Delictum. Una detective nell’antica Roma di Lia Celi

Un uomo bussa alla villa di Cicerone. Si chiama Lucio Crispo e ha bisogno dell’avvocato più famoso di Roma per un caso di omicidio. Il grande oratore sembra esitare, ma la giovane Tullia non ha dubbi: bisogna indagare! Non per niente lei è la figlia di Cicerone, ha talento da vendere e vuole dimostrare a tutti che le ragazze non sono nate solo per tessere e filare… Età di lettura: da 10 anni.
Delictum. Una detective nell’antica Roma di Lia Celi, giallo per ragazzi pubblicato da Il battello a vapore nella collana Giallo e Nero il 15 giugno.
Non avevo mai avuto il piacere di seguire questa collana, ma adesso che l’ho conosciuta, grazie anche a Delitto allo specchio di Tommaso Percivale, credo proprio che non la lascerò più.
È il secondo libro di seguito che leggo in cui la storia assume una connotazione fondamentale, ma a differenza di Fuga da Pompei di Daniela Morelli in Delictum imparerete divertendovi perché, la storia ideata da Lia Celi mischiando personaggi storici e personaggi di fantasia, sa essere anche molto spassosa e non vuole impartire nessuna lezione di storia. Prende in prestito dei personaggi storici per parlarci di come le donne colte e indipendenti venivano viste a quell’epoca. Vi assicuro che il trattamento riservato loro non vi stupirà, perché le aggregazioni femminili destavano parecchia preoccupazione e chi ne faceva parte era tacciato di stregoneria, pratica per cui vi era la pena di morte.
Ebbene sì smeraldi, già ai tempi dei Romani le donne venivano chiamate streghe, venivano perseguitate e giustiziate per crimini che non era certo avessero commesso. Per fortuna, in questo caso, c’è Tullia, figlia di Cicerone, una ragazza di tredici anni che invece di pensare a cercare marito, l’età è ormai quella giusta, vuole fare la detective e quale occasione migliore per indagare se non l’omicidio per avvelenamento di un bambino di cui è incolpata la matrigna che lo ha cresciuto con tanto amore? Quando Tullia sente Lucio Crispo chiedere aiuto all’amato padre rimane perplessa, primo perché il padre esita, non sarebbe visto di buon occhio se difendesse una donna accusata di aver ucciso un bambino, secondo perché scopre quale dovrebbe essere il destino della donna e quali sono le accuse a suo carico, omicidio, magia e stregoneria.
A Tullia tutta questa faccenda non quadra e decide di coinvolgere il suo migliore amico Modesto, innamorato di lei da sempre, nelle indagini. A loro si unirà anche il fratellino di Tullia, Cicci, erede di Marco Tullio Cicerone, un mocciosetto viziato come pochi a cui Modesto dovrà fare da segretario quando sarà adulto e vi assicuro che la prospettiva non lo alletta per nulla, ma sa anche che un futuro con la sua amata è impossibile vista la differenza di casta. Se all’inizio Cicci mi ha dato piuttosto sui nervi, la definizione di Modesto è calzante, col passare delle pagine ne ho compreso l’utilità all’interno della storia e apprezzato la caratterizzazione che lo rende una vera spina nel fianco di Tullia e Modesto.
Tullia ha con Cicci un rapporto di amore e odio, gli invidia tutte le possibilità che avrà, lei in quanto donna è padrona della sua vita fino a un certo punto e ne è ben consapevole, il padre sa bene che lei è intelligente e appassionata, ma questo non gli impedirà di combinarle un matrimonio conveniente senza lasciarla libera di scegliere cosa fare nella vita. Per fortuna il momento del matrimonio non è ancora giunto e Cicerone le dà la possibilità di indagare per cercare le prove che possano scagionare Annia Prima.
Una volta giunti nella capitale Tullia e Modesto avranno modo di scoprire tante cose che ignoravano e di entrare in contatto con realtà che nella quiete della loro casa di campagna non erano state prese in considerazione. Ho molto amato poter imparare nozioni che non vengono scritte sui libri di storia, ed è sempre bello quando viene portata alla luce l’impatto che le donne avevano sulla società già nei tempi antichi. Non mi stupisce che venissero tacciate di stregoneria perché il potere femminile ha sempre fatto paura e la cosa più semplice da fare era sicuramente farle seguaci del demonio, portatrici di sventura e dolore. La mentalità maschile ci ha messo parecchi secoli per cambiare e credo che dovrebbero esserci più libri per ragazzi che trattano questo argomento. Se poi questi libri hanno la capacità di trascinarti come Delictum. Una detective nell’antica Roma e di appassionarti fin dalla prima pagina, ancora meglio. Lia Celi con la sua scrittura scorrevole è riuscita a conquistarmi e mi segnerò il suo nome per il futuro.

