La famiglia affidataria di Nicole Trope

Nella loro casa per le vacanze, a pochi passi dalla spiaggia, Elizabeth compone il numero della polizia con le mani tremanti. «Il mio bambino… è scomparso.»

Elizabeth è la madre affidataria di Joe, ma lo ama come se fosse suo. Il piccolo di cinque anni, che adora i supereroi e osservare gli uccellini fuori dalla finestra, è il figlio che ha sempre sognato. Guardando il giardino dove stava giocando pochi istanti prima, sente il cuore strapparsi dal petto.

Avrebbe dovuto salvare Joe dalla madre naturale, la donna che quasi gli ha negato la possibilità di vivere. La stessa che ora cerca disperatamente di riaverlo con sé.

Avrebbe dovuto proteggere Joe da suo marito. L’uomo che, in questo momento, mente alla polizia dicendo di essere in cucina a preparare la colazione quando Joe è sparito. Colui che le stringe la spalla, intimandole di tacere.

Avrebbe dovuto vegliare su Joe. Ora sono a pochi passi dall’oceano, e il piccolo Joe non sa nuotare.

Poi, nell’acqua, viene trovato il piccolo sandalo blu di Joe. Se è successo davvero il peggio – l’impensabile – Elizabeth non potrà mai perdonarsi. E se fosse stato il segreto che nasconde da anni, la colpa che la divora dentro, a mettere in pericolo il suo bambino?

È arrivato il momento di dire la verità – anche se significa perdere il figlio che è il suo intero mondo. Anche se potrebbe costarle la vita.

La famiglia affidataria di Nicole Trope thriller psicologico pubblicato l’8 giugno 2026 da Bookouture

 

Elizabeth, Howard e Joe sono una famiglia, o meglio provano ad esserlo tra mille insidie, segreti nascosti e verità taciute. Elizabeth e Howard non hanno avuto figli naturali, ne hanno avuti alcuni in affido per un periodo ma poi hanno smesso per un motivo non ben identificato. Ora, però ci hanno riprovato ed è così che è arrivato nelle loro vite Joe, un dolcissimo bambino di cinque anni che nella sua breve vita ne ha già passate più di quante ne possa affrontare un uomo adulto. Figlio di una madre tossica che ha anche provato a venderlo al miglior offerente è talmente assetato d’amore da accettare tutto quello che il destino gli mette davanti. Tanto che da quando ha conosciuto la sua nuova mamma Elizabeth ha deciso che farà di tutto per rimanere con lei, anche se Howard, il suo nuovo papà, non gli piace molto. Secondo voi riuscirà a coronare il suo sogno di amore e normalità?

La storia di questa “famiglia” mi ha stretto il cuore in svariate occasioni e non solo per quel dolce bambino disposto a subire parole dure e maltrattamenti, o per il suo coraggio e la sua resilienza ma anche per una donna come Elizabeth che dopo aver subito vessazioni e maltrattamenti per più di vent’anni in cambio quasi di nulla, trova la forza di difendere l’unica cosa bella della sua vita.

La “Famiglia affidataria” mi ha affascinata fin dal prologo dove ci sono due personaggi di cui non si conosce né il nome né il ruolo che avranno nella storia e che, nonostante questo, mi sono entrati subito sottopelle. Così come ho amato visceralmente Gordon, un vecchietto vicino di casa della famiglia che inizia a fare i conti con la senilità e la perdita della memoria a breve termine e che tenta in tutti i modi di proteggere Elizabeth e Joe.

A lettura completata posso dirvi che l’autrice non si è limitata a scrivere un thriller psicologico ma che ha inserito nella storia dei temi così difficili e delicati da togliermi il fiato in più di un’occasione. In primis ha saputo descrive in modo magistrale cosa accade all’interno di una relazione tossica e quanta paura può istillare un partner violento nella propria compagna, isolandola e togliendole ogni più piccolo piacere così da farle diventare le ombre di loro stesse. Elizabeth, infatti, non ha mai avuto il coraggio di raccontare a nessuno, nemmeno alla sua famiglia quanto il marito sia “strano” e instabile e per la speranza di avere un figlio si è sempre fatta carico di tutte le colpe anche quelle che esistevano solo nella testa del marito. L’autrice ha poi affrontato anche il delicato tema della senilità dei primi sintomi dell’Alzheimer e credetemi non è stato facile per me leggere di questa malattia, eppure, l’autrice lo ha fatto con un tatto fuori dal comune.

E poi c’è Joe, il piccolo e coraggioso Joe, il bimbo che ogni mamma vorrebbe ma di lui non aggiungo altro, sappiate solo che ho pianto tanto per le carte che il destino gli ha dato.

Quindi, cosa posso dirvi se non leggetelo, leggetelo, leggetelo perchè ne rimarrete entusiasti proprio come me.

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