Diventerai adulto quando perdonerai i tuoi genitori di Gerard Salem

Trama Boris vive a Ginevra, è un pezzo grosso di una prestigiosa banca svizzera, è nel pieno di una battaglia legale con la sua ex moglie per la custodia dei due figli adolescenti e da qualche tempo ha iniziato a vedere uno psichiatra. Sono sette anni che di punto in bianco ha tagliato i ponti con la sua famiglia – figli compresi – e l’amarezza lo sta logorando. Il suo psichiatra lo convince a sbloccare la situazione e a scrivere una lettera ai suoi genitori. Una lettera a soggetto libero, unica condizione è che sia scritta a mano e spedita per posta.

Come un sasso lanciato nell’acqua, le dure parole che Boris indirizza a sua madre dopo un lungo silenzio scatenano una serie di eventi – una pioggia di lettere per la precisione – tra zii, nipoti, sorelle, nonni e cugini. Quella che sembrava una famiglia “normale” inizia finalmente a mostrare ciò che di vivo – o di morto – giace sotto il ghiaccio, e tutti, a turno, si rendono conto che sono molte le cose che hanno la necessità di essere dette e condivise con le persone care.

A colpi di missive, con uno sguardo sapiente e divertito sui legami familiari, l’autore costruisce una storia di grande forza emotiva e, una volta finito il libro, lascia il lettore con una gran voglia di impugnare carta e penna e scrivere subito quello che conta a chi ci vuole bene.

Recensione a cura di Dannyella – Diventerai adulto quando perdonerai i tuoi genitori di Gerard Salem. Edito il 16.04.2019 da Mondadori. Genere: narrativa contemporanea, epistolare. 200 pagine.

Gerard Salem è uno psicoterapeuta che ha scritto moltissimi saggi, romanzi e racconti, mai  tradotti in italiano. Questo è il primo romanzo che, grazie alla Mondadori, arriva in Italia e grazie al quale possiamo fare conoscenza con la sua raffinata penna.

Quello che avete davanti è un romanzo epistolare, uno di quelli che ti fa venire voglia di prendere carta e penna e scrivere una lettera a quell’amica d’infanzia che non senti da una vita, o a tuo fratello che vive lontano, immaginando che effetto farebbe loro vedersi arrivare una missiva con tanto di francobollo.

Non ci sono voci narranti, non ci sono descrizioni, né una trama. A parlare sono solo le lettere, i loro mittenti e i loro destinatari.

La prima lettera è quella che Boris indirizza ai suoi genitori dopo sette anni di assoluto silenzio. Egli, infatti, aveva chiuso ogni rapporto con la propria famiglia una volta trasferitosi in Svizzera, lasciando gli studi di medicina e quindi ogni possibilità di portare avanti l’attività del padre, per dedicarsi al mondo degli affari, a lui ben più congeniali. E in effetti, Boris di strada ne ha fatta tanta, è diventato un pezzo grosso temuto e riverito, ma la sua vita privata è un disastro: separatosi dalla moglie che non gli lascia vedere i figli, incolpato di ogni sorta di vizio dalla moglie, davanti a giudici e avvocati. Boris si ritrova da solo, malato di una malattia non ben definita ed ecco che lo psicoterapeuta che lo ha in cura gli suggerisce di scrivere una lettera alla famiglia. Non una e-mail, non un sms, ma una lettera scritta a mano che richieda tempo, personalità e impegno. Lo stesso impegno che richiedono i rapporti. Ed ecco che Boris scrive la sua lettera piena di astio verso quei genitori con i quali aveva rotto i ponti tanti anni prima, incolpandoli di averlo rivestito di troppe responsabilità, di aver proiettato su di lui i propri personali sogni e desideri.

Non mi capacito di stare qui a scrivervi. Superata la soglia dei quaranta, quest’anno, credevo di essermi liberato di voi. Di avervi cancellato.

 

Sono convinto che mettendomi al mondo abbiate voluto portarmi sfortuna.

La lettera di Boris ha delle conseguenze inaspettate: non solo l’inevitabile scompiglio che essa provoca ai destinatari, ma tutta la famiglia sembra essere colpita da un’improvvisa malattia dello scriba: ed è così che tutti cominciano a scrivere a tutti. Epistole che portano alla scoperta astio, malumori, segreti celati da anni, sentimenti e soprattutto persone. Dinamiche famigliari che si dipanano attraverso l’inchiostro che scorre su queste lettere.

E io, che modello avevo avuto prima di loro? Il problema del fratello maggiore non è proprio quello di non avere fratelli maggiori?

Una bella lettura, divertente e scorrevole indicatissima per chi, come me, adora leggere il genere epistolare e per chi legge volentieri trame famigliari.

Non hai mai pensato che chi si allontana, a volte, spera segretamente di essere cercato?

Unica pecca, ogni tanto mi sono persa tra le varie dinamiche di parentela, se avessi saputo che alla fine del romanzo c’era il disegno di un bell’albero genealogico l’avrei consultato volentieri durante la lettura, ma, ahimè, me ne sono accorta troppo tardi. Controindicazione del mettere alla fine l’indice dei contenuti e l’albero genealogico in questione…

4 stelle

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.