Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi

Una villetta isolata nel bosco. Una famiglia che ha rinunciato a ogni cosa, compresa tutta la tecnologia che ci circonda, pur di trovare la pace. Invece, troverà la morte. Una strage con un colpevole… Ma senza cadaveri. Un assassino senza passato, senza identità. Senza alcuna presenza su Internet, un uomo che per tutta la sua esistenza è riuscito a sfuggire alle telecamere di sorveglianza. Un enigma in carne e ossa, che non rivela dove ha celato i corpi… Anzi, non pronuncia nemmeno una parola. Solo una muta, inquietante convocazione. Un nome: quello di Mila Vasquez.

Recensione di Loreads – Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi – thriller pubblicato da Longanesi il 3 dicembre.

La telefonata al centralino della polizia arriva in una tempestosa serata di febbraio. La voce agitata di una donna chiede il tempestivo intervento di una pattuglia perché all’esterno della sua fattoria, isolata dal resto della città, c’è un uomo sceso da una vecchia automobile, fermo sotto la pioggia che osserva casa sua. L’operatore prende nota della segnalazione ma, a causa del maltempo, riesce a inviare due agenti sul posto solo all’alba del giorno dopo. È troppo tardi. Dall’esterno sembra tutto a posto, ma la casa ha la porta aperta, pare disabitata. È stata messa a soqquadro. Al piano superiore la situazione è diversa, i due agenti si ritrovano davanti ad uno scenario apocalittico: c’è sangue ovunque, sui mobili, sui cuscini, perfino sui giocattoli dentro la stanza dei bambini. Tantissimo sangue e un’unica anomalia: nessun corpo. La casa, di proprietà della famiglia Anderson, composta da padre, madre e due gemelle di otto anni, è completamente vuota, ma la grande quantità di sangue, anche in assenza di cadaveri, fa presagire che sia stata massacrata e uccisa.

Ma non è l’unica stranezza, gli Anderson, infatti, da quasi un anno avevano rinunciato totalmente alla tecnologia, niente energia elettrica né tantomeno una connessione internet. Avevano deciso di trasferirsi in campagna, lontano dalla confusione della città e dal progresso, portando con sé solo un vecchio cellulare per le chiamate di emergenza. Nel pomeriggio dello stesso giorno, una telefonata anonima segnala la presenza di una vecchia automobile nei pressi di un mattatoio ormai in disuso. Gli agenti mandati sul posto con le unità cinofili trovano parecchio sangue per terra e dentro il bagagliaio del veicolo, ma anche qui nessun corpo. Però i cani fiutano la presenza di qualcuno. Al terzo piano del vecchio edificio, in una stanza buia e in mezzo a tantissime carcasse di vecchi pc, c’è un uomo. È completamente nudo, con le mani alzate in segno di resa e la pelle interamente disegnata dai tatuaggi, rappresentano numeri e ricoprono tutta la superficie del suo corpo. Viene rinvenuta anche una falce sporca di sangue che si scoprirà in seguito appartenere agli Anderson. Dopo sole 48 ore il caso della famiglia massacrata, anche senza la presenza dei cadaveri, viene chiuso brillantemente, con somma soddisfazione di Joanna Shutton, detta il Giudice, capo del dipartimento di polizia federale. Ma l’uomo arrestato e condotto nel carcere di massima sicurezza non dice una sola parola, si rifiuta di parlare e di segnalare il luogo in cui ha occultato i corpi degli Anderson. I mass media si riferiscono a lui chiamandolo “Enigma” per via dei suoi tatuaggi, ma soprattutto perché non si riesce a risalire alla sua identità. Non vi è alcuna corrispondenza nelle banche dati e nemmeno nell’archivio delle impronte digitali e del DNA. Nessuno è in grado di riconoscerlo, nonostante un individuo pieno di tatuaggi non passi di certo inosservato. In mezzo a tanti numeri impressi con l’inchiostro sulla pelle, c’è un tatuaggio diverso, un’altra anomalia. Nel braccio, infatti, Enigma si è tatuato un nome e non è un nome qualsiasi, è quello di Mila.

Mila Vasquez si è ritirata dalla polizia, ha lasciato il suo incarico al Limbo, dove si occupava di ritrovare le persone scomparse, e vive completamente isolata in una casa sul lago, lontana dalla civiltà insieme alla figlia Alice di dieci anni. Gli eventi dell’anno passato (a quale eventi ti riferisci, Carrisi? Ma ne parliamo dopo) l’hanno spinta a prendere la decisione di mollare tutto per occuparsi della figlia. È un’immagine un po’ strana la sua. Il ruolo genitoriale poco si addice ad una donna come lei. Vuole bene ad Alice, ma sappiamo perfettamente che Mila è totalmente incapace di provare alcuna emozione, la sua mancanza di empatia ha un nome preciso. È affetta da alessitimia.

“Consisteva in una sorta di analfabetismo emotivo. In pratica Mila non era capace di rapportarsi agli altri in maniera affettiva, e non era nemmeno in grado di identificare o descrivere i propri sentimenti. Perciò, era come non averne affatto.”

Per questo, quando era in servizio e voleva sentirsi vicina alle persone scomparse, si autoinfliggeva sulla pelle piccoli tagli di lametta. Lo scorrere del sangue e le cicatrici sul suo corpo sono la testimonianza tangibile che, in alcuni momenti della sua vita, ha provato qualcosa.

La Shutton si presenta a casa di Mila chiedendole una consulenza, dodici ore del suo tempo per capire chi si celi dietro ai tatuaggi di Enigma, con la speranza di poter ritrovare i corpi degli Anderson. Hanno solo due elementi: il tatuaggio con il nome di Mila e la presenza nel sangue di Enigma di una sostanza, una droga sintetica: la lacrima d’angelo.

Mila vorrebbe rifiutare, ma il buio e le tenebre hanno sempre esercitato un grande fascino su di lei, e poi non vuole che il suo nome sia tatuato sul braccio di un sadico folle. Accetta la collaborazione, inconsapevole di essere appena entrata in un gioco pericoloso, un disegno perverso che ha in palio una posta altissima: la vita di Alice, sua figlia. Siamo in presenza di un nuovo suggeritore.

A distanza di dieci anni dalla pubblicazione de Il suggeritore, Donato Carrisi torna in libreria con un nuovo appassionante thriller con protagonista un suggeritore. C’è chi aspetta dicembre per il Natale e chi, come me, da alcuni anni associa questo mese magico alla pubblicazione di un nuovo libro dell’autore. Tolgo il dente e via il dolore, così mettiamo in chiaro una cosa. Ho amato tutto di questo romanzo: trama, personaggi, intreccio, svolgimento e finale. Non manca niente o quasi… Volevo delle risposte, mi bastava un accenno, un segnale, un ammiccamento qualunque che collegasse gli eventi dello scorso romanzo a quelli de “Il gioco del suggeritore”. Perché, a differenza dell’altra serie con protagonista Marcus il penitenziere, che ha un preciso ordine di lettura, i libri in cui troviamo Mila, invece, possono essere letti autonomamente, in ordine sparso. E se da un lato questo agevola i suoi nuovi lettori, dall’altro confonde me che spero sempre, in ogni nuovo libro, di trovare le risposte che cerco.

Siamo ormai abituati al non luogo dell’ambientazione, a testimonianza che il male può annidarsi ovunque, e la mancanza di riferimenti geografici ci fa capire che nessun posto è immune alla violenza e al male, siano essi a pochi passi da noi o dall’altra parte del mondo. E stavolta Donato Carrisi ha superato se stesso, regalandoci una storia fin troppo attuale. Ad una società fittizia in cui si pensa di avere eliminato la criminalità e la violenza si contrappone un mondo nascosto, oscuro, in cui le perversioni possono manifestarsi e trovare il loro sfogo. Questo luogo è la rete, l’autore la denuncia fermamente. Siamo ormai assuefatti alla tecnologia, viviamo costantemente connessi, convinti di saper gestire il tutto, di essere in grado di dominarla, ma è lei in realtà che tiene in ostaggio noi.

“L’avvento dei social network aveva reso la vita più semplice ai predatori seriali.”

Ho trovato questo elemento ben argomentato all’interno del romanzo e coerente con la storia raccontata, storia che ancora una volta ha avuto su di me un effetto ipnotico. È incredibile come scivolino via 400 pagine in pochissime ore. “Il gioco del suggeritore” è arrivato nelle mie mani a conclusione di un anno meraviglioso pieno di letture interessanti – che impallidiscono se confrontate con il libro di Carrisi, ma questo agli altri autori non lo diciamo – come una ciliegina sulla torta.

Non resta che aspettare un nuovo volume. Caro Donato, ascolta l’appello accorato di una tua grandissima estimatrice. Dammi delle risposte nei prossimi romanzi, io in cambio ti offro uno smeraldo come valutazione per “Il gioco del suggeritore”.

smeraldo

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