Lazarus di Lars Kepler

Autore: Lars Kepler

Titolo: Lazarus

Edito: Longanesi

Trama La polizia di Oslo indaga sull’omicidio di un ladro di cadaveri: nel suo appartamento sono stati ritrovati i resti di corpi a diversi stadi di decomposizione, compreso il cranio della moglie del commissario della polizia criminale svedese Joona Linna. La tomba della donna, morta di cancro qualche anno prima e sepolta in Finlandia, è stata profanata. Le cose si complicano quando a Rostock, in Germania, viene scoperto il cadavere di uno stupratore: nel suo telefono compare il numero di Joona Linna. Due giorni prima di essere ucciso l’uomo ha chiamato il commissario, che ora da Stoccolma giunge sulla scena del crimine per partecipare alle indagini. Il tratto che accomuna entrambe le vittime dall’oscuro passato – il profanatore di Oslo, lo stupratore di Rostock – è la presenza di segni di flagellazione sulla schiena: la firma di Jurek Walter, il peggior serial killer della storia europea. Ma non è possibile, perché Jurek Walter è morto da tempo. Saga Bauer, commissario dei Servizi segreti svedesi e grande amica di Joona, gli ha sparato tre colpi al petto al termine di un lungo inseguimento. Il corpo è finito in mare, ma in seguito la perizia medico-legale ha confermato tutto. Il DNA non mente. E un serial killer non può tornare in vita come Lazzaro. Ma il dubbio si è ormai insinuato nella mente di Joona Linna, mentre cresce vertiginosamente il numero delle vittime marchiate con la stessa, identica firma.

Recensione di Loreads – Lazarus di Lars Kepler, settimo libro della serie dedicata a Joona Linna – pubblicato da Longanesi il 19 novembre.

ATTENZIONE, LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER DEI PRECEDENTI LIBRI.

Torna la coppia scandinava dietro cui si cela lo pseudonimo di Lars Kepler. Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril sono infatti i coniugi svedesi che nel 2009 hanno messo momentaneamente da parte la loro carriera solista di scrittori per cominciare a lavorare a quattro mani alla fortunata serie dedicata a Joona Linna, il commissario della polizia di origine finlandese, in carica nelle forze dell’ordine svedesi.

Dieci anni fa veniva pubblicato con grandissimo riscontro di pubblico “L’ipnotista”, romanzo che ha scalato le vette delle pubblicazioni svedesi, superando in classifica perfino la trilogia del compianto Larsson.

Dove eravamo rimasti con i precedenti libri? Jurek Walter è stato ucciso da Saga Bauer, il suo corpo non è mai saltato fuori, ma il dito ritrovato e conservato dal sagrestano Erland Lidd non lascia adito a dubbi, appartiene al pericolosissimo psicopatico. Saga riesce a ricostruire il suo rapporto con il padre e la sorellina Pellerina, affetta da sindrome di Down e complicazioni cardiache. Mentre Joona che fine ha fatto? Non è ancora rientrato in servizio, sta scontando la sua pena detentiva commutata in servizi socialmente utili, e la figlia Lumi, dopo anni vissuti sotto protezione, può finalmente studiare a Parigi, ha riallacciato i rapporti con il padre che ha creduto morto per tutta la sua infanzia.

Il libro si apre con un’indagine della polizia di Oslo. In un appartamento viene rinvenuto un uomo barbaramente ucciso, un ladro di cadaveri, come appare chiaro quando nel suo frigorifero vengono scoperti pezzi di corpi non identificati, e la testa di Summa Linna, moglie del commissario, morta anni prima di tumore e sepolta in Finlandia. In Germania, a Rostock, viene invece ritrovato il cadavere di uno stupratore. Nel corso delle indagini si scopre che prima di morire lo stupratore aveva tentato di telefonare a Joona. I due eventi, che apparentemente non hanno nulla in comune, permettono a Linna di rientrare in servizio. I corpi del ladro di cadaveri e dello stupratore presentano le stesse ferite e sevizie alla schiena, simili a quelle che Jurek Walter infliggeva al suo gemello Igor. Si pensa che qualcuno stia cercando di emulare il pazzo psicopatico, ma Jurek non può essere il mandante di tanta brutalità, perché il suo gioco perverso non contemplava la violenza fisica, e poi è morto oltre ogni ragionevole dubbio.

“Jurek sceglieva tre tipologie di vittime: quelle vere, le vittime primarie, erano quelle che non uccideva in prima persona. La seconda categoria erano le persone che portava via alle vittime primarie, le persone che davano un senso alla loro vita. Jurek non voleva uccidere nemmeno loro, individualmente non avevano alcun significato per lui. La terza categoria erano le persone che gli finivano tra i piedi, nemmeno queste voleva ucciderle, lo faceva solo perché gli conveniva, per rimuovere degli ostacoli.”

Ma Joona non è della stessa idea, ha già ricostruito una volta lo schema della follia di Jurek, e anche stavolta ne vede i contorni. Si convince che il pazzo psicopatico non sia morto e che stia arruolando, tra i delinquenti di tutta Europa, qualcuno che possa sostituire la figura del gemello Igor. Colui che possa fare il lavoro sporco al suo posto, e i cadaveri rinvenuti appartengono a coloro che non hanno superato la prova. Troppo debole come teoria, ma sufficiente a Joona per far scattare tutti i campanelli d’allarme, mettere la figlia nuovamente al sicuro e iniziare una nuova caccia all’uomo. Ma nessuno gli crede, a cominciare da Saga, che ha ucciso Jurek, sparandogli tre colpi al petto dopo un lungo inseguimento, ed il corpo finito in mare non è mai stato ritrovato. Saga non aveva mai smesso di cercare quel cadavere e, quando il sagrestano aveva consegnato il dito ritrovato sulla riva del mare, si era convinta come tutti che appartenesse a Jurek. Perché l’esame del DNA ne aveva confermato l’identità. Il pericoloso serial killer non può tornare in vita come Lazzaro. Ma il tentato rapimento di Pellerina, nella sua scuola speciale, convince Saga a riaprire le indagini. Si reca a casa del sagrestano per interrogarlo, ma lo trova nel suo giardino sepolto dentro una bara da cui fuoriesce un tubo. È morto da diversi mesi, era stato sepolto vivo secondo quello che era il modus operandi di Jurek. Non ci sono più dubbi: Jurek è ancora vivo, e lei stavolta deve trovarlo e ucciderlo definitivamente, ma Joona è irreperibile, è partito verso una località segreta, per mettere in salvo la figlia. E lei è sola contro tutti.

Wow e ancora wow!!!

Credo di essermi ricordata perché faccio passare anni tra una lettura e l’altra dei romanzi di questa coppia svedese. Ogni volta dimentico la violenza intrisa in queste pagine, e penso di riuscire a superare la paura e trovare il coraggio di proseguire. “Lazarus” non è un libro per stomaci deboli, non è un libro che dimenticherete dopo averlo finito. Sarà che sono reduce da una lunga serie di thriller psicologici, e mi ero un po’ disabituata al sangue che scorre a fiumi e alla violenza psicologica che è più dura di quella fisica, ma non mi aspettavo di stare così male. Perché ho chiuso “Lazarus” piangendo calde lacrime, con un buco allo stomaco. I coniugi Kepler hanno decisamente superato se stessi, non è facile portare avanti una trama così complessa per ben sette volumi, senza mai uno scivolone. La trama funziona, l’intreccio pure. È quasi una droga che non ti permette di chiudere il libro prima di averlo finito. Ma è troppo violento, e allora ti chiedi se esiste un’etica tra gli autori, se c’è un codice morale che impedisca loro di andare oltre determinati limiti. In “Lazarus”, a mio avviso , uno di questi limiti è stato superato. Non posso chiaramente dirvi di cosa si tratta, ma sono certa che, senza quell’elemento, il libro sarebbe stato altrettanto bello e forse avrebbe sfiorato lo smeraldo come valutazione. Ma non riesco a perdonare ai Kepler di avermi fatta piangere, di avermi terrorizzata regalandomi notti intrise di incubi.

4 stelle

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Una risposta

  1. Patrizia Giori ha detto:

    Li ho letti TUTTI… e ora sono a piu’ di meta’ di “Lazarus” …. vorrei centellinarlo ma non ci riesco! WOW e ancora WOW anche per me…..temo che finiro’ anch’io in lacrime, alla fine del romanzo (ma mi succede spesso quando finisco un libro che mi strapazza dentro!) …. Altre parole non trovo, per questa coppa di scrittori … sono strepitosi!!!

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