Quattro chiacchiere con – Intervista a Pietro Civera

“Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.”

Agostino D’Ippona

Viaggi e libri, un connubio talmente vincente che la nostra boss Esmeralda ha scelto per il nome del blog. E come darle torto? A quanti di voi sarà capitato -a me di sicuro molte, moltissime volte-, di viaggiare con la mente, abitando nuove stanze della memoria, attingendo anche ad altri spazi, epoche e universi paralleli? Mentre altre volte proprio fisicamente, con un buon libro nello zaino come compagno fidato, o ancora, seguendo direttamente l’ispirazione che un romanzo ci ha lasciato, per poi tornare ad attingere a quelle memorie di un viaggio come linfa vitale nel presente.

Spesso ho scelto mete e deviato percorsi proprio per inseguire le orme della fantasia, viaggiando ispirata da un libro che ho letto e ripercorrendo le strade battute da chi ha abitato la storia e le sue pagine, riscoprendole attraverso i miei occhi. Datemi della “malata” ma sono riuscita anche a portare in viaggio dei libri che ho così ricondotto nei luoghi d’ambientazione originari, quasi a segnare un ricongiungimento tra la fantasia e la realtà. È follia lo so, ma che ci posso fare?

Una cosa è sicura, ho sempre voglia di nuove avventure e la fame di viaggiare è una costante nella mia vita, tanto che ci sono dei periodi in cui la sofferenza di non poter partire è sopperita unicamente dalla quantità di viaggi che, con la mente, riesco a fare attraverso la lettura.

E oggi, a proposito di viaggi e libri, ospitiamo un personaggio eclettico che delle sue grandi passioni ha fatto una vera e propria professione. Laureato in pubbliche relazioni e pubblicità alla IULM di Milano, è vocalist e speaker per Radio VIVAFM, consulente in social media marketing e organizzatore di eventi. Ma soprattutto è un blogger, motivo per cui l’ho conosciuto, con uno stuolo di followers al seguito. Nei giorni di quarantena ci ha allietato con le sue stories direttamente da casa sua con un appuntamento fisso alle 18 con -Il Civera della Sera- in cui ci ha raccontato la rassegna stampa della giornata.

Di chi sto parlando? Ma di Pietro Civera ovviamente! Ed ora miei cari, potete anche andare su Instagram a verificare con i vostri occhi.

Ciò che mi ha colpita di Pietro, oltre alla sua innata simpatia, è stata la sua grandissima passione per i viaggi (ma anche per il cinema) ed il suo modo di raccontarci ciò che ha visto, con una cura del dettaglio degna di nota, rendendoci partecipi e non solo spettatori di luoghi incantati e meravigliosi. Ma visto che è anche un grande lettore, sono felice che oggi possa avere la possibilità di raccontarci i suoi gusti condividendoli con tutti noi.

Benvenuto Pietro a casa di Esmeralda Viaggi e Libri! Siamo molto felici di ospitarti oggi e di poter fare quattro chiacchiere insieme. Ma bando alle ciance e cominciamo subito con le domande a raffica!

Quando è nata la tua voglia di viaggiare? E come si è sviluppata nel tempo?

Penso che sia stata sempre dentro di me ed in qualche modo gli eventi l’abbiano fatta venire fuori piano piano. Probabilmente il fatto di essere un sagittario aiuta. Credo che il merito più grande vada a mia zia. È una grande viaggiatrice ed è appassionata di Africa e fotografia. Quando ero bambino andavo a casa sua e consumavo letteralmente le diapositive di tutti i viaggi. Avrò visto centinaia di volte le foto sui gorilla di montagna in Congo. Poi sono cresciuto e abbiamo cominciato a viaggiare insieme. Mi disse “la tua prima volta in Africa sarà con me” e così fu. Visitammo insieme la Tanzania e poi abbiamo continuato con Uganda, Cina, Australia e spero molti altri posti in futuro. Siamo una coppia curiosa, con più di 40 anni di differenza d’età. Le voglio molto bene.

 Sulla base di cosa scegli un itinerario o una destinazione?

Non ho un metodo preciso. È un insieme di elementi. Un luogo deve colpirmi per qualche motivo, ma non sono molti i posti dove non andrei, forse perché credo che qualunque parte del mondo abbia qualcosa di speciale da mostrare. Magari vedo una fotografia, un documentario, ascolto il parere di un amico, trovo una proposta particolare. Ma è anche possibile che io ci capiti per caso. Uno dei viaggi più recenti, alle Hawaii, è nato perché un amico organizzava un viaggio alla scoperta delle diverse isole dell’arcipelago. Mi ha chiamato e mi ha chiesto “vieni?”. Senza pensarci troppo ho semplicemente detto di sì. È stato divertentissimo.

 Cosa ti rende felice nel viaggiare?

Tutto. Il viaggio è un’esperienza avvolgente sotto ogni aspetto. Adoro scoprire il mondo. È un posto così pieno di sfumature. Ogni aspetto del viaggio ha il suo fascino. A partire dal cibo dell’aereo. È oggettivamente quasi sempre terribile, ma mi piace perché mi ricorda che il viaggio è appena iniziato. Al ritorno mi piace lo stesso perché è anche bello tornare a casa. E poi le culture diverse, la natura, la compagnia, il tempo da soli con se stessi, la possibilità di godere di passioni come la fotografia e i video e perché no, anche gli imprevisti. C’è molto nel viaggio che lo rende un’esperienza completa.

 Qual è il primo romanzo che hai letto e qual è il tuo libro del cuore? E il libro che non sei proprio riuscito a finire?

Non ne ho la più pallida idea. Penso che fosse qualche romanzo legato al periodo scolastico, Orwell o Manzoni. Ho una pessima memoria per “le prime volte” e troppe passioni da seguire. Non ricordo il primo film che ho visto, non ricordo il primo viaggio da solo che ho fatto, non ricordo nemmeno la mia prima volta. Proprio quella. Me la rivenderò dicendo che preferisco vivere il presente con la consapevolezza di un buon bagaglio di esperienza. Lo sentite il suono di chi si arrampica sugli specchi? Per quanto riguarda il libro che non sono mai riuscito a finire, non esiste. Detesto lasciare qualcosa a metà. Piuttosto mi uso violenza ma devo arrivare alla fine. Ammetto che, per quanto interessantissimo, M: Il Figlio del Secolo di Scurati non è stato proprio una passeggiata. Per lo stesso principio del “non lasciare le cose a metà” ho subito film orrendi con Nicolas Cage.

 Qual è il tuo genere letterario preferito? Chi sono i primi cinque autori top che secondo te un lettore deve assolutamente leggere?

Mi piacciono i romanzi d’avventura e le grandi storie. Ma non mi soffermo mai troppo su un genere in particolare. Se un libro è scritto bene, se è bello, perché no. Il mio problema sta tutto nella scelta. Troppo materiale per uno come me che vorrebbe leggere tutto, vedere tutto, fare tutto. Mi lascio spesso consigliare.

Non vi voglio così male da darvi dei consigli. Scherzi a parte. Non sono uno con grande criterio. Passo con disinvoltura da J. K. Rowling ad Alessandro Baricco, passando per Saramago, Wilbur Smith, Kafka ed Antoine de Saint-Exupéry. Penso che gli autori giusti siano quelli che riescono ad arrivare al cuore di chi legge. Chi non ha ancora trovato il suo preferito ha milioni di possibilità per continuare a cercare.

Avrei sempre voluto leggere tutti i libri di una di quelle liste che circolano in rete del tipo “i 100 libri da leggere nella vita”. Prima o poi lo farò.

Raccontaci come la letteratura, secondo la tua esperienza, si mischia ai viaggi e se c’è un’interazione voluta tra le due cose.

I libri raccontano grandi storie. E i viaggi cosa sono? Grandi esperienze che, spesso, attraverso la carta sono diventate quelle grandi storie che tutti conosciamo. È una correlazione molto stretta. Io stesso la prima volta che sono stato in Tanzania vedevo gli scenari raccontati da Hemingway ne “Le Verdi Colline d’Africa”. Viceversa leggendo Shantaram, di Gregory David Roberts, ho viaggiato in un paese come l’India, dove non sono ancora stato fisicamente. I libri toccano le corde della nostra immaginazione, arrivano spesso dove un aereo magari non riuscirà a portarci in un’intera vita. Eppure, senza muoverci da casa, potremo dire di aver viaggiato.

 Qual è il posto più assurdo in cui ti sei ritrovato a leggere?

Forse è stata quella volta in cui per un’esame dell’università dovevo leggere Lady Macbeth di Shakespeare. Leggevo seduto nella veranda di una stanza treetop, cioè in cima ad un albero, in Africa. Un po’ come le case sugli alberi delle fiabe. Era a suo modo poetico nonostante delle zanzare grosse come elicotteri.

Per ammazzarvi subito la poesia, ricordo anche che al liceo, durante le lezioni di greco, leggevo negli ultimi banchi 100 Colpi di Spazzola Prima di Andare a Dormire. Era il 50 Sfumature di Grigio della mia epoca. Mi sembrava di leggere la roba più proibita al mondo.

 Porti i libri dappertutto (per esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni chiusi in casa?

Dipende, se parliamo di spiaggia o di momenti di relax, sicuramente sì. Se sono in mezzo al traffico e mi viene voglia di leggere, non mi faccio quasi mai trovare pronto. Preferisco sicuramente il silenzio per poter entrare meglio nella storia. Però se so che mi allontano da casa qualche giorno porto quasi sempre un libro con me.

 Sei un nostalgico della carta, e quindi preferisci il libro da sfogliare, oppure anche tu sei caduto ormai nell’era del digitale?

Vi svelo un segreto. Non ho mai letto un libro su supporto digitale. Non per scelta. Non mi è capitato. Onestamente ho un po’ di paura che mi possa piacere. È come quando hai paura di passare alla macchinacon il cambio automatico perché sai che non ne potrai più fare a meno, ma comunque il cambio manuale ti da più soddisfazione. Vorrei rimanere legato alla carta, mi piace. Certo, sicuramente il supporto digitale è comodo. Con certi libri cartacei a volte finisco di leggere che non sento più le braccia.

Progetti di viaggi futuri (tanto progettare non fa mai male..) e novità social?

Cercherò di recuperare i viaggi annullati a causa della pandemia. Avevo in programma New York e l’Islanda. Sicuramente viaggerò con i ricordi perché sto approfittando del tempo passato in casa per montare i video dei viaggi passati. Presto arriverà quello del Madagascar, poi penso la Cina ed il Coast to Coast. Quindi direi che i prossimi progetti social riguardano YouTube e qualche video un po’ più leggero su Instagram.

 Che consigli daresti a chi vuole intraprendere un viaggio?

Credo che il viaggio sia un’esperienza molto soggettiva. L’unico consiglio che mi sento di poter dare, banalmente, è quello di viaggiare. Vincere la paura e partire. Che sia a poche ore da casa, dall’altra parte del mondo, da soli o in compagnia. Che sia per una vacanza su una spiaggia affollata o un cammino in solitaria alla ricerca della propria interiorità. Bisogna fare solo il primo passo, come un uccellino che deve imparare a volare. Una volta fuori dal nido non potrete più fare a meno di sbattere le ali. Quando avrete acquisito dimestichezza nel viaggiare, saranno i viaggi a scegliervi.

Lasciaci 5 tips che potrebbero salvare il viaggiatore alle prime armi.

 Affidatevi ad una guida cartacea. Io solitamente non parto senza una Lonely Planet. O in alternativa una buona guida in carne ed ossa. Preparate il viaggio. È importante sapere dove state andando, poi nulla vi vieta di prendervi del tempo per esplorare e cambiare itinerario. Personalmente non credo nel viaggio senza organizzazione. Va bene solo se parliamo di Venezia dove “è bello perdersi nei vicoli”. Senza guida magari passi senza saperlo vicino a qualcosa di di spettacolare e torni a casa con il rimpianto di averlo perso.

  •  Portate sempre delle medicine e non dimenticate per nessun motivo al mondo l’Imodium.
  •  Scegliete molto bene la compagnia di viaggio. Non è detto che i vostri migliori amici siano le persone più adatte per viaggiare con voi.
  •  Abbiate un rispetto maniacale nei confronti delle culture del posto che andrete a visitare. Se volete fare una foto a qualcuno ad esempio, chiedete sempre il permesso prima di scattare. E soprattutto abbiate spirito d’adattamento, è fondamentale per tutti i viaggi che farete.
  •  Provate i piatti tipici, sono parte del viaggio. Se siete all’estero lasciate perdere l’ossessione per la cucina italiana, tanto sono scarse le probabilità di trovare una buona carbonara, meglio non rischiare.

E se invece organizzando il viaggio della vita,  potessi salvare soltanto un libro, quale sarebbe il titolo e quale la meta?

Sceglierei Un Indovino Mi Disse di Tiziano Terzani, un libro che i viaggiatori conoscono bene. La meta non potrebbe che essere l’Africa. In un grande parco, il Serengeti, ad osservare la maestosità degli elefanti. Avrete capito che soffro di Mal D’Africa.

 Grazie ancora per aver passato del tempo in nostra compagnia. Ti auguriamo altri cento dei tuoi viaggi in compagnia di altrettante fantastiche letture!

 Grazie a voi!

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