Una vita al giorno di Massimo Vitali – Recensione + incontro con l’autore

Una vita al giorno

Cos’è che dà senso a una vita? Cosa ci rende felici davvero? Come si cura una storia d’amore? E una piantina di basilico? A trentanove anni quasi quaranta, Massimo si ritrova alle prese con gli inevitabili bilanci della fatidica soglia degli «anta». Senza farsi prendere dal panico, decide di mettere in atto una filosofia tutta sua e inaugura il nuovo anno guardando la vita in maniera diversa: facendo attenzione a episodi, emozioni, frammenti di quotidianità capaci di rendere speciale ogni giorno. Le risposte che trova hanno il sapore dei baci a dodici anni, di cipolle tagliate senza lacrime, di abbracci spiati alle fermate degli autobus, sorrisi che portano il buongiorno, sguardi che raccolgono il tempo all’orizzonte, canzoni che ti accompagnano a casa pedalando nella notte. Una serie di «memorabili casualità» per cui vale la pena vivere: perché ogni giorno può contenere il senso di una vita, basta solo farci caso. Con un’autentica originalità di scrittura, ironia e sensibilità, Massimo Vitali ci accompagna in un viaggio che trasforma il quotidiano in felice spiazzamento e la malinconia in una fonte di grazia necessaria, per cogliere verità e paradosso di tutto ciò che abbiamo intorno ma non vediamo, e scoprire il potere nascosto delle piccole cose.

Una vita al giorno

Recensione di Veronica – Una vita al giorno di Massimo Vitali, romanzo di narrativa edito Sperling & Kupfer in uscita il 22 gennaio.

Massimo non sa come si vive “ogni giorno come se fosse l’ultimo”, ma ha deciso di trovare, ogni giorno, un motivo per cui la vita ha avuto un senso.

[…] “ Una serie di memorabili casualità per cui è valsa la pena vivere. Per non farmi cogliere impreparato nel caso in cui qualcuno me lo chiedesse, fosse anche solo la vita.

Il libro racconta una sorta di viaggio introspettivo di Massimo, l’autore, alla soglia dei suoi trentanove anni, quasi quaranta. Il bilancio di una vita che coinvolge moltissime figure: una donna con la quale sembra impossibile chiudere, un’amica cha ha bisogno di riscoprirsi attraente e piacevole, due vicini speciali con un bagaglio di esperienze di vita molto profondo, la spontaneità dei bambini del corso di nuoto, gli amici di sempre e perché no, qualche sconosciuto. Ognuno di loro lascia un segno nella sua vita e lo porta in qualche modo a riflettere su un bilancio ormai fondamentale da fare.
Ricordare le tappe della propria vita non è sempre positivo, però aiuta a non perdere il filo nel caso in cui sia necessario fare il punto della situazione con qualcun altro. 

E’ che questa vita così frenetica, che conta i minuti, ci allontana, di fatto, da quelli che sono i nostri obiettivi, dal nostro tempo, dalla realizzazione di ciò che è importante per noi, dalla necessità di pensare. Ma pensare a cosa? Al nostro di più, al valore aggiunto che manca per rendere i nostri giorni speciali. Ogni mattina dovremmo alzarci con la voglia di aggiungere un tassello alla nostra esperienza e dovremmo andare a dormire, grati del fatto di aver potuto imparare qualcosa di nuovo, di aver saputo apprezzare qualcosa di speciale, che sia un piccolo oggetto o un grande gesto, che siano le parole di una canzone, o lo sguardo di un amico.

Il romanzo di Massimo è come una guida. L’autore non vuole impartirci nessuna lezione, quello che fa è mettersi a nudo per noi, proponendoci la sua esperienza affinché ci sia da stimolo. Leggi della sua vita e, in modo inconsapevole, ti accorgi quanto delle sue parole si riflettono nella tua. E sorridi. Sorridi, perché anche qualcun altro c’è passato e ti sta dicendo:” Ok, va bene così, ora devi solo trovare la chiave di lettura giusta”, e certo sorridi anche perché Massimo racconta questi episodi, con una semplicità disarmante e molta ironia e ti trasmette un senso di confidenza assoluto, come se ti trovassi con lui in un locale, a bere qualcosa mentre parlate della vita.
“Nella vita si può anche andare in fondo alle cose e trovare il buio, l’importante è conservarlo.”

“Una vita al giorno” è un romanzo che deve essere letto, certo con la stessa verve ironica che, non manca all’autore nel raccontarsi, ma anche con la profondità che questo libro richiede. Va letto, assaporato e fatto decantare. Vi offrirà la possibilità di riflettere moltissimo, sull’importanza di se stessi, del tempo, delle piccole cose, del lasciare andare … Ogni capitolo ha saputo regalarmi qualcosa, ma un paio mi hanno coinvolto in particolar modo. Il primo parla di ricordi, l’altro dell’importanza di non accontentarsi.
“Anche se non li puoi vedere, i ricordi non si possono cancellare.”

[…] “Perché i ricordi della sua generazione (sta parlando di sua nonna) si conservavano a occhi chiusi, mentre i  nostri sono volatili, esistono solo per riproduzione e, considerata la mole, si perdono nella confusione di tutti gli altri”
E qui, su queste parole, mi sono trovata a riflettere sulla frenesia di oggi di fermare ogni singolo momento, di scattare ogni istante per condividerlo ma soprattutto per memorizzarlo e non lasciarlo andare mai. Ricordo, qualche giorno fa, di aver cercato di portare alla memoria, una serata speciale vissuta con una persona altrettanto speciale. Non ricordavo più alcuni di quei momenti. La cosa mi ha reso triste. Perché li sto perdendo? Vogliamo ricordare troppo? E’ possibile avere uno spazio limitato di cose belle o brutte a cui ripensare come e quando si vuole? Forse semplicemente dobbiamo imparare ad assaporare molto di più gli attimi che stiamo vivendo e deciderci, una volta per tutte, che non tutto ha senso di essere fissato nella memoria.

Ogni volta che ho cercato di accontentarmi mi sono ritrovato a vivere un rapporto di coppia da solo. Non esiste forma  d’amore peggiore. Quando in un rapporto provi ad accontentarti, sei consapevole dei lati negativi, ma cerchi di  concentrarti solo sui positivi. Un tentativo molto coraggioso di reggere una storia d’amore, finché regge. Infatti  di solito non regge.”

Cosa ci spinge, di fatto, ad accontentarci? La paura della solitudine? L’ansia di rimetterci nuovamente in gioco quando pensiamo che sia troppo tardi? E se ci stiamo perdendo così occasioni ancora più speciali? E se ci stessimo condannando all’infelicità? Il gioco vale davvero la candela?
Mi sono trovata spesso a riflettere su questa cosa osservando chi mi sta intorno, i miei amici, le persone a cui voglio bene e soprattutto me stessa, e la verità è lampante anche se poco piacevole. Anche se a diversi livelli, sono di gran lunga più numerose le persone che decidono di accontentarsi rispetto a quelle che vivono la vita senza freni, senza compromessi. E’ spaventoso? Certo. E’ giusto? No. E’ razionale? Ancor meno. E’ evitabile? Forse no. Ognuno dovrà fare semplicemente i conti con se stesso e decidere di ribaltare la situazione.

Potrei andare avanti per pagine e pagine a riprendere le sue parole e proporvi tutte le conseguenti riflessioni che mi sono appuntata, ma rischio di tediarvi, oltre che di rovinarvi la lettura, ed è l’ultima cosa che vorrei.

Massimo si è rivelato uno splendido osservatore dell’animo umano, attento ai gesti, alle parole, agli sguardi. Una persona che, si è saputa mettere in gioco, e che con il suo “esperimento” sta imparando a conoscersi e a conoscere e ha indotto me, a considerare le mie giornate da una nuova prospettiva. Il lavoro non è semplice ve lo garantisco, ma assolutamente possibile.

Voi cosa farete dopo aver letto il suo libro? Inizierete a cercare la vostra vita al giorno? Fatelo, non ve ne pentirete!

5 stelle

Una vita al giorno
Ho avuto la fortuna, grazie a Sperling & Kupfer, di partecipare all’incontro organizzato per la stampa per il lancio del libro di Massimo Vitale, “Una vita al giorno” , che si è svolto a Milano, al Presso, il 9 gennaio di quest’anno. Sperling ha saputo creare un evento davvero singolare e conviviale, reso ancora più speciale dalla semplicità e dall’ironia dell’autore stesso che, per l’occasione, era accompagnato dal bravissimo cantautore e amico Brunori Sas.
Brunori, che ha scritto la quarta di copertina, del libro di Massimo dice: “Questo libro mi somiglia molto. Il libro di uno che, nell’età della ragione, vorrebbe avere punti fermi e trova solo punti di sospensione”

Fra chiacchiere tra amici, un sottofondo con la chitarra, battute irriverenti, Massimo ci ha accompagnato a scoprire qualcosa del suo romanzo, cosa racchiudono le pagine che ha scritto e ci svela tra le altre cose, che alcuni dei protagonisti citati non sanno nemmeno di far parte di questo piccolo gioiello che viene pubblicato proprio oggi. In particolare, la proprietaria di una Volkswagen Polo rossa, vecchio tipo, con la quale ha qualcosa ancora in sospeso… E quindi ora tutti ci chiediamo cosa dirà quando si ritroverà tra le pagine del libro.

La serata prosegue e Massimo racconta del suo primo incontro con il cantautore: “Ho conosciuto Dario 8/9 anni fa, era appena uscito il mio primo romanzo “”Amore non si dice” e il sito Rockit mi chiese di intervistarlo durante il suo soggiorno a Bologna. Io non sapevo nemmeno chi fosse, ma avevamo un pranzo pagato … L’intervista è stata lunghissima ma mi ha fatto scoprire un personaggio davvero in gamba. Dopo quell’incontro, qualche mese dopo, lui suonò in Romagna a Marina di Ravenna, c’era un sacco di gente, e quando lui mi vide dal palco, ad un certo punto, si è fermato dopo aver sonato un brano, dicendo queste parole: “Comunque, se io so parlare e scrivere così bene d’amore è soltanto merito di uno scrittore che si chiama Massimo Vitali ed è qui con noi” Da quel giorno ho ricevuto 86 richieste di amicizia su facebook… tutte donne… Perché vi sto raccontando questo? Perché a questo punto parliamo d’amore.
Di cosa parliamo quando non parliamo d’amore?
Beh, quando non parliamo d’amore …parliamo d’amore. Qui, nel mio romanzo, l’amore c’è.”

E di pari passo con l’amore, Massimo punta l’accento sul potere della musica e riguardo a questa tematica ci conquista leggendo un capitolo del suo libro che si intitola appunto “Il potere della musica”, di cui vi cito un brevissimo estratto

Non credo sia mai stato fatto un calcolo preciso, ma  penso che la parola «amore» racchiusa nelle canzoni  superi per numero i «ti amo» pronunciati in ogni lingua  del mondo. E la cosa peggiore è che alla fine di una storia, tutte le canzoni d’amore, anche quelle più brutte,  parlano di te. 

Io non so perché, ma al termine di questa lettura, ho subito pensato ad una canzone scritta proprio dal suo amico Brunori, ed in particolare le seguenti strofe:

…Canzoni che parlano d’amore
perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?
Che se ti guardi intorno non c’è molto da cantare
solamente una tristezza che è difficile a toccare
perciò sarò superficiale,
ma in mezzo a questo dolore
e in tutto questo rumore
io canto un mondo che non c’è

E invece no tu vuoi canzoni emozionanti,
che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti,
canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare
canzoni belle da restarci male
Quelle canzoni da cantare a squarciagola,
come se cinquemila voci diventassero una sola
canzoni che ti amo ancora anche se è triste, anche se è dura,
canzoni contro la paura

Canzoni che ti salvano la vita,
che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!”
che ti danno la forza di ricominciare,
he ti tengono in piedi quando senti di crollare…

Massimo è davvero una persona squisita, si è fermato a parlare con chiunque di noi volesse scambiare un parere o un’opinione, ha condotto la serata con naturalezza e semplicità regalandoci anche scambi di battute che ci hanno strappato più di una risata forse dovuta anche al vino di cui siamo stati omaggiati…

Prima di concludere la serata, accertatosi che le porte fossero chiuse e che nessuno potesse scappare, Massimo ci ha coinvolto in un gioco molto carino. Ha distribuito ad ognuno dei presenti un foglietto, chiedendo di scrivere anche in forma anonima, quale era “la nostra vita al giorno”. Un momento, un avvenimento, un gesto a cui abbiamo dato valore, qualcosa che avesse dato un senso alla vita. Poi, una volta raccolti, li ha letti ad alta voce uno per uno. Ognuno aveva il suo senso: una foto ritrovata, un incidente evitato, un esame superato, la moka del caffè già pronta prima del risveglio …
Trovare ogni giorno un motivo per cui la vita ha avuto senso, in fondo, è davvero semplice, è che a volte non diamo valore alle piccole cose, dandole per scontare. Io il mio motivo l’ho scritto quella sera, e ogni giorno ne trovo uno nuovo e trascrivo prima di addormentarmi.
E per voi? Qual è il frammento di vita che vi ha permesso di rendere unico ogni giorno della vostra vita?

Rinnovo i miei ringraziamenti a Sperling per l’invito all’evento e la cura nell’organizzazione e ringrazio Massimo Vitali per le sue parole, la sua semplicità, il suo sorriso e la sua profondità , ma soprattutto perché anche lui come me, perde moltissime cose e mi fa sentire meno sola al mondo.

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