La chimica degli opposti di Randa Abel-Fattah

Il primo incontro con Mina è un fulmine a ciel sereno per Michael. Avviene per caso, durante una manifestazione organizzata dal nuovo partito politico fondato dal padre di lui che, con la scusa di difenderne i valori originari, si oppone all’accoglienza dei rifugiati arrivati via mare nel Paese. Il problema è che Mina sta dall’altra parte della barricata. Anni prima, infatti, ancora bambina, è scappata dall’Afghanistan insieme alla mamma e, dopo un viaggio lungo ed estenuante, è sbarcata in Australia, dove, come rifugiata, ha posto le basi per una nuova vita. Non è stato per niente facile, perché, come dice sua madre, “stare in un nuovo Paese è come camminare con una protesi. Ci vuole il doppio del tempo perché la mente e il corpo si adattino”, però Mina sembra avercela fatta. Si è lasciata alle spalle la sofferenza e il dolore passati, è diventata una ragazza coraggiosa e fiera, e una studentessa talmente brillante da riuscire a vincere una borsa di studio per frequentare una scuola privata prestigiosa, la stessa di Michael. Ed è proprio qui che le loro vite si incontrano, o meglio si scontrano, nuovamente. Fin da subito infatti è chiaro a entrambi che appartengono a due mondi diversi, lontani da ogni punto di vista, eppure l’attrazione che li spinge l’uno verso l’altra è troppo grande, troppo potente per ignorarla. E quando la situazione intorno a loro si surriscalda, è altrettanto chiaro che non è più possibile accettare un mondo in cui tutto è bianco o nero. Sarebbe più facile, ma significherebbe rinunciare al sentimento che li unisce. E nessuno dei due è pronto a farlo. Forse, alla fine, ci sono casi in cui bisogna scendere in trincea e combattere contro tutto e tutti. Casi in cui vale la pena di rischiare per proteggere ciò che più amiamo. 

Recensione a cura di Dannyella – La chimica degli opposti di Randa Abel-Fattah. Edito il 22.01.2019 da Mondadori. Genere: young adult. 330 pagine.

Dopo delle letture un po’ toste legate principalmente al tema dell’olocausto e del regime nazista mi sono voluta concedere una lettura più “leggera”, uno young adult. Il genere letterario in questione, secondo me, meriterebbe molto più spazio e attenzione nel panorama letterario italiano, perché è indirizzato a un target di pubblico molto importante: si tratta dei futuri adulti, il nostro futuro. È dalla Children’s Book Fair di Bologna del 2018 che si è reso evidente un importante cambiamento in questo genere: meno fantasy e più attenzione alle problematiche reali, dal rapporto genitore-figli al bullismo, dall’identità all’omosessualità. Il motivo per il quale ho scelto di leggere questo romanzo, quindi, è presto detto: è la prima volta che mi capita di imbattermi in uno young adult dove la problematica affrontata è quello della clandestinità, del razzismo e dell’importanza dei confini. L’attenzione per questi temi è evidente da parte dell’autrice Randa Abdel-Fattah, australiana musulmana di origini palestinesi-egiziane, già nota ai lettori italiani per il suo romanzo Sono musulmana, best seller del 2016.

In questo libro, il cui titolo originale è When Mina met Michael, pubblicato nel 2016 in lingua originale e tradotto ora dalla Mondadori con il titolo forse un po’ troppo commerciale La chimica degli opposti, ritroviamo i temi della diversità, del razzismo dichiarato e non, dell’intolleranza trattati in maniera delicata sullo sfondo di una storia d’amore tra due adolescenti completamente diversi, cresciuti in ambienti e con modelli opposti.

Prima di Mina la mia vita era come un puzzle già completato. Poi è arrivata lei, che ha rovesciato il mio bel puzzle sul pavimento. Devo ricominciare tutto da capo e cercare di immaginare dove posso mettere i vari pezzi. Ma alcune delle tessere non entrano più nel punto in cui entravano prima.

L’obiettivo del romanzo: il voler sensibilizzare i giovani a questi temi è encomiabile, ma c’è qualcosa che dal mio punto di vista non ha funzionato perfettamente. Per quanto mi riguarda i dialoghi non scorrono perfettamente, c’è qualcosa di troppo affettato nel modo di parlare dei protagonisti. I dialoghi mi sono sembrati sempre troppo artefatti e poco spontanei per coinvolgermi e convincermi veramente sino in fondo.

Michael e Mina sono due ragazzi che hanno ancora molto da imparare, devono ancora definire i loro confini, le lori personalità e soprattutto devono ancora imparare che nella vita non sempre può essere tutto bianco o nero, ma ci sono mille sfumature di grigi con cui molto spesso è necessario venire a patti. Questo è l’aspetto del libro che più mi è piaciuto: fare da spettatrice alla crescita dei protagonisti e allo sbocciare del loro amore. Una lettura consigliata a quei giovani adulti sui quali tanto speriamo per un futuro sempre migliore.

È molto più facile vivere in un mondo dove tutto è bianco o nero. Non ho mai conosciuto il grigio finora, ma ho il sospetto che sia una di quelle cose da cui non si torna indietro, se le si prova una volta.

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