Quando parla il cuore di Stefania Cantoni

Trama

Carlotta è una trentenne milanese, una ragazza tutta casa e lavoro senza grilli per la testa, single, con alle spalle una storia d’amore finita male che le ha fatto perdere la fiducia negli uomini.
Abita in un appartamentino e lavora in un’agenzia viaggi nella città meneghina, dove organizza viaggi di nozze e vacanze per single.
Matteo, suo coetaneo, è responsabile del Marketing in una multinazionale, la Informatic System. Vive con la mamma rimasta vedova e conduce una vita tranquilla.
Una mattina come tante, i due si scontrano all’uscita del bar dove Carlotta ogni tanto si ferma a fare colazione. Nell’urto la borsa di lei si rovescia, a Matteo cadono le chiavi di casa, l’agenda e il tablet che teneva sotto braccio.
Nel raccogliere in fretta le sue cose, Carlotta prende per sbaglio anche la Moleskine di Matteo credendo sia la sua.
Una volta accortasi dell’errore, Carlotta cercherà di rintracciare Matteo.

Tra malintesi e gaffe, la sua vita tranquilla verrà stravolta d’un tratto, in un percorso che le farà ritrovare la fiducia nell’amore.

Quando parla il cuore di Stefania Cantoni, contemporary romance pubblicato il 5  febbraio da More Stories.

Carlotta è una giovane donna di trent’anni che lavora in un’agenzia di viaggi, occupandosi principalmente dell’organizzazione di viaggi di nozze e tour per single.

Un giorno, diretta al suo ufficio, si scontra fuori da un bar con un ragazzo, Matteo.

Nello scontro, la borsa della ragazza si rovescia facendo fuoriuscire gran parte dei suoi averi. Nel recuperare in fretta e furia il tutto, non si accorge di inserire l’agenda del ragazzo, anch’essa rovinata a terra.

Con la scusa di restituire l’agenda i due giovani si incontrano e da una piacevole conversazione davanti ad un caffè, sboccia una simpatia che porta ad una frequentazione.

 

«Carlotta, ma un po’ di romanticismo ogni tanto ti farebbe bene. Prima o poi ti dovrai innamorare, no? E ricordati che l’amore arriva sempre quando meno te lo aspetti.»

 

Carlotta è una ragazza semplice, con un buon lavoro di responsabilità e vive da sola in un piccolo appartamento a Milano. Le sue giornate sono spesso monotone. Da un paio di anni è single perché è rimasta scottata dalla sua precedente relazione.

Matteo è un ragazzo di trentacinque anni che lavora per un’azienda informatica ma ha una grande passione, la pittura. Vive con la madre perché dopo la prematura scomparsa del padre, non se l’è sentita di lasciarla sola.

 

Recensire un romanzo non è mai facile, soprattutto nel caso in cui il parere di chi è incaricato a farlo non è positivo.

Iniziamo col fatto che il romanzo è molto breve e si pone più a livello di una novella.

Non ho apprezzato in particolar modo lo stile narrativo; il susseguirsi della vicenda è narrato molto velocemente e si ha l’impressione che il libro stesso sia in realtà il canovaccio di un romanzo da sviluppare. Questo non ci permette di entrare in sintonia con i protagonisti e di vivere insieme a loro la storia d’amore che viene narrata, tra l’altro molto ordinaria a mio giudizio.

Concordo sul fatto che a volte i romance sono un po’ stereotipati e molte storie si assomiglino sia come scelta caratteriale dei protagonisti sia come ruoli che vengono ad investire, ma la vicenda narrata in questo libro mi è parsa davvero troppo povera.

I protagonisti non sfoderano una grande personalità: Carlotta è tutta casa ed agenzia di viaggi ed il suo personaggio ha talmente poco spessore che sembrano quasi più interessanti le storie dei suoi clienti; Matteo, che misteriosamente in alcuni punti del libro cambia nome e diventa Luca, alla veneranda età di 35 anni abita ancora con la mamma e deve rendere conto a lei dei suoi spostamenti, anche lavorativi…

Anche l’editor non è stato molto curato: in alcuni passi mancano delle parole o sono sbagliate e si va ad interpretazione, oltre al fatto che ci sono degli importanti errori di documentazione.

Si parla di una gita “fuori porta” al parco di Monza e più precisamente i due protagonisti si stendono, per un pomeriggio di relax, vicino alle sponde del lago del medesimo parco. Ecco, per una che ha vissuto per ben 35 anni a Monza, non saprei proprio dove indicarvi il “lago” che viene menzionato nel romanzo. In effetti si tratta più che altro di un piccolo stagno nei pressi dei giardini della Villa Reale, ma definirlo “lago” mi sembra alquanto eccessivo. Sempre facendo riferimento alla suddetta gita, in un lapsus narrativo probabilmente, si dice che i due protagonisti hanno risalito il fiume Ticino. O mi sono persa qualche pezzo oppure la geografia è diventata un’opinione, ma io non ho mai visto il fiume Ticino scorrere nel comune di Monza e sicuramente non c’entra niente con il famoso “lago”. Diciamo che è stata fatta un po’ di confusione.

In conclusione, a malincuore, non me la sento di consigliare la lettura di questo romanzo.

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