Non fare domande di Sophie Hannah

Trama Abbarbicata sulle colline del Devon, Speedwell House si staglia imponente contro il cielo terso. È impossibile non notarla, circondata com’è da rampicanti verdissimi e dalla calma del fiume che la lambisce. Appena la vede, Justine capisce che è la casa perfetta per lei. Qui potrà ricominciare da capo, lontano dal caos londinese, e dedicare più tempo alla figlia Ellen. Ma a soli quattro mesi dal suo trasferimento, quella promessa di tranquillità viene spezzata. Ellen diventa introversa e sfuggente. Un comportamento insolito, a cui Justine non riesce a trovare spiegazione. Finché, tra i compiti di letteratura della figlia, non si imbatte in un tema, una breve storia di omicidi seriali commessi in passato proprio a Speedwell House. Justine non può crederci. Ellen deve essersi immaginata tutto. A questa scoperta fa seguito una serie di telefonate anonime: dall’altro capo del ricevitore la voce di una donna si rivolge a Justine chiamandola «Sandie» e minaccia di ucciderla se non lascia al più presto il Devon. Quando questa voce le parla degli omicidi di cui ha scritto anche Ellen, Justine inizia ad avere paura e a chiedersi chi sia quella donna e che cosa voglia veramente da lei. Forse c’è un fondo di verità nella storia raccontata dalla figlia che all’inizio le era sembrata tanto irreale. Per Justine è arrivato il momento di vincere la paura e andare a fondo della questione prima che sia troppo tardi. Perché non può permettere che qualcuno distrugga tutto il suo mondo. Non un’altra volta.

Recensione di Loreads – Non fare domande di Sophie Hannah, thriller pubblicato da Garzanti il 30 agosto.

Di solito, quando affronto la lettura di una nuova autrice, due sono le possibili reazioni:

1) chiudo il libro dopo poche pagine, decidendo senza possibilità di ripensamento che non troverò mai una “corrispondenza di amorosi sensi”;

2) mentre leggo, cerco tutta la bibliografia precedente dell’autrice, decidendo di prendere un anno sabbatico da tutti gli altri libri in attesa, per recuperare anche la lista della spesa dell’autrice in lettura.

Indovinate cosa è successo con “Non fare domande”.

Ecco, non fate domande perché troverete le risposte continuando a spulciare questa recensione vaneggiante .

I libri di Sophie Hannah sono come un buon vino rosso pregiato. Non puoi semplicemente aprirlo e berlo, magari in bicchieri di plastica. Devi lasciarlo respirare, decantare e assaporarlo permettendo alle papille gustative e all’olfatto di vivere un’esperienza mistica. E se il paragone etilico ve lo faccio io che mi proclamo astemia da una vita, capite quanto un solo sorso di “Non fare domande” mi abbia dato alla testa e come io abbia saggiamente deciso di lasciare decantare le mie impressioni prima di metterle su carta. Perché se avessi scritto di pancia subito dopo aver girato l’ultima pagina, probabilmente avrei bocciato in toto la lettura, quando in realtà continuo a pensarci e a riconoscere a Sophie Hannah la capacità rara di ipnotizzare e confondere i suoi lettori. Ha scelto il soggetto del suo puzzle, ha lanciato i pezzi su un tavolo e ci ha dato degli elementi per costruire il bordo.

Quale sia il soggetto da lei scelto non è dato saperlo, almeno all’inizio. Devi continuare la lettura, raccogliere quanti più indizi possibili, fare congetture, supposizioni e teorie. Puoi pensare tutto e il suo contrario, ed io per incoraggiarti ti dico che sbaglierai comunque. Perché il disegno della Hannah ti verrà svelato solo alla fine del libro (chi era così machiavellica? Agatha Christie, che lei stessa definisce “mia grande fonte di ispirazione fin da quando avevo dodici anni”).

Ma parliamo della trama perché immagino, caro lettore, che dei miei vaneggiamenti post sbronza, tu ne abbia abbastanza.

Justine Merrison ha deciso di cambiare radicalmente vita. Da affermata manager televisiva a regina del dolce far niente perché, dopo anni trascorsi a spendere le sue energie al lavoro a discapito della famiglia, è giunto il momento di dedicarsi esclusivamente a se stessa, al marito, famoso cantante lirico sempre in giro per il mondo, e alla figlia adolescente Ellen.

“Mi chiamo Justine Merrison e non faccio Niente. Con la N maiuscola. Proprio un bel niente.”

Per coronare il suo sogno lascia la caotica Londra per trasferirsi nelle pacifiche campagne del Devon, dove ha acquistato una magnifica residenza circondata da tanto verde: Speedwell House.

“Tra l’erba e l’edera terrestre spuntavano campanule, primule, ciclamini e pervinche. Piccole eruzioni di splendore che spiccavano sullo sfondo di un verde lussureggiante.”

Quattro mesi dopo il suo trasferimento, il nobile obiettivo di dilatare il tempo all’infinito riempiendolo di Niente viene stravolto dal ritrovamento di alcuni fogli scritti dalla figlia Ellen. Quello che sembra un compito scolastico è in realtà il macabro racconto della famiglia Ingrey, formata da papà Bascom, mamma Sorrel e le tre figlie Lisette, Allisande e Perrine, vissuta a Speedwell House in un periodo non ben precisato. Tra le mura della dimora, la figlia minore Perrine, si è macchiata di ben tre omicidi rimanendo impunita, fino a quando ella stessa viene uccisa.

Ma chi sono queste persone? Non possono essere il frutto dell’immaginazione di Ellen. Da quando ha cominciato a scrivere il suo racconto, Ellen si è chiusa sempre più in se stessa. Non è più l’adolescente allegra e scanzonata. Ha perso la sua loquacità. Justine è preoccupata dal cambiamento repentino della figlia, anche perché Ellen si rifiuta di spiegarle chi siano i personaggi della sua storia, negandole l’accesso al pc per continuarne la lettura. E infine, a far crollare i nervi di Justine, a Speedwell House cominciano ad arrivare telefonate minatorie. Una voce di donna intima a Justine di lasciare il Devon per fare ritorno a Londra e continua a chiamarla Sandie.

Non fare domande” è un thriller psicologico ad alto impatto emotivo. Il romanzo ha una struttura a POV alternati. Da un lato la narrazione in prima persona di Justine, attraverso la cui voce percepiamo tutte le emozioni. Dall’altro, invece, a differenza di Justine alla quale è negato l’accesso al racconto di Ellen, noi riusciamo a introdurci tra quelle pagine e procedere con la storia della stramba famiglia Ingrey.

“Le storie raccontate tendono a presentare il bugiardo sotto una luce decisamente favorevole, nel ruolo dell’eroe oppure della vittima.”

Ma chi mente? E chi è la vittima?

Il tema centrale del romanzo è il fragile rapporto genitori/figli durante gli anni bui dell’adolescenza. La Hannah ci offre una doppia chiave di lettura.

Una madre come Justine percepisce che il disagio di Ellen non è soltanto legato all’adolescenza, alle incomprensioni normali di quell’età, periodo in cui i figli vedono i genitori come veri e propri nemici. Ho apprezzato il modo in cui lei cerca di aprire una breccia nella chiusura di Ellen, scende a compromessi per avvicinarsi a lei come un’amica, mettendo da parte il ruolo genitoriale. Sui metodi educativi della famiglia Ingrey, invece, ci sarebbe molto da dire. La primogenita Lisette è stata cresciuta secondo i rigidi metodi del padre; Allisande dalla leggerezza spensierata della madre. E Perrine? La formazione di Perrine doveva essere il giusto connubio delle educazioni impartite alle sorelle maggiori, invece la figlia minore di Bascom e Sorrell è stata lasciata allo stato brado. Ed è diventata una efferata assassina. Ma chi sono gli Ingrey? Questo dovrete scoprirlo voi.

“Ma che mi dite voi lettori? Voi avete rispetto per la verità? Io non ve l’ho ancora rivelata, me ne rendo conto. Farlo sarebbe stato molto semplice, ma non volevo che la deste per scontata.”

Ecco, non date Sophie Hannah per scontata con le sue macchinazioni.

4 stelle

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