La ragazza nell’acqua di Robert Bryndza

Il detective Erika Foster ha appena ricevuto una soffiata che le indica il luogo in cui è nascosta la prova per sventare un grosso traffico di droga. Seppure sospettosa, ordina la perquisizione di una cava in disuso alla periferia di Londra. Quello che non si aspetta è che, scavando nel fango, oltre alla droga venga ritrovato un piccolo scheletro, subito identificato. Si tratta di Jessica Collins, scomparsa ventisei anni prima all’età di soli sette anni. Il caso fece un grandissimo scalpore e il mistero dietro la scomparsa di Jessica non venne mai risolto. Cominciando a indagare grazie alle nuove prove, Erika si addentra in un caso difficilissimo, in un costante alternarsi di passato e presente. Dovrà fare i conti con i segreti della famiglia Collins, i rimorsi del detective divorato dal senso di colpa per non aver mai ritrovato Jessica, e un altro omicidio avvenuto vicino alla cava. Chi conosce la verità? E perché qualcuno non vuole che il caso venga finalmente chiuso?

Ai primi posti delle classifiche italiane e inglesi

Tradotto in 28 paesi

Recensione di Loreads – La ragazza nell’acqua di Robert Bryndza – thriller pubblicato da Newton Compton il 3 gennaio 2019 – terzo della serie di Erika Foster.

“Oops, I did it again” cantava la bionda Britney Spears qualche anno fa. Io stonata come una campana e bionda, a detta dei miei amici, lo sono inside. Perché non potevo cominciare il nuovo anno rinunciando alle mie vecchie e pessime abitudini. No, no. Come si dice? Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e anche stavolta, non mi sono smentita affatto, pensando di inaugurare il mio calendario di recensioni del nuovo anno con un romanzo che è il terzo di una serie. E indovinate un po’? Non ho letto i due libri precedenti. Quindi, prima di approcciarvi a questa recensione, voi che siete più svegli di me, sappiate che questo vaneggiamento potrebbe contenere spoiler involontari. Vi chiedo anticipatamente scusa e vi auguro uno sfavillante anno nuovo all’insegna di tanti bei thriller.

Dark water, titolo originale de La ragazza nell’acqua, apre alla grande il catalogo thriller 2019 targato Newton Compton, casa editrice che ha già pubblicato i precedenti due titoli di Robert Bryndza, legati alla detective slovacca Erika Foster, in forza alla polizia metropolitana inglese: La donna di ghiaccio, uscito a maggio 2017, e La vittima perfetta, opera del 2018. L’autore inglese, trapiantato in Slovacchia, ha creato un personaggio fuori dagli schemi. Erika Foster è una donna di 44 anni, vedova da quando ha perso il marito quasi tre anni prima durante una retata, che non ha mai fatto carriera in polizia, nonostante la sua innegabile bravura. Ha la fama di una che riesce a chiudere brillantemente ogni caso, ma il poco rispetto delle regole non le ha mai portato riconoscimenti ufficiali o promozioni. A lei non importa , ciò che reputa davvero fondamentale è fare bene il suo lavoro, anche restando ai margini delle gerarchie. Erika ha lasciato la sezione omicidi alla centrale di Lewisham Row per entrare nell’anticrimine organizzato. Si occupa soprattutto di spacciatori, e sta cercando di incastrare un cartellista della droga davvero potente. Jason Tyler ha nascosto dentro le torbide acque della cava di Hayes un container pieno zeppo di eroina purissima dal valore di diverse milioni di sterline. Ed è proprio alla cava di Hayes che si apre il romanzo.

Erika si trova sul luogo insieme ad una squadra di sommozzatori per recuperare la droga e incriminare Tyler. Ma i sub non riportano alla luce solo la valigetta contenente l’eroina, sul fondo della cava ritrovano anche un involucro di plastica, avvolto da catene. All’interno un piccolo scheletro, un mucchio di ossa, qualche lembo di tessuto e un ciuffo di capelli attaccato al cranio. È il cadavere di una bambina.

“Chi è stato? Chi può aver fatto una cosa simile? Voglio scoprirlo. Voglio trovarlo. Voglio sbatterlo in cella, buttare via la chiave…”

È il cadavere della piccola Jessica Collins, 7 anni, scomparsa nel nulla 26 anni prima mentre si recava ad una festa di compleanno. Un cold case che affascina subito Erika, che vuole a tutti i costi appropriarsi del caso, trovare una soluzione e dare una degna sepoltura alla piccola Jessica. Ma i suoi superiori non sono della stessa idea, Erika non appartiene più alla sezione omicidi, non vedono la necessità di appiopparle un caso così ostico che, 26 anni prima , aveva portato alla follia l’ispettrice incaricata del ritrovamento di Jessica.

Ma la caparbietà di Erika vince sulla reticenza dei suoi capi. Il caso è suo, ed è subito chiaro che dietro la sparizione della piccola ci sono troppi elementi oscuri, piste poco battute e particolari che mostrano incongruenze. A cominciare dalla famiglia di Jessica: i genitori della piccolina non si sono mai ripresi da questa perdita ma, mentre il padre è riuscito a rifarsi una vita fuori dal Regno Unito, la madre di Jessica ha riposto tutte le sue speranze nella fede. La sua devozione rasenta la follia, in contrapposizione alla sua indole violenta. Ma non è l’unica stranezza, l’ispettrice capo del caso ha lasciato la polizia dopo il fiasco della sua mancata risoluzione. Si è abbandonata ad una spirale discendente. Negli ultimi 26 anni ha annegato i suoi dispiaceri nell’alcol e nella droga. Ma forse è arrivato il momento di rimettersi in gioco e riscattarsi. E mentre Erika Foster segue le sue indagini ufficiali, lei potrebbe indagare sotto banco…

L’autore è stato veramente bravo a gettarmi fumo negli occhi. Ho apprezzato il ritmo adrenalinico del romanzo e la quantità di elementi in quella che è, all’apparenza, un’indagine davvero complessa. Come può una bambina di sette anni sparire senza che nessuno veda o senta niente? La storia mi ha un po’ ricordato i contorni di un reale fatto di cronaca di qualche anno fa. La trama costruita intorno a questa misteriosa sparizione è piena zeppa di diramazioni. Il lettore cerca di fare il punto della situazione ma la matassa ingarbugliata troverà come dipanarsi solo verso la conclusione. Personalmente però penso che rimangano troppi interrogativi senza risposta. Il finale dal sapore dolce amaro mi ha lasciato insoddisfatta, come se mancasse qualcosa, un anello di collegamento. Non posso anticiparvi niente, ma capirete leggendo il libro a cosa mi riferisco. Nonostante tutto, però, non boccio l’intera lettura, perché Robert Bryndza sa come tenere alta l’attenzione dei suoi lettori.

4 stelle

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