Era solo un selfie di Cristina Obber

Anita è l’unica ragazza della squadra di pallanuoto del suo paese, è appena diventata capitana ed è innamoratissima di un suo compagno di allenamento. Quando è da solo con lei, Ste è dolcissimo, ma cambia appena si ritrova con gli altri maschi della squadra. Un giorno Anita si scatta una foto con altre ragazze davanti allo specchio dello spogliatoio e da quel momento, apparentemente insignificante, tutto comincia a cambiare.

Era solo un selfie di Cristina Obber, libro per ragazzi pubblicato da Il battello a vapore il 12 aprile.

Questo romanzo è tosto, parla di tematiche forti che coinvolgono tutte noi fin da ragazzine. Anita e la sua migliore amica Clara sono due ragazze stupende, piene di gioia di vivere e sogni, che si trovano di fronte a una realtà che potrebbe schiacciarle. Clara è vittima di bullismo e si vede costretta a cambiare scuola per ritrovare serenità e per capire realmente quale sarà la sua strada. Anita è l’unica ragazza della sua squadra di pallanuoto, lei è determinata e caparbia e l’allenatore la promuove a capitano proprio per queste sue doti. C’è qualcuno però che non è felice della scelta e non perde occasione per farglielo presente. Di tutt’altra pasta sembra essere Ste, il ragazzo che le fa battere forte il cuore. Ste è dolcissimo con lei e l’inizio della loro storia d’amore fa ben sperare, insieme passano pomeriggi a parlare e a baciarsi, ma man mano che i giorni passano questo rapporto così perfetto inizia a incrinarsi.

Ste si fa forse condizionare da alcuni suoi compagni di squadra o forse la colpa è solo sua e del suo modo di vivere un rapporto. Cerca di prevalere su Anita, di cambiare la sua natura gioiosa, di tenerla sotto controllo, scatenando in lei parecchie insicurezze e arrivando addirittura a urlarle contro e colpevolizzarla quando uno scatto rubato la ritrae felice e sorridente negli spogliatoi con le ragazze della squadra avversaria.

Anita ha troppa paura di perderlo, sa che lui sta sbagliando ad accusarla di una cosa di cui non ha nessuna colpa, ma non può fare a meno di perdonare questo suo comportamento e restargli accanto in nome di quell’amore che prova e della certezza che sia solo un episodio e lui non possa essere cambiato in modo così repentino. Anzi, per tenerlo stretto a sé, capendo che lui le sta sfuggendo di mano ed è sempre più assente e distante, arriva a fare qualcosa che nessuna ragazza dovrebbe mai fare, qualcosa che se uscisse dal privato potrebbe cambiare per sempre la sua vita.

Quante donne sono vittima di uomini così? Incredibile che possa accadere anche durante l’adolescenza, ma non di certo impossibile, in fondo sono stati ragazzi e probabilmente erano le stesse persone di oggi con la differenza che allora potevano essere educati e cambiati, una volta adulti questo risulta molto più difficile.

Leggere di Anita non è facile, ma porta a riflettere non solo sulle conseguenze delle proprie azioni fatte con eccessiva leggerezza, ma anche su chi si ha davanti, mai donarsi completamente, mai fare qualcosa che potrebbe essere usato contro di noi, mai pensare che a noi non accadrà perché il mondo in cui viviamo non ci permette di sentirci al sicuro.

Mi sento di consigliare Era solo un selfie non solo a tutte le ragazze dagli undici anni in su, ma anche a tutti i ragazzi perché credo possa portare tutti a riflettere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e a domandarsi che persone vogliono essere.


Com’è nato il progetto della collana Luna?

Nasce da un’idea dell’editor Elena Orlandi e di Roberta Marasco, autrice di Speciale Elsa.

Volevano una collana che raccontasse la bellezza dell’amore ma anche le difficoltà che fin da piccole ci si può trovare ad affrontare, tra tabù e pregiudizi. Sono molto fiera di farne parte.

La bellezza del primo amore, le farfalle nello stomaco, l’emozione che si prova anche solo tenendosi per mano. Poi qualcosa cambia, l’amore diventa possesso, gelosia, tradimento. Come si fa a proteggersi dai ragazzi sbagliati?

Per proteggerci dobbiamo imparare a dare importanza ai segnali, a quegli episodi su cui, quando si è innamorate, si tende a soprassedere anche se la pancia ci dice che quella frase, quel gesto, quell’atteggiamento non ci piacciono. Quando Ste si arrabbia per il primo selfie ad Anita sembra di trovarsi di fronte a un altro ragazzo, lui è improvvisamente diverso, ma per amore e per paura di perderlo cerca solamente di non pensarci più.

Anita e Clara così diverse eppure così unite. Quando eri adolescente hai avuto un’amicizia così importante?

Sì, e ci sentiamo e ci vediamo ancora. Avevamo in comune soltanto il nome, eravamo e siamo diversissime, abbiamo vite completamente differenti, però l’affetto è ancora lì, ha superato il tempo e anche delle crisi tra noi, ma è lì, ha il suo posticino nei nostri cuori.

Anita è vittima di uno scatto rubato in spogliatoio, ma viene trattata come se fosse sua la colpa. Per quale motivo credi che noi donne siamo ancora vittime di questi comportamenti? 

Perché la cultura sessista in cui cresciamo ci vede ancora in una condizione di squilibrio tra diritti e doveri del maschile e del femminile, e questo entra anche nelle relazioni d’amore e di coppia.

Nutrendoci tutti e tutte di questa cultura, anche noi donne la interiorizziamo e a volte ci sentiamo in colpa prima ancora che ci colpevolizzino gli altri. Quel «Te la sei cercata» è sempre presente.

Anita pensando di dover dare di più nella sua relazione si spinge troppo in là, fino al punto di non ritorno. Come si può far capire alle ragazze che devono pensare prima di tutto a se stesse senza, passami il termine, ‘buttarsi via’? Come si può educare i ragazzi al rispetto?

Ci educano alla Cura, alla pazienza, a compiacere, possibilmente sorridendo, a rispondere alle aspettative altrui. Educano i maschi all’avventura, alla libertà, ad esprimere la propria aggressività come sinonimo di forza. L’unica strada è introdurre l’educazione di genere nelle scuole, fin dalla prima infanzia. Solo contrastando gli stereotipi potremo entrare in relazione con maggior rispetto reciproco, uscendo da quelle che sono gabbie sia per il femminile che per il maschile. Un NO va rispettato, ma va anche difeso. Questo vuol dire aver Cura di Sè, volersi bene e rivendicare se stesse così come si è. Le ragazze oggi lo sanno fare meglio di un tempo, ma deve accadere sempre e ovunque, e prima possibile.

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