Middlegame di Seanan McGuire

Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo.
Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica.
I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora.
E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé.
Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.
Middlegame di Seanan McGuire, fantasy science fiction in uscita oggi, 21 luglio, grazie a Mondadori Oscar Vault.
Parto subito con una constatazione: questo libro non può lasciare indifferenti, o lo si ama alla follia o lo si detesta nel profondo. Io devo ancora capire a quale schiera appartengo perché, in tutta sincerità, temo di averci capito poco. Giuro che mentre scrivo mi viene da ridere perché è folle quello che mi passa per la testa. Ciò che sicuramente alla McGuire non manca è la fantasia, questo è certo, ne ha da vendere e riuscire a incanalarla non deve essere nemmeno così semplice. Ci sono diversi piani temporali che si mischiano, andando avanti e indietro nonostante la storia progredisca, la linea del tempo si confonde, vibra, si aggroviglia per poi tornare retta…vedete che sto andando ancora più in confusione? Per capire questo romanzo non vi basterà la mia recensione, questo è certo, anzi, in caso lo leggiate fatelo con estrema attenzione e venite da me a spiegarmi cosa avete compreso, ve ne sarò eternamente grata.
LINEA DEL TEMPO: CINQUE MINUTI TROPPO TARDI, TRENTA SECONDI ALLA FINE DEL MONDO.
L’inizio non è certo dei più confortanti, tutto sembra perduto ed è così che facciamo la conoscenza di Roger e Dodger e della loro presunta incapacità di salvare sé stessi e il mondo.
A questo punto torniamo alla loro creazione, perché è esattamente di questo che si tratta, Roger e Dodger non sono umani, ma nono stati creati da un alchimista di nome Reed. Un padre senza scrupoli che a sua volta è stato creato da Asphodel Baker, la madre di tutti gli alchimisti nonché scrittrice di una serie per bambini di enorme successo in cui ha racchiuso tutti i suoi segreti cercando di influenzare più menti possibile. Le forze del male sembrano imbattibili, pronte a tutto per conquistare il mondo, anche uccidere chi hanno creato per giungere indisturbati alla Città Impossibile.
James Reed è nato con uno scopo, ha seppellito la sua padrona con uno scopo, e ora ha tutta l’intenzione di ascendere alle vette della conoscenza umana con il frutto della propria fatica stretto in pugno. E che sia maledetto chiunque provi a impedirglielo. Che siano maledetti tutti quanti.
I bambini che ha creato come coppie di gemelli devono essere separati alla nascita e affidati attraverso delle adozioni piuttosto singolari a famiglie “normali”. Così Roger e Dodger vengono divisi da migliaia di chilometri, ma fin da bambini trovano il modo di comunicare tra loro. Inizialmente credono sia frutto della loro fantasia che ha generato il celeberrimo amico immaginario, ma poi si rendono conto che l’altro esiste davvero, è reale. Non sanno spiegarsi come questa connessione sia possibile, ma diventano migliori amici in breve tempo. Questa amicizia non è però destinata a durare perché Reed e Leigh (suo braccio destro) non vogliano che i cuculi comunichino tra loro, è troppo presto e rischierebbero di mandare a mondo l’operazione, così escogitano un modo per impedire che entrino nuovamente in contatto, un modo basato sulla paura e il ricatto.
Roger per difendere la sua famiglia accetta di stare lontano da Dodger, ma dopo qualche anno i due si incontrano e ricominciano a parlarsi, questo fino al giorno in cui un evento tragico rischia di ucciderli entrambi.
Le vite di Roger e Dodger sono costellate da momenti in cui sono uno accanto all’altra e altri in cui vivono due esistenze distinte, come se non si fossero mai conosciuti. Questo è destabilizzante per il lettore che non riesce a capire come questo sia possibile. Certo insieme potenzialmente sono due bombe pronte ad esplodere, ma sono anche molto più forti perché si completano. Roger possiede il dono della parola, è lui che comanda senza rendersene nemmeno conto. Dodger invece ha dalla sua i numeri, per lei le formule non hanno segreti e fin da piccola è una specie di genio in grado di dimostrare teorie difficilissime. Capire che cosa possano creare quando sono congiunti è complicato, ho girato l’ultima pagina senza alcuna certezza e con la sensazione di aver avuto a che fare con un romanzo che forse necessiterebbe di una seconda lettura per essere compreso appieno. Vi è mai successa una cosa simile? Certo il genere di appartenenza si presta molto alla complessità, fantasy e sci-fi non sono sempre lineari e di facile lettura e con ogni probabilità la mia attenzione non era alle stelle.
Ciò che accade a Roger e Dodger è coinvolgente e la narrazione dal ritmo alto e costante ti invoglia a proseguire la lettura, notizia degli ultimi giorni è che la McGuire sta scrivendo il seguito di Middlegame e ci sta tutta visto che il finale apre mille porte e introduce altri personaggi che potrebbero avere molto da dire. Staremo a vedere quando arriverà in Italia, intanto io ne consiglio la lettura agli appassionati del genere perché, parere mio, non è un libro per tutti.


