Come l’acqua che spezza la polvere di Deborah Levy

Come l’acqua che spezza la polvereAlmería, sud della Spagna. La sabbia bruciata dal sole respira al tocco delle onde fresche del mare. Sulla battigia, una accanto all’altra, due donne contemplano affascinate l’orizzonte. Sono madre e figlia. Rose combatte da anni contro un dolore di cui nessuno riesce a scoprire la causa e che lei chiama «malattia immaginaria». Sofia ha venticinque anni e ha messo da parte sogni e ambizioni per prendersi cura di lei. Entrambe sono a un vicolo cieco.
Ma quell’estate segna un confine netto tra il loro passato e il loro futuro. Sofia incontra una ragazza che è il suo esatto opposto. Ingrid è indipendente, realizzata, libera da vincoli. Tra le distese brulle e desertiche di una Spagna assolata, con l’amica accanto, Sofia riprende in mano le fila della sua vita. Riprende in mano la propria giovinezza perduta. A partire dal rapporto con il padre che, anni prima, ha troncato per volere di Rose. E quest’ultima trova finalmente un medico che sappia davvero ascoltare e lenire le sue paure e le sue insicurezze. Perché a volte la sofferenza ha radici lontane e per liberarsene bisogna solamente ascoltarsi nel profondo. Perché a volte la cura migliore è il conforto di un abbraccio. Sofia e Rose non sono più le stesse e, in un unico istante, si ritrovano. Si ritrovano unite dal legame tra madre e figlia che nulla può spezzare. Qualunque cosa accada.

Review Party – Recensione di Dannyella – Come l’acqua che spezza la polvere di Deborah Levy pubblicato ieri da Garzanti.

Questo libro è davvero strano e diffidate di chi dice di averlo compreso totalmente, sta bluffando per sembrare più intelligente di voi. L’autrice l’ha fatto di proposito: ha reso questo libro un enigma sul quale interrogarsi a lungo e uscirne più confusi dell’inizio.

Iniziamo con la premessa necessaria che non ho letto il libro A nuoto verso casa con il quale, a detta della critica, Deborah Levy ha conquistato il pubblico italiano, quindi sono approdata a questa lettura completamente impreparata allo stile di quest’autrice. Uno stile ostico: dove immagini, cose non dette, rappresentazioni e miti fanno da padroni. Le protagoniste di questo romanzo, madre e figlia, sono complicatissime da comprendere e questo è di sicuro merito/obiettivo dell’autrice. A noi l’ardua sentenza sulle condizioni fisiche/psicologiche della madre… può essere davvero una madre così egoista? Ma non deve sfuggire l’altrettanto difficile situazione della figlia, non solo perché vittima della malattia della madre, ma perché vive nella confusione più assoluta. Ruba un pesce, libera un cane, spacca un vaso, parte, ritorna, si fa un amante, poi se ne fa un altro, confonde la parola “amata” con “decapitata”, non riesce a distinguere gli uomini dalle donne e nelle sue parole il passato si confonde spesso con il presente. Il tutto come se la sua vita non fosse destinata ad avere un senso, mai. Quindi quelle che di noi stanno lì con il libro in mano ad aspettarsi che tutto alla fine ritrovi il suo filo logico rimarranno inevitabilmente deluse. Ma protagoniste di questo libro sono anche le meduse, richiamo più o meno evidente al notissimo mito di Medusa: in tutto il libro la protagonista viene ripetutamente punta e punita dalle meduse, quasi sempre per sua scelta. A fare da sfondo la costiera spagnola di Almeria con il suo mare oleoso e pieno di meduse e la sua terra cotta dal sole. Veri e propri capolavori, per quanto mi riguarda, il dottor Gomez, che cerca di analizzare la malattia della madre, rinunciandoci alla fine e dedicandosi all’accudire un gatto e il padre di Sofia, l’uomo greco che sacrifica la felicità di chi gli sta vicino per quella del Signore in cui crede.

Non ho mai condiviso troppo la scelta di stravolgere il titolo di un libro nelle sue varie traduzioni da una lingua all’altra e in questo caso mi sfugge davvero il motivo per il quale il titolo originale della versione inglese Hot milk (tanti i richiami più o meno espliciti al latte nel testo) sia stato stravolto in un titolo quale Come l’acqua che spezza la polvere.

Assolutamente doveroso fare almeno un accenno alla meritevole traduzione di Stefania Cherchi che mette in campo la sua ventennale esperienza e si vede tutta. Stefania, per me sei una fonte d’ispirazione!

In conclusione, quindi, dovendo tirare le fila di una recensione confusa, come il romanzo al quale s’ispira, dovendo dare un giudizio personalissimo da semplice lettrice quale sono, potrebbe essere che non sono stata in grado di cogliere molti dei significati, dei simboli e dei messaggi di cui l’autrice ha farcito il libro, ma al termine della sua lettura scuoto la testa e dico: No, c’è qualcosa che non mi ha propriamente convinta. Lettura consigliata a chi è alla ricerca di una scrittura quasi onirica, di certo non indicata a chi vuole staccare un attimo e svagarsi su una lettura più leggera.

Come l'acqua che spezza la polvere

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