. Impermeabile all’amore di Andrea, il fidanzato devoto che prova con la dolcezza a raggiungere il suo cuore, crede che i sentimenti siano sopravvalutati. A scalfire la sua corazza ci provano anche Tea, amica d’infanzia e collega un po’ fricchettona, e i suoi genitori, Walter e Teresa, che convivono con un dolore inimmaginabile senza parlarne mai. Perché perdere un figlio è una cosa alla quale non si riesce a dare un posto, né fuori, né dentro di noi. Vent’anni dopo la morte di Sara, Camilla ritrova per caso quella lista di cose semplici scritta da bambine e non riesce più a ignorarla. Il tentativo di mettere in pratica quel decalogo farà venire a galla un potente segreto di famiglia, che darà risposta alla domanda che da sempre la perseguita: «Perché io sono viva e lei no?»

Ispirato alle vicende autobiografiche dell’autrice, La lista delle cose semplici è la storia commovente di rinascita e speranza di una giovane donna dopo una terribile tragedia. Un esordio che lascia il segno.

La lista delle cose semplici di Lucia Renati, libro di narrativa pubblicato da Sperling & Kupfer il 16 marzo appena trascorso.

Il libro di cui vi parlo oggi ha un potere particolare, quello di aiutare il lettore a riconciliarsi con il dolore, qualunque esso sia. Perché l’emozione che Lucia Renati mette in campo nella scrittura non è solo palpabile ma funge anche da catarsi per sé stessa rispetto a ciò che di più brutto le è capitato nella vita. Attingendo dalla realtà, senza staccarsene, scrive una storia che corre parallela utilizzando espedienti narrativi che permettono di identificarsi perfettamente nel dolore profondo della protagonista.

La storia di Camilla è raccontata su diversi piani temporali, tra il presente di questa giovane donna che deve fare i conti con sé stessa e le proprie fragilità ed il passato che incombe inesorabile come una ferita sempre aperta che aspetta di essere curata.

C’è forse un dolore più grande della perdita di una sorella, specialmente se questa è la tua gemella?

Sappiamo che il rapporto tra i gemelli inizia nei nove mesi della gravidanza durante i quali essi condividono lo spazio materno e prosegue per tutta la vita. Il fatto di avere la stessa età sembra essere ciò che rende un gemello più simile a un amico che a un fratello. E mentre la telepatia tra gemelli è una leggenda metropolitana, esiste però una profonda connessione che nasce nella pancia della mamma, e che si sviluppa grazie a quella predisposizione alla relazione di tutti gli esseri umani, la quale, nel caso dei gemelli, viene esercitata preferenzialmente con il fratello con cui si divide il tempo.

Così sono Sara e Camilla, due gemelle tanto uguali quanto diverse che però non riescono a fare a meno l’una dell’altra. Eppure il destino non riserverà loro una vita materiale in comune tra amore e bisticci fraterni. Ciò che le aspetta fin da piccole è un distacco definitivo che rende Camilla la superstite, la figlia unica, una bambina senza bambina dentro.

Chiunque si sia trovato ad affrontare la morte di un proprio caro sa che è un’esperienza tutt’altro che semplice da superare. Forse nessun’altra circostanza, più di questa, stravolge il nostro presente e le aspettative sul futuro. Gran parte della sofferenza che si prova durante un lutto, tuttavia, non è dovuta semplicemente ai cambiamenti che esso impone alla nostra vita: in realtà una perdita produce molte altre, inconfutabili conseguenze. Figuriamoci se parliamo di traumi infantili! Questi agiscono all’origine della formazione ed hanno un impatto fortissimo sulla costruzione dell’identità, ovvero su quel processo che porta alla consapevolezza di noi stessi e alla costruzione della nostra autostima, del comportamento e del carattere.

Proprio per questo Camilla cresce cercando di ricalcolare il percorso della propria vita con un dolore latente che non la abbandona mai, un fortissimo senso di colpa per essere sopravvissuta alla sorella e schiacciata da una dose massiccia di aspettative. La tragedia le strappa l’innocenza e la spensieratezza propria dell’infanzia catapultandola nel mondo di quegli adulti che credeva super eroi invincibili. La consapevolezza la colpisce come un treno in corsa e senza strumenti adatti per capire ed elaborare l’accaduto finisce per mettere il pilota automatico alla vita. Non sente più niente Camilla, è solo un bel guscio con un grandissimo vuoto all’interno.

Ma non arriva nemmeno quella comprensione empatica che avrebbe aiutato a stemperare ansia e dolore, dando una risposta adeguata a qualcosa che nemmeno lei sa riconoscere. Da figlia unica è ora la sola detentrice di aspettative altissime e proiezioni familiari dei genitori, persi a loro volta nel tentativo di mettere insieme i cocci della loro relazione. E tutto questo male di vivere si trasferisce nel presente di Camilla ormai definitivamente cinica e disillusa. Impantanata in una relazione mediocre, con un lavoro che non dà le dovute soddisfazioni e una rabbia latente nei confronti dei genitori, finisce per arrivare al punto di rottura all’alba dei suoi trent’anni.

La consapevolezza è un pugno in pieno stomaco che la spinge finalmente a riappacificarsi dapprima con sé stessa ed i suoi sentimenti. Ma come un segno del destino Camilla ritrova la lista delle cose semplici redatta con la sorella che forse, grazie a quel filo invisibile che le lega, le sta indicando la strada giusta da seguire. E sarà proprio mettendo in pratica questo decalogo che Camilla finalmente rielaborerà il lutto riuscendo, nello sbrogliare la matassa dei ricordi, a mettere insieme i fatti realmente accaduti con i flash della sua memoria di bambina. Tutte le tessere del puzzle andranno al loro posto svelando verità nascoste che riappacificheranno Camilla con la vita.

Che esordio per Lucia Renati! Con La lista delle cose semplici questa autrice ha fatto non solo un regalo a sé stessa scrivendo con l’ossessione urgente di far uscire i propri ricordi sotto forma di narrazione romanzata, ma anche a tutti noi che possiamo identificarci nella sua storia. E sono sicura che affrontare questo percorso di recupero di recessi presenti ma latenti non sia stato per niente facile e solo per questo vale tutta la stima di noi lettori. Lucia e Camilla stanno di fronte alle difficoltà, al dolore e alle proprie debolezze scontrandosi con la genitorialità che fa affidamento sul coraggio dei bambini. Ma l’ingranaggio della vita inconsapevole si inceppa quando il dolore si scontra con la realtà della vita adulta e tracima. Per questo la forza vera e propria di questo libro risiede nel racconto stesso. La Renati riesce con sapiente maestria e grande consapevolezza a descrivere ciò che difficilmente viene raccontato, il dolore, quel sentimento scomodo che gli adulti non riescono a mettere in relazione con i bambini. Ecco che quindi una sorella che perde un’altra sorella diventa un punto di vista diverso dal lutto provato da qualsiasi genitore. Il legame tra fratelli supera anche il dolore del distacco definitivo e grazie a questo filo di collegamento invisibile ma potentissimo la vita può ripartire.

La lista delle cose semplici è in definitiva un libro che dovremmo leggere tutti perché nessuno ha voglia di rimanere solo con il proprio dolore, e Lucia Renati lo sa! Occorre lavorare su di sé per ricucire gli strappi subiti. C’è bisogno di essere tolleranti con noi stessi, di non darsi addosso, di rianimare la propria autostima. Di lasciarsi attraversare dalla tristezza e dalla rabbia per poi lasciarle andare, di non rimuginare sulla sofferenza per potersi sollevare, di affrontare una riflessione sul nostro passato per comprendere meglio alcuni meccanismi insidiosi. Ma anche di abbracciare l’idea che la vita è modulata e che le perdite, per quando dolorose, ci offrono sempre delle opportunità di crescita.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.