Review Party – Il party di Robyn Harding

Trama Kim e Jeff Sanders hanno tutto ciò che si potrebbe desiderare. Hanno da poco restaurato un magnifico appartamento in uno dei quartieri migliori di San Francisco e la figlia, Hannah, frequenta un’esclusiva scuola privata, ha ottimi voti ed è considerata da tutti una bravissima ragazza. Infatti, per il suo sedicesimo compleanno, invece delle solite feste scatenate, Hannah ha organizzato un semplice pigiama party tra amiche: niente ragazzi, niente birra, niente preoccupazioni. Kim va a dormire tranquilla, cullata dal chiacchiericcio delle giovani ospiti al piano di sotto. Ma, all’alba, si sveglia e trova Hannah davanti al suo letto, con le mani ricoperte di sangue: Ronni, una delle invitate, ha sbattuto la testa contro un tavolino di vetro e adesso rischia di perdere un occhio. Inoltre, all’ospedale, i medici li informano che Ronni è risultata positiva all’alcol e alla droga. In un attimo, l’immagine che Kim aveva di sua figlia va in pezzi. Mentre Hannah si chiude in un silenzio ostinato, Kim e Jeff sono costretti a difendersi dalle accuse della madre di Ronni, alla disperata ricerca di un colpevole, e a porsi una domanda di cui erano sicuri di conoscere la risposta: quanto conoscono Hannah? A poco a poco, l’intera famiglia è costretta ad affrontare un abisso di ombre, segreti pericolosi e rimpianti, in grado di trasformare una vita da sogno in un incubo da cui non è possibile svegliarsi…

Recensione di Loreads – Il party di Robyn Harding un domestic thriller in uscita domani 21 marzo, edito Nord Editore.
Ormai lo sapete praticamente tutti: amo gli esordi letterari perché mi permettono un approccio privo di pregiudizi verso nuovi autori, e anche se quello di Robyn Harding non è esattamente un esordio, in quanto l’autrice canadese è già conosciuta ed apprezzata nel resto del mondo, approda solo oggi, per la prima volta in Italia, grazie alla casa editrice Nord con questo domestic thriller, o domestic drama o più semplicemente thriller psicologico che lascerà il segno e scuoterà gli animi di chi si avvicinerà alla lettura. Le dinamiche familiari sono il punto focale di tutto il romanzo e, siccome non sono una lettrice facilmente influenzabile (tosse di smentita fuori campo), è stato inevitabile confrontare la famiglia de Il party con la mia, e a fine libro sono giunta ad una conclusione: la mia idea di perfezione è lontanissima da quella della protagonista del libro e i grassi insaturi a cena sono un buon compromesso per un dialogo costruttivo con i figli adolescenti.

Kim Sanders ha davvero tutto ciò che si può desiderare: una casa da sogno in uno dei quartieri più ricchi di San Francisco, un marito con un buon lavoro che le permette uno stile di vita dispendioso e due figli adolescenti cresciuti sotto una campana di vetro, Aiden e Hannah, due ragazzi educati che frequentano entrambi una scuola privata esclusiva e sono pieni di hobby politicamente corretti, partite di calcio per Aiden e lezioni di pianoforte per Hannah. Una di quelle famiglie da spot pubblicitario che si riunisce al tavolo della cucina con sguardo sognante a consumare insieme la colazione, con la sostanziale differenza che Kim non compra merendine confezionate ma prepara personalmente biscotti e manicaretti sani. Tutto trasuda perfezione all’interno della famiglia Sanders, e per questo Kim non ha nulla in contrario ad accordare alla figlia il permesso di organizzare un pigiama party per il suo sedicesimo compleanno. L’assennata figlia Hannah non vuole una festa scatenata, ma preferisce trascorrere del tempo con le sue amiche più care a casa, a mangiare pizza e a guardare film. Da poco tempo, Hannah è entrata nell’orbita di Lauren e Ronni, le ragazze più popolari della scuola, che hanno cominciato a frequentarla e includerla nel loro giro di conoscenze. A Kim le due amiche della figlia non vanno molto a genio, entrambe hanno alle spalle due famiglie separate e lontane dalla perfezione che tanto rincorre: Ronni è la figlia di Lisa, una guaritrice reiki che, secondo Kim, ha educato la ragazza in maniera aperta e lasciva, mentre Lauren è troppo spregiudicata per la sua età. Due adolescenti così navigate potrebbero sconvolgere l’equilibrio di Hannah, per questo, prima di dare inizio al pigiama party nello scantinato di casa, riempie di raccomandazioni le ragazze: niente ragazzi, niente alcol, niente droghe. Tra l’imbarazzo di Hannah e la strafottenza delle sue amiche decide di andare a letto dopo aver preso un sonnifero, convinta che le sue regole verranno rispettate. Ma viene svegliata all’alba dalla figlia in stato confusionale con le mani ricoperte di sangue. Durante la notte, Ronni è caduta sbattendo la testa contro un tavolino di vetro ed è incosciente al piano di sotto. Kim si trova davanti ad una scena raccapricciante: lo scantinato puzza di alcol e vomito, ci sono frammenti di bottiglie di liquori sparsi sul pavimento e Ronni ha una brutta ferita all’occhio. In un attimo, la bolla di perfezione faticosamente costruita nel tempo scoppia lasciando Kim alle prese con una famiglia che così patinata e priva di imperfezioni non è.

“Doveva essere una festa tra amiche. Perché è andato tutto così storto?”

Io mi sono sforzata, davvero, ho cercato di entrare in empatia con i personaggi di questo libro, di farmeli piacere, di capire le loro decisioni, di apprezzare o provare invidia nei riguardi di Kim che ha tutto ciò che si può desiderare, e non mi riferisco ad uno stato sociale altolocato o una famiglia da copertina, ma non ci sono riuscita. Più leggevo dei Sanders e più apprezzavo il mio di nucleo familiare, imperfetto ma realmente unito. E forse l’intento di Robyn Harding era proprio questo: scardinare l’idea che possa esistere tanta stomachevole perfezione a favore di un po’ di polvere sotto al tappeto e di qualche scheletro nell’armadio. E di polvere e di scheletri all’interno della famiglia Sanders ce ne sono abbastanza da mostrare le crepe su un vaso faticosamente tenuto insieme con la colla. Kim è una donna piena di pregiudizi, totalmente priva di obiettività e cieca nei riguardi dei figli. La sua mania di controllo ha castrato gli altri membri della famiglia che devono sottostare a regole rigide, regole che lei non si rende conto vengono seguite da chi la circonda, solo ed esclusivamente, per quieto vivere. E lo sa bene Jeff, il marito, che si è lasciato totalmente plasmare dalle mani della moglie. Ha commesso un unico errore, un anno prima, e Kim non riesce a perdonarglielo. Per questo lo costringe ad una routine che limita la sua libertà personale e lui non ha abbastanza spina dorsale per ribellarsi. Hannah è invece l’esempio lampante di come i genitori siano gli ultimi a conoscere realmente i propri figli. Per Kim bastano ottimi voti a scuola ed essere educati e accondiscendenti, ma Hannah è molto più di questo, è un’adolescente che vuole esprimere tutta la sua ribellione, è una ragazza superficiale che non fatica a scendere a compromessi pur di essere popolare a scuola, vuole essere invidiata, frequentare la gente giusta e piacere a Lauren, l’ape regina, colei che non esita ad abbandonare Ronni dopo l’incidente del pigiama party, perché di un’amica sfigurata che ha perso un occhio, non sa che farsene. Ed è proprio uno spaccato sociale reale ad emergere dal libro della Harding. Apparire più che essere, e in questo l’autrice è stata davvero brava, caratterizzando ogni singolo personaggio alla perfezione, mostrandoci quegli spigoli e quei difetti che non vediamo perché abbagliati da tutto il resto. Grazie allo stile narrativo basato su 4 Pov alternati, riusciamo a seguire le vicende e lo sviluppo della trama attraverso gli occhi di Kim, del marito, di Hannah e di Lisa, la mamma di Ronni, che nell’incidente del pigiama party vede una opportunità per distruggere la credibilità dei Sanders, calpestando inconsapevolmente i sentimenti della figlia, che forse vorrebbe solo un genitore più vicino per metabolizzare la perdita di un occhio. Il passaggio da un Pov all’altro, nei vari capitoli, dona dinamicità all’intera trama, che altrimenti risulterebbe un po’ piatta e priva di spessore. “Il party” è un libro quasi di formazione che denuncia con ferma determinazione tutto ciò che ci circonda nella nostra società: una eccessiva attenzione alla forma più che alla sostanza, il voler proteggere i nostri figli da tutti i pericoli non accettando di farli sbagliare, invece di lasciarli crescere e fare tesoro delle esperienze negative, da soli e senza la costante presenza di genitori soffocanti. In questo l’autrice è stata davvero incisiva e capace, donandoci dei personaggi reali, nei quali identificarsi fino ad un certo punto prendendo poi le giuste distanze.

4 stelle

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