Una contessa a Chinatown di Dario Capranzano

Trama Milano, 1953. La vita della giovane squillo d’alto bordo Margherita Grande scorre secondo il solito copione: prestazioni nella villa in via Monte Rosa, serate con gli amici della ligera… fino a quando l’equilibrio non viene turbato dalla scoperta del cadavere della sua maîtresse, la contessa Vergani. A prima vista, la donna sembra essersi suicidata in uno dei suoi appartamenti di via Paolo Sarpi, a Chinatown, il suo quartiere di origine. La polizia sposa questa idea e chiude il caso. All’apertura del testamento, un’incredibile sorpresa aspetta Margherita: la defunta le ha lasciato gran parte del suo cospicuo patrimonio. Divenuta improvvisamente ricca, la ragazza abbandona la “professione” e per nulla convinta dall’ipotesi del suicidio, si sente in dovere di scoprire la verità sulla morte della contessa, secondo lei vittima di un omicidio. Indagando con l’aiuto dell’amico Leonida, il capo della ligera di Porta Venezia, Margherita scopre segreti inimmaginabili sulla vita privata della Vergani e, passo dopo passo, si ritrova a dover spingere le proprie ricerche fin nel cuore dell’animato quartiere cinese. Anche questa seconda avventura dell’investigatrice Grande conferma le doti di giallista di Crapanzano, che, come sempre, arricchisce il racconto di aneddoti e curiosità sulla Milano di un’epoca mitica.

Una contessa a Chinatown di Dario Capranzano. Edito il 09.05.2019 da SEM. Genere: narrativa, giallo. 187 pagine.

Ho scelto di leggere questo libro perché mi aveva incuriosita la protagonista. Una giovane squillo che si improvvisa detective e, devo dire, che il suo personaggio non mi ha delusa. Questo, però, è già il secondo libro su questo personaggio e io non ho letto il primo, che mi interesserebbe recuperare in quanto mi piacerebbe leggere di come Margherita è diventata una squillo e mi piacerebbe leggere della sua prima indagine alla quale si fa qualche riferimento anche in questo romanzo.

Come dicevo, il punto forte di questo libro e del suo autore credo siano i personaggi. Margherita è indubbiamente una protagonista ben riuscita, così come la contessa e la sua cameriera Antonietta. Ma anche gli altri personaggi che girano intorno al caso sono ben caratterizzati e convincenti. In un giallo ciò che un autore deve evitare è la banalità: arrivare alla scoperta dell’assassino senza che questo sia troppo prevedibile, ma qui siamo alle prese con un giallo atipico: non è la suspense che ti tiene incollata alle pagine, anzi, a mio parere di suspense neanche l’ombra, ma è la godibilità  della lettura della ricostruzione di Margherita che si fa leggere piacevolmente. Le sue indagini un po’ improvvisate, il suo essere a volte maldestra a volte incredibilmente intuitiva. E poi è la sua vicenda personale che attira: un’orfana che fa della sua bellezza la sua fonte di guadagno riuscendo a essere originale e “imprenditrice” in un certo senso anche in quel campo, che si ritrova a ereditare una fortuna. Insomma, mi piacerebbe leggere il primo libro per ricostruire le sue origini e anche un eventuale seguito per capire cosa ne farà della sua vita e della sua inaspettata ricchezza.

Una caratteristica che non mi ha convinta riguarda i dialoghi: sempre troppo didascalici. Non so bene come spiegarmi, ma ogni volta che i protagonisti parlavano mi sono sembrati innaturali. Intendo dire che non è così che parliamo nella vita di tutti i giorni tra famigliari, amici e colleghi, o, peggio ancora, a noi stessi (mi riferisco qui quando Margherita fa le sue indagini nella propria testa). Insomma, i dialoghi mi sono sembrati sempre un po’ troppo innaturali, forzati.

Bella la ricostruzione di Milano e le sue tradizioni, che sicuramente un milanese saprà apprezzare di più.

Insomma, una bella trama, belle ambientazioni e personaggi coinvolgenti.

Come mio solito, ho fatto qualche ricerca, spinta dalla curiosità e ho scoperto che Dario Capranzano, di cui, ripeto, questo è il primo romanzo che leggo è molto famoso per una serie che ha come protagonista il commissario Arrigoni, arrivato alla sua ottava indagine, ma ho anche letto alcune sue interviste scoprendo un uomo molto simpatico, il giallista delle portinaie come lui stesso si definisce: Sono il giallista delle portinaie, ce ne metto sempre una […]. Sono utilissime alle indagini, raccolgono e sollecitano le confidenze, tutti gli passano davanti. Mi guardo bene dal dare messaggi, ci pensano già i miei colleghi.

4 stelle

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