Sangue sporco di Enrica Aragona

Trama Roma, fine anni Settanta: un quartiere appena nato che confina con l’inferno, il sogno della casa popolare che diventa subito incubo. Scilla ha quattro anni quando, sul volto di suo padre, vede disegnarsi la rabbia per la vita che li attende. Ma in un luogo dove ognuno ha un dolore a cui sopravvivere, in uno spazio di abbandono che contamina chi ci vive fino a distruggerlo, c’è anche Renata. Ed ecco che quello spazio si dischiude, poco a poco, e quei palazzoni fatiscenti diventano lo scenario in cui nasce e cresce un rapporto fatto di amicizia, desiderio e paura, un rifugio in cui Scilla e Renata si nascondono da una realtà dove nei vasi fioriscono le siringhe e il riscatto si porta sempre dietro la colpa. Perché dove non ci si può permettere di sognare, la vita corrode ogni legame, separa i destini, allontana le persone. Ma lascia, comunque, la speranza di potersi salvare.

Il primo romanzo, intenso e potente di una nuova voce italiana.

Sangue sporco di Enrica Aragona. Edito il 23.05.2019 da Corbaccio. Genere: narrativa. 288 pagine.

Scilla, la protagonista di questo romanzo, è una delle protagoniste più cazzute delle ultime letture fatte, o, forse, la più cazzuta di tutte le letture che io abbia mai fatto. É un personaggio che viene fuori da quelle pagine dove è narrata la sua storia e si pianta in una parte di te, tra il cervello e il cuore, e rimane lì, con la sua storia, il suo immenso bagaglio emotivo, per insegnarti che anche dall’inferno si vien fuori se lo si vuole veramente. Perché Scilla è una persona pulita nel bel mezzo di un mondo sporco, anche se, ironia della sorte, è proprio il suo quel sangue sporco al quale il titolo fa riferimento.

Scilla, il suo nome viene dalla città di nascita del padre, nasce in una famiglia sbagliata, per caso. A metterla al mondo è una ragazza con il vizio della droga che, poco dopo, muore di overdose. Il padre si sposa con un’altra donna. I due daranno vita ad una nuova famiglia con l’arrivo di altre due figlie. Ma Scilla imparerà a suon di botte che lei con le sorellastre non c’entra nulla. Quando torna a casa ad accoglierla ci sono solo botte e insulti, per scontare una colpa che non sa di avere, da parte di una matrigna orribile e con un padre che resta a guardare impassibile. Perché nessuno prende mai le difese di Scilla, a parte Renata, la ragazzetta brutta e magra con la quale Scilla farà amicizia appena arrivata nel suo nuovo quartiere. Il vero protagonista di questo romanzo, infatti, è il quartiere popolare “Isola Nuova”, dove tra canne, violenza, droga, mazzate e sirene delle ambulanze va avanti la vita della gente che vive lì, in mezzo all’asfalto e al cemento. È qui che Scilla conoscerà tutto quello che di brutto la vita può farle conoscere, ma è anche qui, che Scilla dimostrerà a se stessa e a noi, di essere migliore di tutto e tutti. Perché Scilla in quel quartiere non ci muore, perché Scilla non cede alla droga, perché Scilla non cede neanche alla violenza e quando lei stessa sarà madre, farà del suo meglio con la piccola e dolce Serena. Insomma, una storia tosta, come lo è la protagonista. Lo spaccato di una realtà che facciamo di tutto per non guardare e che l’autrice ci sbatte in faccia senza concederci la possibilità di voltarci dall’altra parte, almeno non questa volta. Chi segue le mie recensioni sa che non sono molto in grado di apprezzare le descrizioni lunghissime, o per lo meno non quando, a discapito della trama, hanno solo l’obiettivo di colmare una pochezza di avvenimenti. Invece, lo stile di quest’autrice, a mio parere, è perfetto: diretto, senza fronzoli, immediato e, soprattutto, reale. Lo si capisce già dall’incipit, quando ci troviamo in una pasticceria mentre Scilla è alla ricerca di una torta di compleanno. Si tratta di un romanzo d’esordio e… cavolo, non lo si direbbe.

Un romanzo intenso, doloroso, vero come la vita. Gli do il massimo dei voti, ma non lo smeraldo solo perché alcune pagine sono state così forti da farmi veramente male. Ringraziando il cielo, ci sto ancora male quando leggo di una bambina picchiata dalla matrigna fino a romperle le costole, se così non fosse mi preoccuperei.

Io e te eravamo un’addizione che restituiva sempre un risultato sbagliato.

5 stelle

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2 Risposte

  1. Sonia ha detto:

    Anche io ho sofferto durante la lettura. … ma è un libro bellissimo che ti rimane sotto pelle.
    Sonia

  2. Erica Libri al caffè ha detto:

    Concordo, Scilla è una protagonista davvero tosta!

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