Blog Tour – Isola di Neve di Valentina D’Urbano – Ambientazione

Buongiorno smeraldi e buona tappa da me curata del Blog Tour dedicato a Isola di Neve di Valentina D’Urbano in uscita il 13 settembre con Longanesi.

Quando c’è la tappa sull’ambientazione non mi tiro mai indietro perché, da buon architetto, per me i luoghi sono importanti e in questo caso le isole di Novembre e Santa Brigida hanno scatenato la mia immaginazione sia nel passato più lontano che in quello più vicino.

Paradossalmente non sono molte le differenze tra l’isola di Novembre nel 1952 e nel 2004, il tempo sembra essersi fermato in quel piccolo scoglio in mezzo al mare e quando i turisti lasciano l’isola portandosi via tutti gli schiamazzi e l’allegria, questa sembra ripiombare negli anni appena successivi la Seconda Guerra Mondiale.

Sbarcando a Novembre sembrava di tornare agli anni Cinquanta. Non c’erano auto, solo qualche motorino sgangherato e biciclette che avevano fatto la guerra.

Guerra che non li aveva mai nemmeno toccati talmente l’isola era geograficamente irraggiungibile, fatto che oltre ad aver tenuto lontano il conflitto non le aveva nemmeno permesso di evolversi.

I differenti periodi storici non influiscono sulla narrazione in modo particolare e non posso rischiare di fare spoiler per cui mi atterrò alle descrizioni dei luoghi di Valentina D’Urbano e a evocare le sue parole attraverso le immagini che ho selezionato con cura. Buona lettura e buona visione.

1966 Non c’è più nessuno su quest’isola. E` disabitata da troppi anni, l’assenza dell’uomo l’ha resa ancor più inospitale di com’era prima. Il vecchio blocco della prigione è solo un casermone senza vita, lo scheletro di un mostro marino che prima o poi qualcuno porterà via. Ci sono solo finestre buie e scricchiolii di assestamento. E’ pietra vuota e morta eppure continua ad assestarsi. La prigione sembra ancora inaccessibile, ma per me non ha segreti. Potrei violarla anche adesso, se volessi, ma non lo farò.

2004 Il profilo dentato di un’altra isola si stagliava poco lontano, affiorando dalle acque e dalla bruma. Un fremito di paura antica ormai ingiustificata lo attraversò, facendogli rizzare i capelli sulla nuca. Il terrore infantile per i luoghi abbandonati, che negli anni si era perso nella memoria, adesso gli tornava davanti, più reale che mai. Quella presenza scura. Santa Brigida. La gemella di Novembre, più piccola e disabitata, ignorata dai turisti e persino dagli isolani, regno incontrastato di gabbiani e piccoli rettili. Una distesa di sassi e terra brulla, resa quasi inaccessibile da scogliere biancastre e aguzze che parevano cumuli d’ossa.

Era l’isola del carcere abbandonato.

1952 La spiaggia sul lato ovest di Santa Brigida le piaceva un sacco. Intanto non era tutta di ciottoli come quelle di Novembre ma di sabbia bianca e fine, e poi davanti non c’era niente, solo il mare aperto a perdita d’occhio. Certo, qualche metro alle spalle c’era il palazzone del carcere, ma se si rimaneva voltati si riusciva a fare finta che non esistesse.

Isola di neve

Ottobre 2004 I turisti avevano lasciato l’isola da pochi giorni. Se n’erano andati tutti, portandosi via gli ombrelloni colorati, i costumi da bagno appesi alle ringhiere delle case in affitto, le grida dei bambini e il rumore sommesso delle chiacchiere degli adulti nei vicoli umidi.

Si chiamava Isola di Novembre ed era minuscola, poco più di uno scoglio sperduto in mezzo al mare. L’unico modo per raggiungerla era un vecchio aliscafo tutto rattoppato che d’inverno partiva due volte a settimana per portare rifornimenti ai settecento abitanti, ma per tutta l’estate trasportava avanti e indietro turisti. 

L’unico punto vivo era la piazza del porto, con quattro negozietti senza troppe pretese, le bancarelle nelle serate estive e il bar che stava lì da cent’anni, e da cent’anni era sempre lo stesso.

Isola di neve

Le case di pietra sulla passeggiata del lungomare avevano l’intonaco completamente scorticato dalla salsedine e dall’umidità. Alla passerella del vecchio molo mancavano molte assi, e quelle restanti marcivano divorate dalla vegetazione marina. I cartelloni delle offerte appesi alle porte dello spaccio alimentare, invece, non erano cambiati. Scoloriti e quasi illeggibili, pubblicizzavano biscotti e detersivi fuori produzione da almeno vent’anni.

Isola di neve

Si sedettero sulla scalinata della chiesa di San Sebastiano. Da lì, sbirciando in mezzo ai vicoli, si intravedeva una striscia azzurra di mare, con la sagoma grigia di una nave da crociera che tagliava l’orizzonte.

Isola di neve

Come avrete capito l’ambientazione è molto particolare e fondamentale per la narrazione. L’isola di Novembre è un vecchio borgo che potrebbe essere abbandonato nei prossimi anni, meta di vacanzieri che vogliono tornare alle origini. Quando gli anziani non ci saranno più chi avrà voglia di trasferirsi a lungo termine in un luogo del genere, che non offre nessuna prospettiva ai giovani? L’Italia è un paese ricco di borghi antichi ‘abbandonati’ che meritano di essere visitati per cui ho deciso di implementare questa tappa, privata dell’approfondimento relativo al periodo storico, con i 5 per me imperdibili.

Bussana Vecchia è una frazione collinare del Comune di Sanremo. Il violento terremoto del 23 febbraio 1887 semidistrusse il paese, fino a quel momento chiamato semplicemente “Bussana”, tanto da venire completamente evacuata dagli abitanti (su ordine dell’autorità militare imposta dal governo) che si spostarono circa tre chilometri più a valle, fondando il paese di Bussana Nuova. Totalmente abbandonata per decenni, ha ricominciato ad essere abitata dal finire degli anni cinquanta del Novecento da artisti italiani e stranieri, attratti dalla particolarità del luogo, che ristrutturarono e resero nuovamente abitabili gli edifici meno danneggiati. Attualmente ospita una comunità internazionale di artisti, con botteghe artigiane ed alcuni punti di ristoro, tanto da essere divenuto, negli anni, un caratteristico “villaggio di artisti” in un’ambientazione da borgo medioevale.

Balestrino è un comune italiano di 579 abitanti della provincia di Savona in Liguria. La sede comunale è situata presso la frazione di Borgo.

Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, facente parte dei borghi più belli d’Italia, famosa per essere denominata “La città che muore“.

Consonno è una frazione del comune di Olginate, in provincia di Lecco, al quale fu annesso nel 1928. In seguito all’abuso edilizio negli anni 60 e a una frana verificatasi nel 1976 la località è diventata una città fantasma.

Craco è un comune italiano di 762 abitanti della provincia di Matera in Basilicata.

Negli anni sessanta, il centro storico ha conosciuto un’evacuazione che lo ha reso una vera e propria città fantasma. Tuttavia, questo fenomeno ha contribuito a rendere particolare l’abitato di Craco, che per tale caratteristica è diventato una meta turistica ed un set cinematografico per vari film.

Isola di neve

Un’isola che sa proteggere. Ma anche ferire.
Un amore indimenticabile sepolto dal tempo.
Una donna prigioniera del suo destino.

2004. A ventotto anni, Manuel sente di essere già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile.
L’unico luogo disposto ad accoglierlo è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra a Manuel il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. Del destino di Andreas e del suo prezioso e antico strumento si sa pochissimo.
L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di una donna: Tempesta.

1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre, senza alcuna possibilità di fuggire. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. Sull’isola non si fa che parlare del nuovo prigioniero, ma la sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata sui cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, contravvenendo alle regole, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella di Andreas, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.

Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.

Isola di Neve

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2 risposte

  1. Silvana Frisenda ha detto:

    Una storia stupenda scritta in modo magistrale. Non riuscivo a smettere di leggere tanto che l ‘ ho finito in tre giorni. Riuscivo a “vedere” i protagonisti che si aggiravano sulle isole e mi sembrava di sentire il vento sul viso e l’odore del mare in tempesta. Ho immaginato Neve e Andreas e ho vissuto il loro amore come fosse reale. Mi piacerebbe vedere il film di questa storia stupenda. Grazie Valentina per avermi regalato delle emozioni bellissime.

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