La scoperta di Vivian Dalton di Gretchen Berg

Trama “Una gustosissima commedia che offre uno spaccato vivido della provincia americana degli anni Cinquanta, tra rivalità meschine, tradimenti vili e scandali esplosivi.”

Vivian e le sue colleghe, centraliniste della compagnia telefonica Ohio Bell di Wooster, per lavoro connettono chiamate, intrecciano vite, e carpiscono segreti. Il regolamento vieta di ascoltare le conversazioni degli utenti, ma basta premere un tasto per insinuarsi nell’universo privato altrui, e la tentazione, quasi sempre, è irresistibile. Se dovesse spiegare il motivo di questo suo interesse nei confronti del prossimo, Vivian userebbe parole come predisposizione o sensibilità. Sua figlia Charlotte direbbe invece che le piace origliare.

Capita così che un giorno Vivian incappi in una telefonata tra due donne: qualcuno, rivelano le voci, pare sia in possesso di informazioni compromettenti sul suo conto, ed ora è proprio la centralinista ficcanaso che rischia di diventare protagonista di uno degli scandali più clamorosi di Wooster. Una vicenda che può avere conseguenze esplosive, perché ogni segreto ne nasconde molti.

La scoperta di Vivian Dalton è una gustosissima commedia che offre uno spaccato vivido della provincia americana degli anni Cinquanta, dove oltre i muri delle linde villette a schiera serpeggiano, nascosti dal velo delle buone maniere, rivalità meschine e tradimenti fra i più vili.

La scoperta di Vivian Dalton di Gretchen Berg, libro di narrativa in uscita oggi 9 febbraio grazie a Rizzoli.

Buongiorno Smeraldi e benvenuti al Review Party de La scoperta di Vivian Dalton, romanzo d’esordio di Gretchen Berg, ex insegnante d’inglese in Iraq e Corea del Sud. Per questo romanzo ci trasferiamo virtualmente nell’America degli anni 50, a Wooster, ridente cittadina dell’Ohio. Un piccolo centro abitato in cui si conoscono tutti e nel quale si snocciolano le vicende di questo libro tra segreti, invidie, apparenze e pettegolezzi, tanti pettegolezzi. Protagonista indiscussa della storia è Vivian Dalton, donna di quasi 40 anni, madre di un’adolescente, Charlotte, e moglie di Edward. Vivian è convinta di conoscere bene l’animo umano, sebbene non abbia completato gli studi e sia parecchio ingenua e un po’ stupidotta; questa presunzione nasce dal fatto che spia le conversazioni altrui. Lavora, infatti, per la compagnia telefonica Ohio Bell ed è una delle centraliniste che ogni giorno connette tra loro cavi e spinotti e permette alla gente di conversare al telefono. E lei, che fin da bambina amava origliare le conversazioni dei più grandi attraverso un bicchiere poggiato alla parete, non può lasciarsi sfuggire l’occasione di ascoltare le telefonate altrui e, anche se il regolamento interno della compagnia lo vieta, Vivian sa tutto degli abitanti di Wooster. Sapere è potere, e dona quel brivido di eccitazione a Vivian, eccitazione che manca nel suo matrimonio, ormai adagiato in una placida routine. E, nonostante sia al corrente di tutto quello che riguarda gli altri, su di lei si sa ben poco perché Vivian non ama condividere pezzi della sua vita con le colleghe. Di lei si conoscono solo alcune cose che ritiene banali come l’aver estratto tutti i denti per aggiustare il sorriso a favore di una più comoda dentiera. Sono gli anni del boom economico, quelli del dopoguerra, del benessere e delle classi sociali. E Wooster vive in pieno questo periodo storico, famiglie tradizionali negli abiti eleganti della domenica, sorrisi smaglianti, donne casa e chiesa e donne lavoratrici, e poi le lotte delle classi sociali. Lo straniero visto con diffidenza, relegato nei quartieri più umili, i neri senza alcun diritto, sfruttati e presi a servizio nelle case più abbienti. Ma guai a mischiarsi con loro o a sedersi allo stesso tavolo. Sono gli anni delle apparenze, più che dell’essere, in cui il denaro stabilisce perfino quale posto occupare in chiesa. E le donne hanno ben poche ambizioni, se non quelle di essere brave padrone di casa, mogli accondiscendenti e mamme da biscotti fatti in casa con il grembiulino inamidato e le tendine ricamate alle finestre delle loro linde cucine. Amicizie di facciata e poco sincere, coltivate con i tea party organizzati a casa della figlia del sindaco, la più pettegola e temuta donna di tutta Wooster. Guai a non accettare un suo invito o a non introdursi nel circolo vizioso delle chiacchiere vuote e senza contenuto. È la noia a fare da contorno a queste esistenze senza spessore. E in tutto questo Vivian vive un po’ ai margini, troppo concentrata su se stessa e le sue insicurezze, unico brivido quello di origliare i dialoghi altrui. Ed è proprio durante una conversazione telefonica ascoltata di nascosto che viene a conoscenza di qualcosa che la riguarda tanto da vicino e da essere pericolosa per la sua famiglia e la sua serenità. Arrivare al nocciolo del pettegolezzo diventa la missione principale della donna, che non si fermerà fino a ribaltare l’immagine che piano piano emerge della sua persona. Sarà brava Vivian a disinnescare lo scandalo prima che questo la travolga? Ma, soprattutto, è bene non dimenticare che chi di pettegolezzo ferisce di pettegolezzo perisce.

Sarò onesta, il colpo di fulmine con questo libro non è stato immediato, non fatico ad ammettere che, se non fosse stata una lettura per il blog, lo avrei abbandonato senza sensi di colpa dopo pochi capitoli. Lento e confusionario con una serie di fatti snocciolati senza un ordine, con salti temporali continui. Insomma, un grandissimo caos del quale ho faticato, non poco, a venire a capo. E, dopo averlo terminato, il mio stato d’animo è totalmente opposto alle sensazioni iniziali. La storia ha i ritmi di un diesel che fatica a carburare, ma una volta ingranato diventa serrato e interessante, parecchio interessante. Tutti i fatti raccontati nella prima parte del libro, che sembrano fuori fuoco rispetto al tema principale della vicenda, trovano una giusta collocazione nella seconda metà. Voce narrante quasi onnisciente è Vivian, i suoi pensieri sono privi di spessore e, se nella prima parte il lettore si ritrova a compatirla, biasimarla e deriderla per la sua stupidità, nella seconda non può fare a meno di tifare per lei. Perché merita non solo il riscatto sociale ma lotta con le unghie e con i denti per affermarsi come donna, per trovare se stessa e la giusta dimensione nella sua vita. È incredibile come tutto si ribalti facendo emergere una società dell’epoca forse un po’ troppo superficiale e impregnata di bigottismo. E se da un lato si ha la sensazione che le donne descritte nel libro siano solo fulgide statuine senza alcun temperamento, sottomesse a matrimoni di facciata e con vite tristi e fatte solo di apparenza, è la loro forza ad emergere prepotentemente. Il loro non piegarsi di fronte alle difficoltà, il lottare con convinzione per ciò in cui credono. I maschi di questo libro appaiono quasi sfocati, capi famiglia che di fatto non decidono nulla, perché sono le mogli che scelgono perfino che cosa fare indossare ai loro impomatati consorti. Uno squarcio realistico degli Stati Uniti del secolo scorso ben descritto, sebbene con qualche licenza poetica che l’autrice tende a precisare nei ringraziamenti finali. Il ruolo delle donne lavoratrici, le operatrici dei centralini tutte di sesso femminile, perché i loro salari sono più bassi. Tutti elementi che nel libro vengono descritti in maniera egregia e che sono fotografia fedele di un’epoca ormai lontana. Ti chiedo scusa, Gretchen Berg, scusa perché non ho saputo apprezzare fin da subito il gioiello che avevo tra le mani.

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