Il ragazzo di Auschwitz di Steve Ross

Trama Il 29 ottobre 1939 la vita di Szmulek Rozental cambia per sempre. I nazisti marciano sul villaggio dove abita, in Polonia, distruggendo le sinagoghe e cacciando i rabbini. Due persone muoiono durante quel primo giorno di saccheggio, ma il peggio deve ancora arrivare. Molto presto tutta la sua famiglia sarà uccisa, e Szmulek, a soli otto anni, è costretto ad affrontare l’incubo dell’Olocausto. Con tenacia e determinazione e grazie all’aiuto di altri prigionieri, sopravvive ad alcuni tra i più letali campi di concentramento, tra cui Dachau, Auschwitz, Bergen Belsen. Stuprato, picchiato, sottoposto per sei anni a ogni genere di privazione, vede la sua famiglia e i suoi amici morire. Ma essere riuscito a sopravvivere a questo inferno lo ha spinto a combattere per raccontare alle generazioni future gli errori che non dovranno mai più essere commessi. Dopo la liberazione da parte degli americani, si è trasferito a Boston dove, sotto il nome di Steve Ross, ha cominciato una nuova vita, lavorando costantemente per tenere viva la memoria degli orrori delle persecuzioni. Questo libro è la sua incredibile testimonianza.

Recensione a cura di Dannyella – Il ragazzo di Auschwitz di Steve Ross. Edito il 10.01.2019 da Newton Compton. Genere: testimonianza storica. 288 pagine.

Spero che la mia storia possa contribuire all’insieme delle testimonianze che permetteranno al genere umano di non dimenticare mai le orribili atrocità patite dalla mia famiglia e dagli altri milioni di persone morte nell’Olocausto.

Sono queste le parole finali con le quali l’autore termina i ringraziamenti del suo romanzo. Ed è questo il motivo per cui leggo le opere dedicate all’olocausto, per quanto non sia né divertente né facile: sino a quando ci saranno lettori che leggeranno queste opere e ne parleranno, non si dimenticherà. Quando il disinteresse verso questa pagina nera della storia avrà vinto, avremo tutti perso. Ma di tutte le opere che ho letto finora, dedicate all’Olocausto, l’inferno storico creato dall’uomo, questa è stata la più difficile e il motivo è presto detto: vittima e testimone delle peggiori violenze immaginabili è un bambino. Un bambino che ha trascorso la sua infanzia nei campi di concentramento. Per me è stato davvero troppo e devo ammettere che a volte sono stata costretta a saltare le descrizioni di violenza.

Il Boston Globe l’ha descritto “Un libro straordinario che mantiene viva la speranza”. Non sono d’accordo. Qui non c’è posto per la speranza, quando leggi di bambini che ammazzano uomini o di un ragazzino che viene violentato non è certo di speranza che puoi parlare. Si tratta di un libro semplicemente necessario perché l’autore non può abbandonare questa vita senza parlare degli errori che l’hanno contraddistinta.

“Un tempo mi chiamavo Szmulek Rozental e sono nato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, nel Paese sbagliato. Sono diventato uomo prima ancora di essere un ragazzo. Ma oggi sono qui. Mi hanno picchiato più e più volte, fino a credermi morto, ma sono qui. I nazisti mi hanno fatto patire la fame fino quasi a uccidermi. Mi hanno picchiato e rotto i denti perché avevo così fame da prendere una patata dai loro alloggi. Una guardia mi ha stuprato fino a farmi desiderare la morte. Ma non sono riusciti a uccidere la mia anima. Non l’hanno uccisa a nessuno di noi, neppure ai milioni di persone alle quali hanno tolto la vita. Hanno fatto del loro meglio per sterminare noi e la nostra religione, e molti dei nostri fratelli sono morti, e sebbene li ricordiamo ogni giorno, e dobbiamo continuare a ricordarli, noi siamo qui. La nostra religione è ancora viva, mentre non lo è più la loro religione dell’odio e della paura. Adesso mi chiamo Steve Ross, ma Szmulek Rozental, il ragazzo nato sessantaquattro anni fa a Lodz, in Polonia, è ancora una grande parte di me. Io sono un superstite.”

Il libro segue due linee temporali, una in cui Szmulek è nei campi di concentramento, l’altra in cui Steve Ross, a Boston dedica la sua vita a fare del bene aiutando i ragazzi in difficoltà. Entrambe le loro storie meritano di essere ascoltate e lette, se ne avete il coraggio.

Come tutti i libri dedicati all’Olocausto, mi riservo la possibilità di non dare un giudizio. La mia, infatti, questa volta non è una recensione, ma una riflessione su una lettura necessaria davanti alla quale non si può che piegare la testa e pregare che l’uomo non possa più dare vita a un inferno del genere. Grazie Steve, per aver condiviso con noi il tuo dolore. Che la vita ti sia lieve.

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