Il Priorato dell’Albero delle Arance di Samantha Shannon

LA CASATA DI BERETHNET ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys.

Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Il Priorato dell’Albero delle Arance di Samantha Shannon, fantasy epico pubblicato da Mondadori Oscar Vault il 26 novembre.

Quanto può essere difficile parlare di un libro? Raramente mi capita di avere difficoltà, ma quando accade mi pare uno scoglio insormontabile. Ho terminato la lettura del Priorato da poche ore e mettere in fila i pensieri risulta parecchio complesso. Tanto da dovermi consultare con le mie stupende amiche e farmi consigliare da loro per decidere quale strada intraprendere.

Ho cominciato ad approcciarmi a questo libro lunedì sera e dopo poche pagine l’ho accantonato dando la colpa alla stanchezza, martedì sera non è andata meglio, mercoledì ho tergiversato, giovedì mi sono imposta di proseguire e arrivata al 12% ero davvero molto demoralizzata. Troppa confusione in testa, troppi personaggi di cui facevo fatica perfino a ricordare i nomi e troppe informazioni che mi sembravano davvero inutili Decisa a non mollarlo ho tolto qualsiasi possibile riferimento all’avanzamento di lettura e venerdì mi sono buttata a capofitto, obbligandomi a non lasciarlo più andare fino alla parola fine. Finito l’ho finito, il problema è che molti interrogativi sono rimasti e quindi ho pensato di fare una recensione un pochino diversa dal solito, spiegandovi cosa mi è piaciuto e cosa non mi ha convinto, lasciando poi a voi lettori la scelta finale.

Ecco la mia disamina, sperando di non annoiarvi troppo.

Cosa non mi ha convinto – Il Priorato dell’Albero delle Arance conta più di 800 pagine che per un epic fantasy è un numero assolutamente nella norma. Il problema principale, a mio avviso, è che la prima parte, suddivisa in brevi capitoli dislocati nelle varie parti del mondo creato dalla Shannon, manca di mordente. Delle prime cento pagine non è rimasto nulla attaccato nella mia testolina. Non riuscivo a ritrovarmi, i personaggi venivano gettati nel calderone e per me erano solo nomi (difficili da ricordare) senza un volto, senza alcuna unicità e senza alcuno scopo. Capirete bene che questa cosa scoraggerebbe chiunque, ma abbandonare non era un’opzione e, superato questo ostacolo, ho cominciato a raccapezzarmi e a provare interesse per due tra i narratori: Ead e Tané.

Cosa mi è piaciuto – La storyline che più è riuscita a coinvolgermi è quella riguardante Ead alla corte della Regina Sabran, sicuramente la meglio riuscita tra le quattro presenti. Quella che ha suscitato in me qualche emozione. Bramavo i capitoli con loro due protagoniste. Volevo leggere delle gesta di Ead, del suo passato e volevo capire quale fosse il suo scopo. Ead è una guerriera, ma è anche una ragazza che sa mettere da parte i propri preconcetti per gettarsi a capofitto in una storia che non dovrebbe mai vedere la luce. Ead è un personaggio complesso, ma talmente integerrimo che puoi già prefigurare tutte le sue mosse, con la certezza che in lei regnerà sempre la parte buona. Ead è promossa su tutta la linea e tifare per lei risulta immediato.

Cosa mi è piaciuto – Altra protagonista da annoverare è la Regina Sabran, la sua evoluzione è la più interessante nonché la più marcata. Quando facciamo la sua conoscenza è una donna viziata, rancorosa, indisponente e capricciosa, ma in lei albergano anche molte qualità che devono solo venire alla luce. Sabran si mostrerà coraggiosa, devota, intelligente, una vera condottiera che non si tira mai indietro e che farebbe di tutto per salvare il suo popolo.

Cosa mi è piaciuto – Come vi ho accennato in precedenza anche Tané ha suscitato il mio interesse, nonostante abbia trovato la sua storyline più debole rispetto a quella di Ead, mi sono comunque appassionata al suo percorso per diventare cavaliere di draghi e ho adorato il drago lacustrino che l’ha scelta: Nayimathun. Il rapporto che si instaura tra loro vi riempirà il cuore. Tutte le peripezie che dovranno affrontare insieme e divise sono ben congegnate e meritevoli di interesse.

Cosa non mi ha convinto – Purtroppo non tutte le storyline sono coinvolgenti, personalmente quella riguardante il Dottor Niclays Roos mi ha profondamente annoiato. Capisco che in tutti noi possano albergare il bene e il male, ma tutti i capitoli a lui dedicati li avrei saltati volentieri. A mio modo di vedere non aggiungono nulla alla trama e tolgono ritmo alla narrazione. Il personaggio controverso che non mostra mai le proprie carte deve esserci, ma in questo caso non è abbastanza forte per suscitare il giusto interesse. Nonostante i molti capitoli di cui è narratore resta comunque un personaggio di cui si poteva fare a meno.

Cosa mi è piaciuto – La storia d’amore, bella, intensa, credibile…non aggiungerò altro.

Cosa non mi ha convinto – Il finale, lo so che sono una brutta persona a dirvi così, ma mi aspettavo mooolto di più dopo aver resistito per 750 pagine, mi meritavo un finale EPICO.

Cosa non mi ha convinto – Le mie aspettative erano altissime, c’era chi gridava al capolavoro, quindi con ogni probabilità la mia mancanza di entusiasmo è anche dovuta a questo. So che nel fantasy debbano essere per forza presenti alcuni elementi, ma è l’innovazione, il lampo di genio che fa la differenza e qui di diverso e unico non mi pare ci sia molto.

Cosa mi è piaciuto – L’edizione italiana è curata nei minimi dettagli e nella vostra libreria farà sicuramente un figurone. STUPENDA

Concludendo posso dirvi che la mia recensione è un delirio e la mia testa resta confusa esattamente come quando ho cominciato a scriverla. Probabilmente non sono una lettrice di epic fantasy e sta lì il problema, il genere fantasy mi piace, ma amo i libri in cui il protagonista è completamente al centro, senza troppe lungaggini come miti e leggende. Detto questo non posso di certo bocciare un libro ben scritto solo perché io non sono all’altezza, quindi Il Priorato dell’Albero delle Arance di Samantha Shannon è promosso con riserva. Riserva che scioglierete voi ❤️

Il Priorato dell’Albero delle Arance

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