Una favolosa estate di morte di Piera Carlomagno

Trama

Accadono fatti terribili nella terra di mezzo tra Matera e Potenza, frontiera selvaggia che si ripiega su se stessa come le ripide gole che la solcano. E così una notte di giugno, nei calanchi vicino Pisticci, un uomo e una donna vengono assassinati brutalmente. Lui è Sante Bruno, architetto con entrature che contano. Lei, Floriana Montemurro, una ragazza bellissima, figlia di un potente notabile. II duplice omicidio scuote la monotonia di una provincia in cui il pettegolezzo vola di bocca in bocca e le lingue sono affilate come rasoi. Indagare sul caso tocca a Loris Ferrara, magistrato in crisi che vuol rifarsi una vita, e all’anatomopatologa Viola Guarino. Abilissima nel leggere la scena del crimine, convinta sostenitrice dei metodi scientifici d’indagine, la Guarino ha un sesto senso prodigioso. “Strega” la chiamavano da bambina. “Strega” pensano oggi di lei i suoi concittadini. E del resto, è la nipote di Menghina, celebre lamentatrice funebre della Lucania, una che ha trasformato la morte in professione e di stranezze se ne intende. Turbata dai sentimenti che prova per’ombroso Ferrara, Viola si getta a capofitto nell’inchiesta. Mentre incombono i preparativi per Matera 2019 Capitale de llla Cultura e il futuro si porta appresso milionarie speculazioni sugli antichi Sassi, dovrà confrontarsi con i misteri di un Sud in cui tutto sta cambiando anche se nulla cambia mai davvero.

Blog Tour – Recensione di Loreads – Una favolosa estate di morte di Piera Carlomagno, poliziesco, pubblicato da Rizzoli lo scorso 28 maggio nella collana Nero Rizzoli.

Ormai è diventata una piacevole consuetudine: se Rizzoli chiama all’appello, la Noir Squad risponde con entusiasmo. Non so le altre colleghe degli altri blog, ma personalmente non ho nemmeno letto la trama di questo libro quando ho accettato. Mi sono fidata a scatola chiusa, e avevo aspettative altissime su “Una favolosa estate di morte”. Aspettative che non sono state assolutamente disattese, anzi, dopo il gioiello della Genisi, ambientato nella meravigliosa cornice del Salento, la collana Nero Rizzoli ci consegna un’altra perla di rara fattura. Piera Carlomagno, autrice che non conoscevo ma che diventerà presto la mia migliore amica (nel linguaggio dei blog si traduce con un “leggerò anche la sua lista della spesa”), ci sorprende con un romanzo autentico e accattivante che non dovete assolutamente lasciarvi scappare. Trasferiamoci con la fantasia nella meravigliosa Basilicata, perché questa è la magia dei libri, la capacità di catapultarci ovunque rimanendo comodamente seduti sul divano. Riuscite a visualizzare la Lucania? Piera Carlomagno ci offre una prospettiva ammaliante di una terra ancorata nel passato ma con uno sguardo proiettato verso il futuro.

Siamo a Pisticci, una terra di mezzo tra Matera e Potenza, ad osservare “la vita di un paese che sembra cristallizzato in un’epoca lontana”. Ho evidenziato questo passaggio, e volutamente lo riporto fedelmente in recensione, per l’immagine evocativa e potente che si è formata nella mia mente. Perché io l’ho proprio visualizzata Pisticci. Ho visto il sole bruciare i Sassi di Matera, quei Sassi che nel 1945 Carlo Levi denunciava in “Cristo si è fermato a Eboli” come una vergogna nazionale. Quei Sassi che erano sinonimo di arretratezza e povertà, di degrado, in cui vivevano i materani in condizioni sanitarie discutibili, quei Sassi che nel 2019 sono invece il vanto di una città che ha saputo rialzarsi dopo mille difficoltà diventando Capitale della Cultura. Ma ho anche visto, tra le pagine della Carlomagno, la pigra indolenza, tipica della gente del Sud, che si muove lentamente, senza fretta, come se lo scandire del tempo seguisse un ritmo diverso, più dolce, magico, sonnolento. Ed è in questa cornice che conosciamo Viola Guarino.

Viola è una patologa forense, con la sua reflex sempre al collo riesce a leggere con uno straordinario acume le scene dei crimini. Ma Viola è anche la nipote di una delle ultime prefiche lucane. La nonna Menghina è una lamentatrice funebre, una che ha saputo trasformare la morte in un lavoro.

“Le lamentatrici servivano a evitare la disperazione, il parossismo.”

Viola è cresciuta con l’anziana parente, sbeffeggiata fin da piccola. La chiamavano “strega” i suoi compagni di scuola. Ha sofferto di questa cosa, si è sempre sentita diversa rispetto agli altri. Per questo, quando viene convocata sulla scena di un crimine, comincia ad avvertire una certa affinità con una delle vittime.

Nei calanchi nei pressi di Pisticci, vengono rinvenuti due corpi brutalmente assassinati. Appartengono a Sante Bruno, un architetto molto conosciuto, e a Floriana Montemurro, figlia di uno dei notai più in vista. I due avevano una relazione dai tempi dell’abbandono, da parte della moglie di Sante, del tetto coniugale. Erano soprannominati gli amanti di Tinchi, per via di un quadro che li ritraeva insieme, esposto nell’atrio di un ospedale. Vengono rinvenuti avvinghiati, in un ultimo e macabro abbraccio. Sul corpo di Floriana l’assassino si è accanito con maggiore violenza.

Ad indagare sul caso arriva Loris Ferrara, un magistrato di origini napoletane, trasferitosi a Matera per rifarsi una vita. Viola sente un’immediata attrazione per il collega, ma è la volontà di risolvere il caso a prendere il sopravvento. Chi erano le vittime? Chi desiderava la loro morte? E perché quell’ultimo abbraccio che li consegna al sonno eterno?

Floriana era molto odiata in paese, la sua bellezza e avvenenza erano motivo d’invidia. Era poco amata dalla sua famiglia. Il padre burbero e più attento alle apparenze sociali non vedeva di buon occhio la sua relazione con l’architetto Bruno, più vecchio della figlia. Il duplice omicidio scuote la serenità di Pisticci.

“Era il primo grosso fatto di cronaca che riguardava la nuova Matera, quella del boom turistico e della capitale culturale.”

Piera Carlomagno ci regala una storia attuale e magica. Matera fa da sfondo a quella che è una vicenda dai molteplici risvolti. Interessi economici e speculazioni sui Sassi sono il filo narrante di tutto l’intreccio. La vecchia Matera della vergogna e della povertà del passato abbraccia la nuova città prossima Capitale delle Cultura. Non conoscevo il culto delle prefiche, affascinante la descrizione del rito da parte dell’autrice. Ben caratterizzati i personaggi, non solo Viola; noi blogger siamo rimaste affascinate anche da Loris Ferrara. Il bel magistrato tormentato è entrato nei nostri cuori, ma è la protagonista Viola a lasciare un segno tangibile. Ho apprezzato la sua determinazione, la sua fragilità, le ferite del passato che mi auguro verranno approfondite in altre storie future.

4 stelle

Prima di salutarvi vi lascio il calendario delle tappe precedenti.

 

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