Cento per cento true love di Cecile Bertod

Trama Nathan Sloan è il nuovo Manager Marketing della Coraline Industries.

Un uomo di successo. Un fondoschiena da urlo. Carriera lanciata. Donne da capogiro. Auto sportive.

Ma tutto questo rischia di finire. Colpa di un questionario di gradimento, che lo descrive come un insopportabile pallone gonfiato.

No, dico, scherziamo?

A quanto pare no. E Nathan ha solo tre mesi per trovare l’impiegato che l’ha rovinato e fargli cambiare idea. Quando scopre che dietro quel questionario anonimo c’è Penny Lane – insulsa, scialba, timida impiegata di segreteria – Nathan tira un sospiro di sollievo.

È fatta.

Dovrà solo schioccare le dita e lasciare che quella ragazzina gli svenga tra le braccia!

Cento per cento true love di Cecile Bertod, chick-lit in uscita oggi, 28 gennaio, in Self-Publishing

Com’è quella storia che, se una farfalla batte le ali, dall’altra parte del mondo avviene un uragano? Ecco, è quello che succede più o meno ad ogni uscita di Cecile Bertod. Lorella, stai davvero paragonando Cecile ad un uragano? Beh, in effetti ho usato un paragone infelice. Riformuliamo: ogni volta che Cecile annuncia una sua uscita, dall’altra parte del mondo uno stolto lascia il rubinetto del bagno aperto e allaga casa. E di questi tempi l’acqua è preziosa, ma soprattutto un idraulico costa, e non sono mai belli e aitanti come in certi libri a luci rosse. Cara Cecile, avresti potuto avere una recensione seria e professionale dalla nostra Veronica o un giudizio dolce ed oculato da Margherita, invece ti sono capitata in sorte io, che in genere mi ritrovo i protagonisti dei romanzi da recensire stesi su un freddo lettino all’obitorio. Perché devo parlare del tuo libro se in Cento per cento true love non ti sei degnata di ammazzare nessuno, nemmeno un moscerino per sbaglio schiacciato su una piastrella? E dire che io, una vittima ideale, l’avevo pure individuata.

Non ho mai scritto l’introduzione ad una recensione in maniera così delirante, ma capite bene che mantenere un briciolo di serietà, ma soprattutto di sanità mentale, con l’autrice è pressoché impossibile. Cecile è un immenso casino, una di quelle persone che si insinua nella tua vita e la stravolge piacevolmente. Potrei pubblicare le nostre conversazioni in chat, ma non sono sicura che abbiate tutti una prescrizione per lo Xanax, quindi evito. Posso dirvi, però, che riusciamo a partire da un argomento, anche serio, e senza accorgercene viriamo verso altre sponde. Passiamo da “Che ne dici se pubblico il libro ieri?” a “Ma lo sai che i miei gatti stanno vivendo una sorta di adolescenza ormonale?”.

Tutta questa accozzaglia di parole senza senso per dire quello che ripeto da un po’: Cecile non scrive veri libri, lei strappa ogni volta un centinaio di pagine dal suo diario personale, cambia nome ai protagonisti e stampa una nuova storia. La riconosco ogni volta in ogni suo personaggio. E anche in questo caso ho immaginato la protagonista di True love con i tratti somatici dell’autrice.

Penny Lane è un’anonima segretaria al quinto piano della Coraline, un’industria che si occupa di cosmetica. La sua vita scorre su binari prestabiliti: le ore in ufficio e le serate a casa col suo fidanzato appassionato di scacchi. A lei non è che gli scacchi piacciano, ma per amore scende a compromessi, nessuna vera scossa tellurica. E le sta bene, non vorrebbe niente di diverso.

“Lavoravo quarantadue ore a settimana. Hai mai provato a gestire un intero reparto dalla cornetta di un telefono? Io sì, niente che rimpiango. Ma all’epoca non ci facevo neanche caso. La mia vita mi piaceva, tutto sommato.”

Fino a quando la sua collega non le suggerisce di dare un’occhiata al nuovo Manager Marketing arrivato da poco in azienda. E dentro un ascensore dirigenziale la nostra Penny Lane sogna ad occhi aperti, ma soprattutto ad alta voce, sul fondoschiena del nuovo assunto. Poteva mai essere da sola in quell’ascensore? Ma certo che no. Il destino si mette in mezzo e il primo incontro con Nathan Sloan non è esattamente dei più rosei. Per correre ai ripari si rifugia dal rappresentante legale dell’azienda, pensando di essere licenziata per molestie sul capo, e si ritrova a compilare un questionario di gradimento, una di quelle robe che nessuno legge mai. Ma è proprio il questionario a mettere nei guai il nuovo manager, perché Penny non è stata molto gentile con lui. Lo ha descritto come un pallone gonfiato, e per i piani alti il malcontento del personale conta. Nathan rischia di perdere una campagna milionaria a causa di quel giudizio poco lusinghiero. Ma come scoprire chi lo ha messo nei guai? Non posso dirvelo ma vi assicuro che riderete come poche volte in vita vostra. Il piano è molto semplice: basterà far cadere ai suoi piedi Penny Lane, farle cambiare la sua valutazione e salvare la campagna milionaria.

“«Ci vediamo alle sei. Porti il necessario per sembrare estremamente felice di passare una serata con me.» «Il Prozac non lo danno senza ricetta.»”

 

Cecile torna a pubblicare in self con un chick-lit irresistibile. Punto di forza dell’autrice è la sua innata comicità, non forzata ma spontanea e naturale, che non scivola mai sul volgare. Non è facile far ridere i propri lettori, ma l’autrice ci riesce con una capacità innata che vira spesso sul surreale. Per esempio, direste mai che dei banalissimi bastoncini di pesce possano essere esilaranti? Ecco, io mi sono ritrovata a ridere con i crampi allo stomaco per un capitolo con i bastoncini protagonisti assoluti. Altro elemento caratterizzante della sua scrittura è la scelta di protagonisti imperfetti e che tendono a sottovalutarsi. Penny è una ragazza che si accontenta di quel che ha, non si chiede che cosa possa mancarle, si adagia sulla sua routine, non è capace di dire di no. È generosa, altruista, ma si sottovaluta. Non è difficile immedesimarsi in lei, empatizzare. Discorso a parte per Nathan: lui è un uomo di successo, con il mondo ai suoi piedi. Non è solo bello e con un fondoschiena da urlo, ma ha fascino, carisma e una buona dose di arroganza. Gli uomini come lui non notano le semplici segretarie, ma sono anche quelli che, quando scendono dal piedistallo, perdono irrimediabilmente la testa.

L’autrice mescola tutti questi ingredienti come al solito in maniera credibile e gradevole e il risultato è una commedia piena di equivoci, qualcosa che vi farà staccare la spina ed evadere. Brava, Cecile. Mi hai convinta, adesso provo io a convincere te a non denunciarmi.

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