Gaston Levrè – le tortionnaire di Alessia Cucè

Trama Il bisogno di urla e sangue fanno da contrappeso al mio bisogno di dolcezza e delicatezza.
Sono esattamente tanto spietato e crudele quanto delicato e gentile. Un perfetto bilanciamento tra Yin e Yang, tra oscuro e luce, tra demoni e dèi, che devono pesare ugualmente sulla bilancia della mia vita perché io rimanga tranquillo.
In un uomo come Gaston Levrè gli equilibri sono tutto, ma dopo il cambio di rotta dei suoi amici narcotrafficanti decide di rimettersi in gioco e puntare sul commercio di qualcosa che lui ha sempre amato: i diamanti.
Ma l’Africa è un paese insanguinato, pieno di pericoli insidiosi e di ricordi ancora più pericolosi, capaci di far riaffiorare le paure di un uomo che ha sempre avuto due personalità contrastanti dentro: da un lato un perfetto gentiluomo, dall’altro un torturatore spietato e assetato di sangue.
Ma quella stessa terra così piena di morte custodisce anche l’unico diamante prezioso e inestimabile che le tortionnaire abbia mai desiderato: Khoeli.

Gaston Levrè

Recensione di Karmen – Gaston Levrè – le tortionnaire di Alessia Cucè – Romance Criminale – Self Publishing in uscita il 3 Ottobre 2018

Dopo Alma e King in “Narcos”, Alessia Cucè torna con un nuovo romanzo autoconclusivo, un capitolo interamente dedicato ad uno dei personaggi più controversi della precedente serie.

Eh sì ragazze mie sto parlando proprio di lui: Gaston Levrè – Le Tortionnaire.

Gaston è il trentenne francese a capo del narcotraffico europeo meglio conosciuto come le tortionneire, torturare è la sua passione, il sangue la sua vita, adora il suo colore, il suo odore e tutto ciò che ne scaturisce. Ha un passato alle spalle da dimenticare, un passato che lo riporta a quando da bambino viveva tra la sabbia africana macchiata dallo stesso liquido che lui ha imparato ad amare.

Urla e sangue sono per lui un bisogno come lo sono di contro dolcezza e delicatezza.

Tanto spietato e crudele quanto delicato e gentile.

L’esatto bilanciamento tra Yin e Yang, tra oscurità e luce, tra demoni e dei.

«Sono un perfetto equilibrio di nero e bianco, di buio e luce. Io sono nato per essere questo»

Dopo quanto accaduto con Alma ha la necessità di cambiamenti, di buttarsi in nuovi progetti, l’idea lo spaventa molto ma lo stesso tempo lo eccita.

La proposta arriva dal fidato amico di sempre Tony, “Angola, Africa” la terra dalle mille risorse, terra ricca di miniere d’oro e diamanti, fonte di uno dei più fruttuosi commerci esistenti al mondo, questa potrebbe essere la svolta che sta cercando.

Quello che però Tony non sa e che Gaston quelle terre le conosce benissimo: lì ci è nato.

Lui non lo sa, nessuno lo sa, ma io in quelle terre ci sono nato. In quelle terre ho frequentato la scuola, fino a quel dannato giorno… Quello in cui, ad appena dieci anni, ho capito che il colore rosso della mia terra era dovuto a tutto il sangue della gente che era stata uccisa.

Un mese dopo la proposta è già in volo verso la sua terra natia, la prima tappa sarà la Sierra Leone, l’obiettivo è  trovare qualcuno di cui si possa fidare, qualcuno che non lo tradirebbe mai, il prolungamento dei suoi occhi e delle sue orecchie, qualcuno capace di perlustrare la zona al suo posto e chi meglio di un bambino è capace di muoversi e correre nelle foreste con agilità e destrezza e poi, un bambino non tradirebbe mai.

La sua scelta ricade su Abejide, Abejide con quel un nome che gli ricorda tanto il suo passato.

Qualcosa di inspiegabile mi spinge ad avvicinarmi di più, troppo. Non devo guardarlo, non devo lasciarmi condizionare, ma l’istinto ha la meglio sulla ragione. Mi paro davanti a lui e gli guardo il petto alzarsi e abbassarsi a velocità. È terrorizzato. Come potrebbe non esserlo? E in più è malnutrito, sporco, stanco. Eppure, nei suoi occhi splende la stessa luce che splendeva in lui… una luce capace di illuminarli anche in questa stanza avvolta dalla penombra. Abejide gli somiglia. Abejide mi ricorda il mio passato. Non posso lasciarlo qui, non posso fottermene dello schifo in cui vive, del destino a cui è predestinato. Non posso fare questo a lui.

Ora che hanno la persona fidata possono dirigersi ai giacimenti minerari per conoscere il capo dei ribelli e scoprire il quantitativo di risorse che può ricavare da quelle terre.

Il suo arrivo nel villaggio non sarà dei migliori, schiavitù e povertà impregnano l’aria, tra quella gente scorge una donna, una donna diversa da quelle che Gaston è abituato a frequentare, con i capelli corti e crespi, una canottiera troppo larga, con sotto una maglietta altrettanto larga e dei pantaloni enormi con le tasche più adatte ad un soldato che ad un essere di sesso femminile, quasi a voler nascondere sotto di essi la propria femminilità.

Koeli Chukwumerejie, questo è il suo nome, è una donna a volte silenziosa, altre logorroica, con un forte coraggio, un grande cuore e lo spirito di una combattente, anche lei ne ha subite tante in passato ma ha una missione da compiere e nulla la distrarrà dal conseguire i propri obiettivi.

Gaston è immediatamente ed irrimediabilmente attratto da lei tanto da sentirsi confuso, desidera la fiducia di quella donna, vuole che lei gli racconti i suoi segreti, perché sicuramente ne nasconde troppi.

Riuscirà nel proprio intento?

Ma soprattutto una volta eseguiti i dovuti controlli riuscirà a lasciarsi l’Africa alle spalle senza strascichi né ripensamenti?

Gaston le Tortionnaire non è un romanzo per tutti, è crudo, violento, con scene a tratti raccapriccianti, ma io sono convinta che chi ha deciso di leggerlo, soprattutto dopo Narcos, è già a conoscenza che la storia di quest’uomo non sarà proprio una passeggiata.

Sangue, violenza, dolore, morte, schiavitù, vendetta, povertà, terrore si alternano ad istinto di protezione, voglia di un futuro migliore, affetto, amore e passione, nulla mancherà dal quadro, nulla è dettato dal caso.

«Sei il mio siero, Khoeli. La fiala da bere per riequilibrare il mio essere. L’antidoto che riporta alla luce il Dottor Jekyll e relega nel buio Mr Hyde» le dichiaro sincero. «Tu sei unica, per me. Sei indispensabile, per me.»

Gaston è un calcolatore, conosce i propri mezzi e le proprie capacità, prova piacere nel causare dolore è attratto dal sangue e dalla vendetta e nulla può scappare dalla sua attenzione, è meticoloso nelle sue torture ma delicato nei suoi tocchi, venera i suoi strumenti come se fossero una donna nel proprio letto, è dolce, delicato ma al tempo stesso deciso.

Tutto è in contrasto ma lo stesso tempo collegato, è un uomo solo senza nulla da perdere, questo ovviamente fino al rientro nella propria terra natia dove troverà due persone da amare, due persone che gli faranno rivalutare le proprie priorità. In fondo lui è un torturatore e lo sarà per sempre.

Koeli e Abejide sono la sua luce, con passati molto simili fatti di violenza e morte, ognuno di loro ha dovuto affrontare la propria dose di sofferenza e chissà che questa cosa non unisca di più o forse li separi per sempre.

Alessia Cucè ancora una volta ci ha donato spunti di riflessioni, le sue meticolose descrizioni, con il suo stile come al solito impeccabile, ci hanno portato in quelle lande desolate di morte e distruzione dell’Africa dove la schiavitù e la povertà la fanno da padrona.

Le sue parole sono crude e dirette, il lavoro di ricerca deve essere stato notevole, il terrore e l’angoscia pregnano le pagine senza tempi morti, l’attacco è sempre dietro l’angolo senza alcuna tregua.

Ho amato i due protagonisti come lo stesso Abejide non mi sono mai soffermata sulla professione di Gaston, l’ho sempre giustificato come se i suoi servigi fossero atti dovuti, i loro flashback sono sconvolgenti ed a tratti emozionanti e non vi nego che per molto rimarranno sulla mia pelle come una cicatrice che difficilmente si rimarginerà.

Ho lottato insieme a loro, per il loro amore e per la redenzione ed in parte ho vinto la battaglia.

Concludendo non posso non consigliare la lettura a coloro che non si lasciano condizionare dai mezzi ma solo dal fine ed a tutte quelle che hanno il pelo sullo stomaco per resistere alla lettura di scene crude e spietate.

5 stelle

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