Il peso di uccidere di T.R Ragan

Trama Lizzy Gardner è una detective privata e sa che cosa significa essere tormentati dal proprio passato. Nei suoi incubi il trauma del rapimento da parte di un serial killer è ancora vivido. Quando una donna in punto di morte la implora di riaprire il caso sulla scomparsa di sua figlia, Lizzy non riesce a dire di no. Sono passati più di vent’anni da quando Carol Fullerton è sparita nel nulla. Di lei fu ritrovata solo la macchina abbandonata ai lati di un’autostrada californiana. La polizia archiviò il caso come un allontanamento volontario, ma l’istinto suggerisce a Lizzy che la verità non è così scontata… Ha appena cominciato a investigare sul caso di Carol, quando una donna si presenta alla sua porta. Di sua sorella Diane non si sa più nulla da mesi e Lizzy è convinta che la sparizione sia legata all’ossessione di perdere peso grazie ai consigli di un guru specializzato in problemi di obesità. La detective sa che la polizia ha già tentato inutilmente di salvare sia Carol che Diane a suo tempo. Adesso tocca a lei.

Un’autrice da oltre 1 milione di copie

Bestseller di «New York Times» e «USA Today»

«Una vicenda incredibilmente spaventosa frutto di una spietata ferocia criminale.»

Kirkus Reviews

«Ragan orchestra questo thriller agghiacciante con una precisione così affilata da lasciare i lettori senza fiato.»

Il peso di uccidere di T.R. Ragan – thriller e secondo volume della serie Lizzy Gardner, pubblicato da Newton Compton lo scorso 16 maggio.

Che cosa è successo all’autrice che sapeva creare suspense e colpi di scena? Me lo sto chiedendo mentre osservo lo schermo bianco del pc, cercando le parole adatte per parlarvi di questo libro. La tela dell’assassino, titolo d’esordio della serie dedicata alla detective privata Lizzy Gardner, e pubblicato da Newton Compton due anni fa, era stato un successo planetario. T.R. Ragan aveva creato una storia ad alto impatto adrenalinico, con personaggi ben delineati e una protagonista di quelle che entrano prepotentemente nel cuore. Il primo volume della serie prometteva faville per i romanzi successivi, c’era tanto materiale da poter sfruttare, però ne “Il peso di uccidere” mi è mancato lo spessore narrativo. Ma procediamo con ordine. Dove eravamo rimasti? Sono passati sei mesi dalla morte di Spiderman, il terribile assassino che era riuscito a rapire per ben due volte la nostra Lizzy. Nonostante il trauma, la nostra detective privata non si è arresa, ha continuato imperterrita a lavorare nella sua agenzia investigativa. La sua relazione con Jared potrebbe passare al livello successivo, ma lei non si sente pronta. Ama Jared tantissimo, ma non riesce a dirglielo. Ci sono cicatrici che, anche se invisibili, pregiudicano la nostra vita. E Lizzy non è ancora fuori dai suoi tormenti personali. Spiderman è morto ma lei non riesce a togliere i chiavistelli dalla porta di casa, il lavoro è l’unica fonte di distrazione, le permette di non pensare. Manda avanti la sua agenzia con le due giovani collaboratrici che avevamo conosciuto nel primo libro: Jessica e Hayley che, nello scontro finale con Spiderman, ha perso un dito della mano e lotta ancora con i suoi fantasmi del passato: la famiglia disfunzionale nella quale è cresciuta e il suo rancore nei riguardi del compagno della madre che l’ha ripetutamente violentata. La sua sete di vendetta supera i confini della legalità. L’esperienza con Spiderman l’ha resa una spietata vendicatrice, ed è per questo che nel secondo volume della serie la sua storyline prende il sopravvento rispetto a quella che, sulla carta, dovrebbe essere la protagonista, ovvero Lizzy. I casi che la detective sta seguendo sono molteplici, e li ho trovati poco approfonditi, frettolosi, come se la nostra attenzione dovesse focalizzarsi più su Hayley e le sue scappatelle notturne per punire coloro che in passato le hanno fatto del male.

Carol Fullerton è sparita da vent’anni, la madre della ragazza, con un tumore terminale, vorrebbe rivedere la figlia un’ultima volta prima di morire, per questo si rivolge all’agenzia investigativa di Lizzy. Due decenni prima, Carol era svanita nel nulla e le indagini si erano presto chiuse senza prove, la sua scomparsa era stata archiviata come una sparizione volontaria. Ma Lizzy, che si ritrova a riaprire il caso e a battere le piste di questa misteriosa scomparsa, non è convinta che Carol si sia allontanata in maniera consapevole. Mentre le ricerche di Carol proseguono arenandosi in vicoli ciechi, sulla scrivania di Lizzy arriva un altro caso. Diane Kramer è da mesi svanita nel nulla, e la sorella Andrea si rivolge a Lizzy perché è convinta che dietro la sua sparizione ci sia lo zampino del guru della forma fisica, Anthony Melbourne. Diane è sempre stata ossessionata dal suo peso, ha provato diverse diete senza mai ottenere alcun risultato, e la sorella sostiene che a far scomparire Diane sia stato proprio Anthony che ha creato un discutibile regime alimentare e un programma dietetico da denuncia. Ma non ci sono prove a sostegno di questo sospetto.

“Diane ha provato tutte le diete possibili e immaginabili: Weight Watchers, Nutrisystem, Medifast, Jenny Craig, Atkins, diete a zona, South Beach.”

Per ritrovare Diane, la sorella Andrea chiede a Lizzy di focalizzare le sue ricerche spiando dall’interno le mosse di Melbourne, e l’unico modo per farlo è entrare a far parte del suo piano di allenamento.

E adesso torniamo alla domanda iniziale: che cosa mi è mancato in questo libro? Partiamo dalla trama non distinta, con troppi casi da risolvere e un intreccio narrativo semplicistico e poco approfondito che hanno apportato una certa pesantezza alla storia. Una sorta di minestrone insipido che non lascia alcun sapore in bocca, e poi la scelta di approfondire di più la storia di Hayley, per cui la nostra Lizzy resta quasi in ombra. I casi di Carol Fullerton e di Diane Kramer sono stati poco approfonditi, strutturati male, con una caratterizzazione dei personaggi davvero superficiale, quasi noiosi. È Hayley che assume il ruolo di protagonista in questa storia, ed è sempre Hayley che vediamo “braccata” alla fine del libro. Siamo lontani anni luce dalla suspense de “La tela dell’assassino”, e di materiale da sfruttare per rendere il romanzo più incisivo ne avevamo parecchio. Mi spiace, soprattutto perché conosco la penna di Ragan, e so che è realmente capace di fare meglio. Speriamo nel prossimo volume della serie.

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