Vittoria, ma non troppo! di Miriam Tocci

Trama Vittoria Innocenti, per tutti Vicky, ha progetti ambiziosi per il proprio futuro di attrice di teatro. Ha frequentato stage e corsi di perfezionamento e ha visto comparire il proprio nome su qualche locandina nei teatri più belli della capitale.

Mai come attrice protagonista però, né per ruoli di particolare rilievo, e questo perché anche la sua Sfiga sembra essere un tipetto ambizioso quando si tratta di metterle i bastoni fra le ruote.

Ora che ha sostenuto un’audizione a Milano per il ruolo di Bianca nel musical de “La bisbetica domata” ed è stata presa nel cast, sente che la vita sta finalmente prendendo la piega giusta, malgrado ci sia anche Lei, Isabella Gloriosi, la sua nemesi di sempre, la prima attrice e primadonna più stronza e dispettosa dell’universo, che ovviamente interpreterà Caterina.

Mentre tutto sembra volgere per il meglio, anche in amore, un terribile colpo di scena fermerà lo spettacolo e disattenderà le speranze della nostra Vicky.

La sua innata tenacia e la grande passione per il palcoscenico la spingeranno a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Saranno sufficienti, però, a farle cantare finalmente… vittoria?

Vittoria, ma non troppo di Miriam Tocci, Contemporary Romance/narrativa rosa pubblicato da More Stories l’8 febbraio.

“Ma quale Vittoria? Il mio nome è davvero una beffa e io al massimo posso essere il capocomico di uno show che non fa ridere”

A Vittoria è stato dato un nome importante, uno di quelli che sembrano segnarti da subito, che portano scritto con sé il tuo destino, per poi scoprire amaramente che si trattava di un grande bluff. Perché di vittorie, Vittoria, ne ha viste ben poche nella sua vita, sarà colpa forse della sua proverbiale Sfiga perenne, che la perseguita e con la quale non mancano assurdi dialoghi.

Con il sogno di diventare un’attrice famosa, rendere orgogliosi i suoi genitori e far ricredere tutti coloro che pensano che gli artisti siano dei buoni a nulla, tenta a Milano l’audizione per il ruolo di Bianca nell’opera “La bisbetica domata”; un ruolo che, incredibilmente, dopo tante interpretazioni come comparsa, ottiene al primo colpo e le serve su un piatto d’argento l’occasione giusta per iniziare a costruire la sua strada sul grande palco della sua vita.

In men che non si dica prepara armi e bagagli e si trasferisce più decisa che mai a Milano. Qui ritrova i suoi vecchi amici Franco e Amedeo, che la ospiteranno per tutto il periodo delle prove e degli spettacoli. Non solo, si troverà a lavorare con il suo ex, ora fidanzato della sua più acerrima rivale, la bellissima e odiosa Isabella Gloriosi, nonché attrice protagonista con il ruolo di Caterina. Conoscerà un nuovo e tenebroso attore, scoprirà dei segreti e forse, dopo tanto tempo, troverà l’amore.

Un periodo non proprio semplicissimo per la nostra Vittoria, senza contare che quando tutto sembra andare per il meglio, tra un tranello e l’altro di Isabella, un bacio rubato e il ruolo di dog-sitter, ecco accadere l’imprevedibile.
La vittoria che Vittoria pensava di essersi appena guadagnata si sgretola come una maschera di carta rimasta troppo tempo accanto ai riflettori accesi, lo spettacolo si ferma e i nostri attori si trovano all’improvviso catapultati in una opera di vita reale.
Vittoria diventerà protagonista della sua vita e si batterà con tutte le energie per ristabilire l’equilibrio da poco trovato.

Ce la farà Vicky a vincere e godersi il suo meritato successo?

Vittoria, ma non troppo è un romanzo raccontato interamente dal punto di visto della nostra eroina. E proprio di eroina si tratta perché Vittoria di sventure ne ha vissute parecchie, ma non ha mai mollato, non si è mai data per vinta, contro tutti i rifiuti, i fallimenti e con pochissime persone a sostenerla. Vittoria ama e crede in quello che fa e lo dimostra in ogni sua battaglia, a volte perde la bussola, a volte straparla e spesso la sua ostinatezza la caccia in qualche guaio di troppo, ma va sempre avanti.

La maggior parte delle scene si svolgono in teatro, Vittoria ci accompagna dietro le quinte, tra i camerini, sotto i riflettori, portandoci a vivere con lei quell’emozione tipica della prima serata. Sentiamo gli applausi scroscianti del pubblico e anche noi applaudiamo per lei, perché si, ce l’ha fatta! Era dalla pagina numero uno che facevamo il tifo per lei, perché da subito ci accorgiamo che Vittoria è genuina, ironica e frizzante e merita di stare tra le stelle che brillano, come a dire “non possono sempre vincere i cattivi”. E Vicky con la sua “cattiva” ha dato prova di immensa pazienza, mostrandoci, anche in questo, il suo altruismo e la sua bontà.

Il colpo di scena, è stato come dev’essere, inaspettato. Tutto avrei immaginato tranne il risvolto raccontato, che divide il libro in due storie, ugualmente importanti, parallele, e che ci permettono di conoscere i personaggi oltre la maschera che indossano quando vestono i panni di qualcun altro.

La scrittura di Miriam è precisa, curata, non lascia nulla al caso, non tralascia, non dà per scontato ed è molto descrittiva. Ho trovato anche fin troppo curate alcune scene, quasi al limite del superfluo, mentre mi sarebbe piaciuto vederne approfondite altre, come il personaggio di Matteo, che appare frustato e infelice, in trappola in una vita che poi, a conti fatti, non è quella che immaginava. Pensiamo per tutto il tempo di aver capito molto di lui e poi scopriamo che non è così, eravamo di fronte all’ennesima maschera e rimaniamo con l’amaro in bocca come per qualcosa di incompiuto che poteva darci di più.

Queste ovviamente sono considerazione personali che non tolgono nulla alla bellezza della storia, alla sua creatività e alla capacità di Miriam di gettarti di peso tra i protagonisti e farti vivere con loro la storia che stai leggendo.

Quindi tu, lettrice, che pensi che “mai una gioia” sia il nome della tua madama Sfiga personale, che dici “non ci provo neanche, tanto …” allora concediti la lettura di questo libro perché Vittoria ha qualcosa da spiegarti. Se non ha mai mollato lei, perché farlo tu?

Questo è l’insegnamento più grande del libro. Andare avanti sempre a testa alta, forse non sempre otterremo esattamente quello che vogliamo, alcune volte i successi saranno piccoli e impalpabili e altre volte lasceranno i segni, qualche volta cadremo, e altre brilleremo, perché nella vita non si può sempre vincere, ma nemmeno sempre perdere, e a volte sta noi guardare il bicchiere mezzo pieno.

“Mi hanno chiamata Vittoria ma preferisco abbreviare, visto che nella vita anche se vinco, non vinco mai troppo!”

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