Review Party – H&J di Paolo Montaldo

h&j

Trama H&J racconta le vicende di un bambino affetto da autismo. Un bambino che per le particolari condizioni della sua famiglia non può essere curato nelle migliori strutture del suo paese.
Inizia quindi un lungo lunghissimo viaggio – calvario della speranza in un altro stato alla ricerca di una struttura che possa accogliere e curare il piccolo paziente, fino all’incontro con June.

Recensione di Simona – H&J di Paolo Montaldo

Romanzo pubblicato da Edizioni La Zattera ormai nel lontano maggio 2015, arrivato adesso alla sua terza ristampa, e la quarta è già prevista per metà giugno 2018.

La storia narrata da Paolo Montaldo, autore Sardo, in H&J è una storia realmente accaduta, raccontata dal padre di Henry allo stesso Paolo.

La storia vede come protagonisti due genitori, Paul e Ann, alle prese col figlioletto Henry, bambino affetto dalla sindrome di Kanner, ossia da Autismo.
L’autismo è un disturbo che interessa la funzione cerebrale, per cui la persona affetta da tale patologia ha difficoltà a socializzare, ad apprendere, a comunicare, non è conscia dei pericoli, si oppone ai cambiamenti, mostra raramente emozioni e un attaccamento inappropriato agli oggetti. Questo in generale, chiaramente esistono casi e casi, con vari livelli di gravità.

Ma torniamo ad Henry, il suo caso viene catalogato tra i più gravi dai vari medici che negli anni l’hanno avuto in cura, affermando che il bambino fosse nato quasi come un vegetale e, come tale, sarebbe rimasto per tutta la vita.
Immaginate come si possa sentire un genitore di fronte a parole del genere!

“Si sentiva impotente e inutile, fallito come uomo ma soprattutto, cosa ancora più grave, come genitore, si sentiva e si vedeva come un fallimento di genitore.”

Il libro inizia con un Paul disperato a causa dell’ennesimo tentativo andato in fumo di far curare suo figlio in una struttura specializzata, in quanto troppo costosa per potersela permettere. E ancora una volta torna a casa sconfitto per dare la notizia alla moglie.

“Era Prigioniero di un mondo tutto suo, soltanto suo, in cui niente e nessuno poteva entrare. Nemmeno i suoi genitori.”

I bambini affetti da autismo hanno bisogno di seguire una routine quotidiana rigorosa, un‘ossessiva ripetizione di tutti i gesti e le situazioni che contribuivano a stabilire il loro mondo. Nessuna variazione, nessun cambiamento, nulla che potesse differire dal quotidiano. Tutto doveva ripetersi senza il minimo mutamento, altrimenti la reazione del bambino era imprevedibile quanto destabilizzante per l’intera famiglia!

Trovandosi in una situazione del genere, i pensieri del padre di Henry erano tanti, ad esempio come avrebbe fatto in futuro suo figlio a condurre una vita normale senza di loro?
Paul odiava la parola normale, la odiava perché era una comunissima parola ma per la loro famiglia equivaleva ad andare a piedi su Marte. Era qualcosa di estraneo, di sconosciuto, la normalità!

Paul ha ormai perso le speranze, ma un giorno, mentre si trova a lavoro nella sua libreria, arriva una telefonata del tutto inaspettata dal governatore del Nebraska suo amico, e lo informa che ha trovato una struttura specializzata nello studio delle patologie psichiatriche infantili, che può ospitare e curare Henry del tutto gratis. In cambio chiedono soltanto di studiare i vari comportamenti di Henry, per registrare i suoi eventuali miglioramenti a beneficio dei bambini futuri.

L’unico inconveniente in tutto ciò è che la struttura si trova fuori città, molto fuori città, ad Atlantic City nel New Jersey per l’esattezza, e questo potrebbe minare la stabilità di Henry, la sua quotidianità verrebbe interrotta e le crisi che potrebbe avere sono ignote ma pericolose per la sua salute!

Nonostante le varie titubanze e i vari dubbi però, Paul e Ann decidono di intraprendere questo viaggio in macchina con Henry, sperando in aver fatto la scelta più giusta per il loro bambino!

Il viaggio sarà lungo e a tratti difficile, ma arrivati a destinazione i due genitori trovano una clinica accogliente in cui sin da subito respirano aria di speranza, piuttosto che di tristezza e la consueta rassegnazione.

Il direttore, un certo dottor Albert Parsifal Flowers, si dimostra subito diverso dai medici consultati fino a quel momento, perché afferma che quella di Henry non è una malattia, in quanto essa è qualcosa che aggredisce un organismo, ed ha un inizio, un suo apice e una fine. Mentre ciò che accusa Henry è qualcosa di innato che non può essere curato, e non deve essere curato, il bambino deve semplicemente imparare ad usare la sua situazione come si impara a camminare, deve abituarsi e imparare a conviverci.

“Paul e Ann avevano ascoltato tanto rapiti quanto increduli.

Ma con chi avevano a che fare?

Un pazzo o un genio?

Possibile che tutti i medici che avevano visto Henry non avessero capito nulla del suo problema?”

Questo è il chiaro dubbio che nasce in Paul. E la risposta è che era assolutamente possibile visto che tutti quei medici non erano mai riusciti a migliorare, anche solo di poco, la particolarità di suo figlio.

Ed è nella clinica del dottor Flowers che entra in scena l’altro protagonista di questo libro così delicato, presente in parte nel titolo e proprio in copertina, parlo di June, un tenerissimo cagnolino bianco e nero che avrà un ruolo fondamentale nel percorso di Henry verso l’accettazione di sé e degli altri.

E questo porterà la famiglia Hatfield a riconsiderare per la prima volta il concetto di normalità!

Sono molte le parole chiave di questo romanzo: disperazione, speranza, tenerezza, riscatto, ritrovata felicità, sofferenza, profonda tristezza, turbamento. Non le ho elencate in ordine per non lasciarvi intendere troppo.

Posso dirvi però che non ero pronta alla lettura di questo libro, in realtà ho scoperto fosse tratto da una storia vera solo dopo aver concluso la lettura, e sono passata da un’emozione estrema ad un’altra, trovandomi in seria difficoltà nello scrivere questa recensione.

Questo, a mio avviso, non è un libro per tutti, perché parla di un tema estremamente attuale e delicato, l’autismo, e soprattutto di coincidenze favorevoli e sfavorevoli.
E io che alle coincidenze non credo affatto, faccio tuttora grande fatica ad accettare un avvenimento accaduto durante il romanzo. E sapere che è tutto vero mi destabilizza non poco!
Credevo di leggere un romanzo diverso, invece mi sono trovata davanti qualcosa di inaspettato, e insomma, non posso dirvi altro! Ho già detto troppo! 😉

Alla prossima.

Simona

bello

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4 Risposte

  1. Lisa C. ha detto:

    Simona ciao… mi hai messa in crisi con la tua ultima osservazione… ho quasi paura di scoprire che verserò molte lacrime tra righe di questo romanzo. Nonostante io viva piccole grandi fragilità legate ad una recente perdita “a 4 zampe”, ho deciso di voler leggere comunque questa storia, poiché vivo di emozioni, belle e brutte. Grazie

  2. Simona Dumont ha detto:

    Ciao Lisa, la commozione è presente tra le pagine di questo libro, posso dirti che sarà tutto inaspettato! Buona lettura, e fammi sapere quando hai finito se ti va 😉

  3. Paolo Montaldo ha detto:

    Grazie davvero per così tanto, onorato dalle tue parole ^_^

  4. Paolo Montaldo ha detto:

    Onorato davvero da così tanto, grazie infinite per tutto ^_^

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