Fuoco è tutto ciò che siamo di Guido Saraceni

Trama Davide Manfredi frequenta l’ultimo anno di un liceo scientifico romano, suona la chitarra elettrica, ama il cinema e la letteratura. A differenza della totalità dei suoi coetanei, ha scelto di non avere alcun profilo sui social network. Qualche volta la sua età gli sta stretta e lo rende insofferente nei confronti di un mondo che lo offende e lo irrita «come lana sulla pelle». Per fortuna può contare sugli amici, con cui, tra una situazione esplosiva e una partita di calcetto, prova a sopravvivere alla propria adolescenza. Soprattutto, può contare sul sorriso di Alice – la sua fidanzata – che lenisce ogni dolore, restituendogli, oltre ogni amarezza, una invincibile voglia di vivere. «Fare il professore di liceo è un gesto di puro autolesionismo», amava ripetere suo padre, ma Giulio Lisi non gli ha dato retta; così, ha trascorso metà della sua vita a insegnare, con passione e impegno. Molto attivo sui social, dove ormai sono in parecchi a seguirlo, il prof conserva verso i suoi studenti lo stesso «pudico stupore» che cerca di trasmettere loro nei confronti della vita. Oltre a fare lezione, gestisce un servizio di counseling dedicato agli studenti problematici: tre giorni a settimana riceve i ragazzi che, per svariate ragioni, hanno bisogno del suo serio, professionale e consapevole ascolto. Davide e Giulio sono volti di un dittico: insieme compongono un’immagine realistica e attuale della scuola di oggi. Le loro strade si incroceranno un lunedì di gennaio. Quel giorno, ciascuno avrà qualcosa di importante da insegnare all’altro.

Fuoco è tutto ciò che siamo di Guido Saraceni, libro di narrativa pubblicato da Sperling & Kupfer il 21 maggio.

Quando ho deciso di approcciarmi a questo libro credevo di trovarmi di fronte a una storia in stile Galiano, in cui i giovani sono il fulcro e le loro azioni sono portate all’eccesso. Ciò in cui mi sono imbattuta invece è tutt’altra cosa, davvero. Se mi chiedessero di descrivere il libro di Guido Saraceni con una sola parola sceglierei ILLUMINANTE. Già, proprio così. Un libro che andrebbe adottato nelle scuole superiori di tutta la nostra bella Italia e che andrebbe letto da chiunque graviti attorno a un adolescente. Un libro per tutti: genitori, docenti e, ovviamente, alunni.

Io nella mia vita da studente non ho mai incontrato un professore così. Giulio Lisi è un docente sui generis e vorrei tanto esistesse davvero un insegnante così, stile John Keating ne ‘L’attimo fuggente’ per intenderci. Non so quanto di vero ci sia nella narrazione, quanto Saraceni abbia messo di se stesso, ma so per certo che tutto è verosimile e potrebbe ricalcare un giorno qualsiasi delle vite di un adolescente e di un professore.

Tutto si svolge nell’arco di una giornata. E io amo i libri così. Quelli che non lasciano nulla al caso, che descrivono ogni attimo con dovizia di particolari, che ti fanno sentire come se tu fossi lì, parte dell’azione.

Davide e Giulio sono le due facce della stessa medaglia, l’alunno intelligente e originale che resta ancorato alla realtà non schermandosi al mondo dietro ai social network e il professore che ama insegnare e crede nei suoi alunni, ma odia tutto ciò che è il lato burocratico dell’insegnamento. La scuola e l’adolescenza raccontati da due autorevoli punti di vista.

Davide e Giulio si distinguono dalla massa senza fare alcuno sforzo, essendo semplicemente loro stessi. Davide è all’ultimo anno del liceo scientifico, italiano è la sua materia del cuore, per lui scrivere è facile come respirare, sono i numeri ad averlo sempre messo in crisi (questo è il paradosso di molti studenti che scelgono la facoltà senza tenere conto delle proprie attitudini). Davide è famoso a scuola per essere ‘l’unico studente a non usare i social network’, le ragazze stravedono per lui, ma i suoi occhi si illuminano solo quando incontrano quelli di Alice, la sua fidanzata, che vorrebbe poterlo monitorare, ma senza i social la cosa diventa alquanto complessa. Davide ha un gruppo di amici con cui divertirsi e sarà proprio per colpa di un giochetto, che sono soliti fare per vedere la reazione delle persone, che finirà al cospetto della signora Preside.

Non apro il capitolo sulla Preside perché voglio sperare che questa figura sia unicamente frutto della fantasia dell’autore. Non voglio credere possa esistere davvero un personaggio del genere. La signora Preside deve infliggere a Davide una punizione per lo scherzetto alla supplente di inglese e la scelta ricade su tre mesi di sedute di counseling, una a settimana, ogni lunedì. Tocca cominciare subito insomma.

Giulio Lisi è un professore di filosofia che adora insegnare nonostante «Fare il professore di liceo è un gesto di puro autolesionismo». A lui piace scrivere dentro ai suoi alunni, certo all’inizio non è stato facile prendere le misure, perché i ragazzini sono in grado di portarti dove vogliono loro senza alcuno sforzo se non sei preparato ad affrontarli. C’è voluta un po’ di pratica, ma oggi sa esattamente come tenerli in pugno e farli interessare a ciò che racconta. La sua lezione durante la supplenza di filosofia in III E è da incorniciare. Una capacità di catalizzare l’attenzione ipnotizzante. A differenza di Davide, Giulio ha un ottimo rapporto coi social network e ha anche un blog molto seguito. Ovviamente, essendo una persona che si espone molto, non ha solo seguaci, ma anche parecchi haters. Io le sue idee le appoggio tutte. È me al maschile in pratica, con la differenza che io le cose non le scrivo sui social, ma le penso ugualmente.

Per tentare di alleggerire il carico di cose extra scolastiche a cui devono adempire tutti i docenti, gli è stato proposto di gestire il servizio di counseling dedicato agli studenti problematici. A Giulio è parsa una buona idea ed è grazie a questo che le strade di Davide e Giulio si incontrano. L’ora trascorsa insieme sarà molto interessante e porterà maggiore consapevolezza e benefici a entrambi. Perché nella vita non si finisce mai di imparare e qualsiasi docente apprende un pochino da ogni singolo alunno che il destino mette sul suo cammino. Provare per credere. Leggere per credere.

Fuoco è tutto ciò che siamo è un libro che ti fa riflettere, un libro che scatena nel lettore molti interrogativi e che al tempo stesso dà le risposte. L’ho divorato in un pomeriggio e avrei voluto subito ricominciarlo da capo. Mi sono segnata dei passaggi e, appena avrò un attimo di tempo vi farò qualche stories su Instagram per farveli conoscere perché meritano davvero di essere condivisi. Sono rimasta stupita dalla fluidità della scrittura, dalla cura nel racconto di questa giornata in cui sembra accadere tutto e niente. Guido Saraceni non ha avuto bisogno di inventarsi salti mortali e follie per parlare degli adolescenti e del mondo della scuola e questa è la cosa che ho apprezzato maggiormente. In Fuoco è tutto ciò che siamo c’è tanta verità e il consiglio migliore che posso darvi è quello di correre a comprarlo!

5 stelle

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