Review Party – L’uomo delle castagne di Sǿren Sveistrup

Trama Troppe cornacchie dietro il trattore. Saltellano freneticamente intorno a qualcosa di bianco, pallido e informe. Un maiale. Gli occhi spenti, il corpo che freme e si agita, come se provasse a spaventare le cornacchie, appollaiate a mangiare da un grosso foro di arma da fuoco sulla sua nuca. Un navigato agente di polizia, a una settimana dalla pensione, si ferma davanti alla fattoria di un vecchio conoscente, nei dintorni di Copenaghen. Qualcosa non va. Un maiale morto lasciato lì. Non si fa così, in campagna. Apre la porta d’ingresso, socchiusa, con due dita, come nei film. Per vedere una cosa che non avrebbe mai voluto vedere: sangue, un cadavere mutilato, altri corpi da scavalcare. Cammina fino all’ultima stanza, dove centinaia di omini fatti di castagne e fiammiferi – infantili, incompleti, deformi – lo guardano ciechi. Stravolto, si chiude la porta alle spalle, senza sapere che l’assassino lo sta fissando. Così si annuncia, spaventosa, la storia dell’Uomo delle castagne, un thriller di grande livello, il primo romanzo di Søren Sveistrup, autore della serie tv The Killing – il cult mondiale che ha appassionato milioni di spettatori – e sceneggiatore dell’Uomo di neve, il film tratto dal romanzo di Jo Nesbø. Un’invenzione narrativa complessa, un assassino disumano che si muove nel fondo di questo libro con una cupezza senza eguali, un’indagine condotta con angosciata bravura da due detective – uomo e donna, lui e lei – costretti a scendere mille gradini per comprendere come un’ossessione perfetta può deviare la mente di un individuo. Nemmeno Hitchcock. Perché poi un grande thriller nasce soltanto da un magnete, un chiavistello del male che attira, che vi attira inesorabilmente là, nella stanza degli omini che dondolano. Un capitolo vi lascerà il gusto di essere su una pista possibile e il seguente vi dirà di cambiare strada. Perché l’Uomo delle castagne ha pensato a tutto e ricorda ogni cosa. Gli altri, finti innocenti, hanno dimenticato.

Recensione di Loreads – Review Party – L’uomo delle castagne di Sǿren Sveistrup, thriller pubblicato da Rizzoli lo scorso 22 gennaio. 

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. I versi di questa canzone riassumono alla perfezione il mio stato d’animo e il mio rapporto con i thriller scandinavi. C’è stato un periodo della mia vita in cui leggevo solo questa tipologia di romanzi. Ero giovane e coraggiosa, poi ho cominciato ad avere paura, non riuscivo a relegare solo ed esclusivamente nelle pagine del libro la violenza in esse. Ho cominciato a prendere le distanze, avvicinandomi ad altre letture, scegliendo i thriller psicologici. Pensavo che fossero più affini al mio modo di approcciarmi al genere. Prediligo quegli autori che stimolano le mie sinapsi e mi rendono partecipe di un’indagine, parte attiva della storia e non spettatore esterno. Ma, come detto all’inizio, certi amori prima o poi ritornano e Søren Sveistrup mi ha imprigionata nella sua rete. Ho proprio sentito la forza di attrazione, come se fossi una calamita, e sono caduta in trappola. Adoro gli esordi letterari, mi permettono di avvicinarmi ad una storia e ad un autore nuovo, senza alcun pregiudizio pregresso. E Søren Sveistrup, sebbene non sia un nome totalmente sconosciuto nell’ambiente, si trova a debuttare con L’uomo delle castagne, ed io mi auguro che questo sia solo il primo di una lunghissima serie di libri.

L’autore è già famoso per essere il creatore della serie tv danese The killing, telefilm che si fregia anche di un remake americano, ma Sǿren è anche lo sceneggiatore di uno dei romanzi di Jo Nesbø. “L’uomo delle castagne” mescola sapientemente il genere noir al thriller con elementi psicologici e intrighi politici come nella migliore tradizione scandinava. Un calderone ben riuscito che parte col botto già dall’incipit che riassume, in un flashback, gli avvenimenti di trent’anni prima. Siamo nei pressi di Copenaghen, alla fine degli anni 80, Marius Larsen è un poliziotto sulla soglia della pensione. Si sta dirigendo alla fattoria di Ørum per verificare una segnalazione. Uno dei maiali ha scavalcato la recinzione e sta vagando per strada. Non è la prima volta che Marius si reca alla fattoria per intimare a Ørum di badare meglio ai suoi animali. Ma stavolta l’abitazione sembra deserta, vuota, trascurata. Alcune cornacchie volano intorno alle strutture, ed è questo che convince il poliziotto ad entrare in casa. Percepisce subito l’odore del sangue misto ad umidità e muffa. Al tavolo della cucina trova il cadavere di una delle figlie di Ørum, sul pavimento un secondo corpo senza vita, un ragazzo con una ferita mortale d’arma da fuoco. Nel resto della casa altri orrori, la moglie di Ørum giace nuda in bagno, uccisa barbaramente a colpi d’ascia. Dietro la tenda della doccia c’è un ragazzino in evidente stato di shock, è ricoperto di sangue ma è ancora vivo. Un rumore attira Marius in cantina, dove trova un’altra ragazzina di circa dieci anni nascosta sotto ad un tavolo, tremante e in preda alla paura. La stanza è ricoperta di scaffali di legno pieni zeppi di omini realizzati con le castagne. Figure informi, terrificanti, ma il poliziotto non fa in tempo a realizzare cosa stia succedendo che viene colpito mortalmente con un’ascia.

La vicenda riparte trent’anni dopo. Naia Thulin è una poliziotta della sezione crimini contro la persona di Copenaghen, madre single di una meravigliosa bambina e allergica alle relazioni a lungo termine. Ha più volte richiesto di essere trasferita alla National cyber crime center, vuole l’azione e una vita più avventurosa, ma il suo capo non è della stessa opinione. Le affida un partner, un agente di collegamento che è stato cacciato dall’Europol e in attesa di riqualificazione costretto a collaborare con la polizia danese. Mark Hess non è un tipo molto loquace e non ha intenzione di integrarsi a Copenaghen. Vuole tornare all’Aia, viaggiare per il mondo, non mettere radici e invece si ritrova, suo malgrado, costretto ad affiancare la schiva agente Thulin.

Rosa Hartung è il ministro degli affari sociali. È rimasta in congedo e lontana dalla politica per quasi un anno, dopo che la figlia dodicenne Kristine era scomparsa. È una figura politica di spicco ma è soprattutto una madre devastata in cerca di risposte. Per ritrovare la figlia si erano dispiegate ingenti forze e risorse della polizia, fino a quando un pazzo psicotico non aveva confessato di avere rapito la bambina, e in seguito di averla uccisa e fatta a pezzi per poi seppellirne i resti. C’è un solo particolare: non ricorda dove ha sotterrato il corpo.

Copenaghen intanto vive nell’incubo a causa di una serie di omicidi efferati. Giovani madri sono barbaramente uccise e mutilate a colpi d’ascia e su ogni scena del crimine viene rinvenuto un macabro souvenir: un omino realizzato con le castagne. Thulin ed Hess si ritrovano ad essere i responsabili di questa mostruosa indagine. Il serial killer è spietato, sembra sempre un passo avanti rispetto alle intuizioni dei due agenti. La stampa ribattezza l’assassino l’uomo delle castagne. Ma ignora un particolare raccapricciante: su ogni omino ritrovato sulle scene del crimine c’è l’impronta digitale di Kristine Hartung, la figlia scomparsa della ministra degli affari sociali. Thulin ed Hess saranno in grado di fermare questo diabolico assassino prima che commetta altri omicidi? E voi siete pronti a farvi rapire da questo geniale e claustrofobico thriller?

Una trama ben costruita e che s’incastra alla perfezione come lo schema di un enorme puzzle, non riuscirete a mollare il libro prima di averlo terminato, sarete trascinati in questa spirale di follia e violenza che vi attirerà inesorabilmente alla ricerca spasmodica della verità. Vorrete leggerne ancora e ancora, perché, una volta entrati nella mente dell’uomo delle castagne, non sarà facile uscirne.

smeraldo

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