Quando il mondo era nostro di Roxanne Veletzos

L’amore illumina anche le epoche più buie

Ungheria, 1943. Eva credeva di sapere cosa fosse l’amore. Fidanzata con un brillante studente di medicina, pensava di avere tutto ciò che potesse desiderare. Ma, da quando il suo sguardo ha incrociato quello di Aleandro, un giovane artista dalle grandi ambizioni, Eva non ha più certezze. L’unica cosa che sa è che nessuno la fa sentire così, come se si fosse svegliata da un lungo sonno. Tra i due nasce un sentimento che si fa ogni giorno più forte: non importa che lei sia già promessa a un altro e che suo padre – fervente sostenitore del nazismo – impazzirebbe di rabbia se sapesse che la figlia frequenta un uomo di una razza inferiore. Eva è disposta a lottare con ogni mezzo per affermare il suo diritto alla felicità. Quel sogno, però, sta per essere spazzato via dalla guerra che infuria in tutta Europa e che, alla fine, travolgerà anche le loro vite. Eppure, nonostante gli anni e i chilometri di distanza, Eva e Aleandro non smetteranno mai di cercarsi e credere che il loro amore sia più forte anche del destino…

Ci sono momenti in cui tutto sembra perduto, periodi in cui pare esserci spazio solo per la sofferenza. La storia di Eva e Aleandro invece ci ricorda di non perdere mai la speranza, perché l’amore può illuminare anche le epoche più buie.

 

Quando il mondo era nostro di Roxanne Veletzos, historical romance pubblicato da Nord il 24 marzo.

Appena scoperta questa uscita ho desiderato leggerla e sono grata all’ufficio stampa della casa editrice per aver accontentato la mia richiesta. Sono molti i libri che ho letto ambientati durante la seconda guerra mondiale, ma non mi era mai capitato di scovarne uno che si svolgesse in Ungheria e parlasse di un paese alleato alla Germania, un paese in cui non si vivesse direttamente l’orrore della guerra e la persecuzione di un popolo. Questo non significa che gli ungheresi fossero ignari di cosa succedeva oltre i loro confini o che fossero felici di essere alleati a una nazione che aveva messo in ginocchio persone che non avevano nessuna colpa, se non quella di essere nati ebrei, ma non erano molte le armi in loro possesso per potersi far valere se non quella di agire cercando di limitare i danni e provando a salvare quante più vite possibili.

Eva vive in una bolla, crede che la sua esistenza sia perfetta e di essere felice e appagata, ha un fidanzato buono che tiene conto della sua opinione, un uomo che sta studiando per diventare un grande chirurgo e ama condividere con lei conoscenze e traguardi. Eva sogna attraverso i suoi occhi perché vorrebbe diventare infermiera e agire sul campo invece di doversi ritirare col padre nella villa di campagna a Sopron per l’estate. Visto l’imminente matrimonio fervono i preparativi e tutto dovrebbe andare per il meglio se non fosse che lo sguardo di Eva e quello di Aleandro si incontrano. Aleandro è un artista con un talento incredibile, i suoi disegni sembrano uscire dalla carta e prendere vita e da quando nota Eva lei diventa il soggetto di ogni suo ritratto. La connessione tra loro è immediata e inspiegabile, i due sanno che per loro non c’è futuro e che dovrebbero stare distanti, ma i loro cuori sentono che solo insieme sono completi, così iniziano a frequentarsi prima di nascosto e poi alla luce del sole, ma senza spingersi troppo in là, accontentandosi di trascorrere del tempo insieme. Il tempo però sembra farsi sempre più stringente e quando Eva capisce che solo accanto a Aleandro può essere felice si getta tra le sue braccia donandogli tutta se stessa, non immaginando che quella sarà la loro unica notte insieme, una notte che genererà una vita, una notte che mostrerà a Aleandro l’orrore vero, quello che lo spingerà a prendere i suoi fratellini e provare a fuggire verso un futuro migliore, lasciando andare l’unica donna che mai potrà amare, e non sapendo che così facendo andrà incontro alla morte.

La bellezza di questo romanzo sta nella maestria dell’autrice di continuare a donare speranza al lettore, una speranza che sembra sempre in bilico tra il giusto e lo sbagliato, tra la bellezza e l’orrore. Aleandro e Eva sono due pezzi che per funzionare devono stare insieme, ma la vita ha deciso che il loro amore non può essere vissuto né nel 1943 né alla fine della guerra e nemmeno dodici anni dopo, tutto sembra mettersi contro, tutto sembra più importante di questo amore che non è mai stato libero di essere vissuto appieno. Aleandro durante gli anni di lavori forzati si è fatto forza pensando alla sua Eva, Eva ha creduto che Aleandro sia morto durante quegli anni, Eva ha sperato di ricevere sue notizie e quando ha visto che questo non è accaduto ha deciso di andare avanti con la sua vita per il bene dell’unica persona al mondo che ha amato più di Aleandro. Le tempistiche non sono mai state sincronizzate, la voglia di fare la cosa giusta e di non lasciarsi trasportare da quell’amore che solo chi è davvero fortunato vive una volta nella vita, hanno spinto Eva verso un’esistenza priva della felicità che avrebbe meritato e Aleandro verso una vita fatta di arte e solitudine nel paese che lo ha accolto e reso immortale grazie alle sue opere.

Ho amato l’importanza che l’autrice ha dato all’arte in diverse sue forme, ho amato Aleandro e ho compreso Eva anche se le sue scelte mi hanno fatto soffrire e hanno spezzato il cuore di quell’uomo che per lei ha perso tanto e avrebbe sacrificato anche la vita. Credo che Quando il mondo era nostro sia perfetto per tutte le lettrici amanti del genere storico perché parla di amore, ma mostra anche lati meno conosciuti di un periodo che ha cambiato il mondo.

5 stelle

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