La carta maledetta di Alfredo Boccalatte

Il clan dei Piccoli Affamati è un’organizzazione mafiosa di Desaps, proprietaria di uno yacht di lusso in cui si organizzano tornei di poker con ingenti somme di denaro. Una sera, Jean Prest, un giocatore dall’aspetto eccentrico e vestito in maniera totalmente inappropriata al contesto, riesce a intrufolarsi nel torneo ed esegue un numero di magia: predice quale sarà l’ultima carta a comparire sul tavolo, l’otto di picche. L’otto è il simbolo dell’infinito mentre il seme di picche rappresenta la maledizione. Questo banale gioco scatena un susseguirsi di eventi e circostanze misteriose, e da quel momento sulla vita di tutti i membri del clan inizia a incombere il potere della carta maledetta…

Recensione di Loreads – La carta maledetta di Alfredo Boccalatte – mistery pubblicato da Bookabook lo scorso 12 novembre.

Sono una pessima giocatrice a carte, però possiedo un talento naturale nel farmi insultare da arzilli vecchietti, quando hanno la sfortuna di avermi come partner a qualche partita sporadica di tressette online. Vengo più o meno gentilmente invitata a dedicarmi a hobby più adatti, secondo loro, alle mie attitudini quali lavorare a maglia e pulire casa.

Ma allora, vi chiederete voi, perché ho scelto un libro che parla di poker? L’ho fatto per due motivi:

  • apprezzo il lavoro di questa nuova casa editrice che rende i lettori parte attiva nella scelta di un manoscritto: Bookabook infatti, avvalendosi di una capace squadra di editor, seleziona accuratamente gli autori da pubblicare sostenendo giovani e capaci penne emergenti e dando loro una possibilità concreta di farsi conoscere;
  • ormai lo sapete a memoria, adoro gli esordi letterari e quello di Alfredo Boccalatte, giovane autore biellese laureato in Fisioterapia ( dov’eri quando mi sono fratturata una spalla?) e comico in erba, è un mystery con elementi esoterici davvero notevole, anche se breve.

Ci troviamo a Desaps, fittizia cittadina nel Missouri. Il clan dei Piccoli Affamati è una organizzazione malavitosa di stampo mafioso che organizza tornei di poker super esclusivi, a bordo di un lussuosissimo yacht casinò ancorato sulle acque del fiume. Posto a molti inaccessibile per una serie di motivi: una rigida selezione e una cifra altissima da sborsare per accedere lo rendono un luogo di nicchia, frequentato soprattutto da gente di malaffare. E ai tornei sono ammessi solamente i giocatori più forti di tutto il continente. Il rispetto delle regole è fondamentale, non è permesso lasciare lo yacht con debiti di gioco e ogni cliente viene sorvegliato, fotografato e schedato. A capo del clan troviamo Ernesto: aprire un casinò è sempre stato un suo sogno e, grazie alla compiacenza di cittadini e politici corrotti, è riuscito a coronarlo. Ma i membri di questa organizzazione sono diversi e accomunati dalla passione del poker. James Irlandese, detto il Cobra, è uno dei più anziani; sfigurato da una granata in Vietnam, incute terrore con il suo aspetto terrificante. Gianni Angelo, detto Andry White, preferisce vestire di nero nonostante il candore del suo nomignolo. I fratelli Nuts, chirurgo uno e playboy l’altro, sono caratterialmente all’opposto, freddo e razionale Harry, farfallone e inconcludente Sam, e infine tra i membri più assurdi c’è Sandy Clark: allergico ai contatti fisici, riesce a mantenere la calma solo imbottendosi di calmanti e super alcolici. Tutto il clan è riunito a bordo dello yacht per disputare uno dei tornei: quattro tavoli da nove giocatori ciascuno con una quota d’iscrizione da centomila dollari. Ma quella sera uno dei giocatori è in ritardo, non lo conosce nessuno e ha già contravvenuto ad una delle regole fondamentali, la puntualità. All’ingresso della nave si avvicina un tipo strano, abbigliato come un adolescente, una nota stonata in mezzo a tanta eleganza e sfoggio di ricchezza. Sostiene di chiamarsi Jean Prest, e di essere il giocatore mancante del torneo. Dopo un’inziale diffidenza, il ragazzo viene schedato e registrato ed è pronto a giocare, ma sorprende tutti con un curioso gioco di prestigio. Da un mazzo di carte da poker, ne estrae una e la mostra al resto dei giocatori. Ha scelto l’otto di picche. Carta che ha un significato molto preciso: l’otto simboleggia l’infinito e il seme picche la maledizione. Sostiene che la carta segnerà la fine del gioco. Tra lo sbalordimento generale, il torneo comincia e si susseguono una serie di eventi misteriosi che sconvolgono il Clan dei Piccoli Affamati.

“Nulla avviene per caso, e la fortuna di per sé non esiste. Non esiste perché non va da nessuno, perché non segue nessuna regola e perché non ha un nome. La fortuna è la coincidenza del destino.”

Non voglio svelarvi altro per non togliervi il piacere di leggere questo romanzo, che ho apprezzato davvero tanto per la parte misteriosa ed esoterica, argomenti che hanno sempre esercitato un certo fascino su di me, e un po’ meno per il lato prettamente legato al gioco. Ma l’autore non ha nessuna colpa di questo, la difficoltà è stata assolutamente soggettiva perché, come scritto nella premessa, i giochi di carte ed io siamo due rette parallele destinate a non incrociarsi mai. Quando leggevo di buio e contro-buio, pensavo a come far luce nella vicenda accendendo una candela e non certo a due tecniche del poker. Ma ribadisco che la difficoltà è stata solo mia perché poi mi sono goduta una lettura assolutamente affascinante con un finale sorprendente. Lo stesso autore ha recentemente dichiarato di essere un giocatore di poker e di aver scelto di scrivere questo libro perché una sera, mentre giocava, è stato pervaso da una strana sensazione paranormale. L’idea di legare il romanzo ad una carta maledetta è assolutamente geniale e funziona a meraviglia.

4 stelle

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