Senza cielo. Non si salva nessuno di Giampiero Finocchiaro

Senza cielo. Non si salva nessuno

Autore: Giampiero Finocchiaro

Titolo: Senza cielo. Non si salva nessuno

Pubblicazione self del 9 novembre 2018

Trama: Tre storie al femminile e tre al maschile che raccontano di una umanità dolente per cui non esiste riscatto.

Recensione di Loreads – Senza cielo. Non si salva nessuno di Giampiero Finocchiaro.

Ormai della mia insonnia cronica si è lungamente parlato nelle precedenti recensioni, così come sapete che riesco a tirare fuori le parole, quando i protagonisti dei romanzi di cui vi parlo sono assassini. Maneggio sapientemente le armi del delitto, mi trovo a mio agio nelle scene del crimine, e comincio a sudare freddo quando devo parlare di libri che si discostano dalla mia comfort zone.

È come se la mia penna logorroica esaurisse l’inchiostro, ed io mi ritrovassi incapace di imprimere sulla carta emozioni che mi hanno accompagnato durante la lettura. È il caso di “Senza cielo. Non si salva nessuno”, frutto di una di quelle notti insonni piena di pensieri, in cui Morfeo si è dimenticato di augurarmi la buonanotte. Non volevo comprare il libro, lo ammetto. Avevo scaricato l’estratto per farmi un’idea e, invece, subito dopo la prefazione, che è un piccolo gioiello – una riflessione intima e vera che l’autore, Giampiero Finocchiaro, scrive dall’altro emisfero, da Buenos Aires, città nella quale si è trasferito per lavoro –, sapevo già che il libro lo avrei acquistato e mi avrebbe tenuto compagnia durante tutta la notte

“Quando pensavo che la mia vita si stesse disponendo sul suo tratto conclusivo, abbracciando le abitudini come una guida sicura e compiacendosi per i risultati raggiunti, un colpo di vento mi rimanda al Via, dall’altro lato del mondo.”

Conosco l’autore, o meglio lo conosco attraverso il ruolo che ha brillantemente ricoperto per tanti anni in una scuola della provincia palermitana, quello di dirigente scolastico. Non conoscevo, invece, il suo passato da insegnante rampante e disincantato, un po’ alla John Keating, il professore di letteratura de L’attimo fuggente. Paragone forse azzardato, da nota sul registro, ma a che a mio avviso rende bene l’idea.

Del resto la frase iconica di quel film, “Carpe diem, cogliete l’attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”, si sposa alla perfezione con i protagonisti di “Senza cielo. Non si salva nessuno”.

Sei giovani vite, tre ragazze e tre ragazzi con un denominatore comune: avere incrociato il loro cammino con quello di un giovane insegnante ai suoi primi incarichi nelle scuole medie serali. Sei vite al margine della società, ragazzi senza sogni e senza speranza alcuna per il futuro, piegati e rassegnati ad una esistenza senza stimoli, percorsi già scritti da un destino crudele, in cui la parola “istruzione” non s’incastra nell’equazione del loro fato.

Conosciamoli dunque questi ragazzi, entriamo in punta di piedi e in religioso silenzio all’interno delle loro storie.

Martina è stata il primo pugno nello stomaco, un preludio di ciò che avrei letto in seguito. Mi ero illusa che, dopo una storia così impattante a livello emotivo, la strada sarebbe stata in discesa, perché “Senza cielo”, nonostante uno stile scorrevole, poche pagine che si leggono nell’arco di un paio d’ore, è un libro di non facile digestione. Vi ritroverete, se lo leggerete, ed io vi consiglio di farlo, a cercare di metabolizzare le emozioni che sarà in grado di tirare fuori. La rabbia, in primis, perché questi ragazzi, al di là della loro estrazione sociale e delle scelte più o meno discutibili, del motivo per cui abbiano lasciato la scuola pentendosene irrimediabilmente un attimo dopo, meritano una possibilità di riscatto. La merita Martina, che in realtà si chiama Ileana, ma a lei il nome non piace e decide di ribattezzarsi, la ragazza dagli occhi di cielo e corpo di farfalla, rinchiusa nel suo guscio. La merita Lucia dal viso di bambina, seduta all’ultimo banco, ma presente, vivace, viva, legata a Marica da un’amicizia sincera , isolate entrambe dalla prepotenza del resto della classe.

E poi è arrivata lei, Hadiya, forse la ragazza che mi è rimasta più dentro. Hadiya è riuscita a trasmettermi il profumo dei suoi piatti, il suono musicale della sua risata sempre aperta, e i colori della sua terra di origine, il Togo.

Anthony, invece, a scuola c’è finito per ordine del giudice del carcere minorile, ha diciassette anni e sta scontando una pena di un anno e sei mesi per una serie di reati.

Non è facile riabilitare ragazzi del genere.

“Ti calano la testa, ti fanno promesse solenni, giurano a se stessi che questa volta hanno capito. Ma non succede mai.”

Ma Anthony ha un sogno, anche se adora assumere l’aria da delinquente, aspira a diventare un barista, ed è proprio questo suo sogno ad avvicinarlo al professore, che cercherà di indirizzarlo a seguire la sua strada. Ma ad Anthony basterà?

Nicola ha deciso di stare al mondo in punta di piedi, senza prepotenza, in compagnia dei suoi demoni e del suo male interiore. Non basterà la presenza di Rosaria al suo fianco per tirarlo fuori dal suo buco nero.

Benedetto ha quindici anni, ha lasciato la scuola perché ha superato l’età dell’obbligo di frequenza. Cosa accomuna questi ragazzi? Hanno avuto la sfortuna di nascere senza mezzi, di vivere in una terra meravigliosa sempre baciata dal sole, ma che non offre futuro, emarginati in una società che li considera invisibili. La figura del professore è un po’ una luce in fondo al tunnel, è quel briciolo di speranza che non deve mai mancare, è uno stimolo a credere in qualcosa quando niente e nessuno scommette sul tuo domani.

Un libro che non vi lascerà indifferenti, che dovrebbe essere letto nelle scuole, non solo dai ragazzi ma soprattutto dagli educatori, da quei docenti che han perso per strada, o forse non l’hanno mai avuta, la vocazione dell’insegnamento.

5 stelle

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Una risposta

  1. Anonimo ha detto:

    Non dovrebbe essere letto nelle scuole perche’ pur partendo da una esperienza vissuta e’ un romanzo ,un toccante e intenso ma solo un romanzo

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