Blog Tour – È ora di riaccendere le stelle di Virginie Grimaldi – On the road con le protagoniste

Buongiorno smeraldi e benvenuti alla terza tappa del Blog Tour dedicato a È ora di riaccendere le stelle di Virginie Grimaldi. Ho deciso di occuparmi della tappa On the road con le protagoniste perché a luglio partirò per il mio viaggio di nozze, in moto, con meta Capo Nord, ed ero curiosa di scoprire l’itinerario per vedere se potevo prendere qualche consiglio.

Oggi ve lo mostrerò in toto e metterò delle citazioni del libro per farvi godere appieno di questo viaggio che cambia la vita alle nostre tre piccole e grandi donne.

Tolosa

Saranno una serie di eventi straordinari a far venire la voglia ad Anna di mollare tutto e portare le sue amate figlie via dalla città in cui vivono: Tolosa. Ma delle vicessitudini che portano alla scelta ve ne parlerò nella recensione che uscirà tra qualche giorno.

Colonia

A fine pomeriggio siamo arrivate a Colonia, dove la mamma ha deciso di passare la notte. Ci siamo fermate in un campeggio in riva al Reno e ha assolutamente voluto andare a visitare la città. Ho accettato con piacere. Dovevano per forza esserci dei cybercafé a Colonia.

Di fronte a una grossa cattedrale, che la mamma voleva visitare prima di scoprire quanti gradini bisognava salire per vedere le torri, c’era un ponte dalla forma strana: il ponte Hohenzollern. Era come se ci avessero appoggiato sopra tre archi. C’era della gente che lo attraversava a piedi, allora abbiamo fatto come loro e ci siamo accorte che la balaustra era completamente ricoperta di lucchetti agganciati dagli innamorati.

Amburgo

Figurati che siamo ad Amburgo, in Germania. Mia madre ha trovato una piazzola per i camper di fronte al porto e siamo andate a passeggiare per la città, ma non in bici stavolta. Non è stato male, c’era un grande lago con dei cigni, dei depositi in riva all’acqua, delle barche stragrosse e delle case come non le ho mai viste.

Møns Klint

Møns Klint

…oggi, quando, dopo aver percorso chilometri attraverso il bosco, aver fatto una piccola camminata e salito una scalinata di legno, siamo finalmente arrivate a destinazione, non ho potuto fare a meno di abbandonarmi alla mia estasi. «Woooooow!» Di fronte a noi il mare si estendeva con le sue mille sfumature di azzurro e turchese, sotto scogliere bianchissime a picco affondavano i loro piedi nel blu. Non ho mai visto niente di così bello. La mamma ci ha detto che era il Møns Klint.

Copenaghen

Copenaghen

Abbiamo fatto anche un giro a Copenaghen, era bello anche se pioveva a bacinelle (per fortuna a momenti smetteva e usciva il sole). Da grande mi piacerebbe avere una casa colorata come le hanno qui. Chloé ci teneva ad andare ai giardini di Tivoli, è una roba a metà tra un parco di divertimenti e un parco normale.

Siamo sull’Öresundsbron, il ponte che collega la Danimarca alla Svezia

…oggi, dopo aver visitato la città di Kalmar (il nome è una fregatura, non ci sono calamari, è come non trovare nemmeno un Mars a Marsiglia), abbiamo raggiunto gli altri in una specie di parcheggio in riva al mare, di fronte a un’isola che andiamo a visitare domani. 

faro Långe Jan

«Siamo arrivate!» La mamma ha tirato il freno a mano. Avevamo appena attraversato l’isola verso l’estremità sud, percorrendo una sottile striscia di asfalto accompagnata da una successione di mucche, pecore, mulini, pietre e casette rosse in mezzo all’erba, a sinistra, e dal mare, coi suoi riflessi quasi argentati sotto il sole, a destra. Siamo scese dal camper. Di fronte a noi svettava il faro Långe Jan. Era imponente, così da solo a fronteggiare gli elementi. Il vento freddo profumato di sale mi sferzava il viso, attorno a me l’azzurro sfumava nel verde, sembrava di stare ai confini del mondo, c’era un profumo di avventura nell’aria. Stese su alcune rocce sommerse, delle foche si crogiolavano al sole. Era magico.

Vadstena

Stavamo visitando una città medievale, Vadstena, sul lago Vättern. Era bello, eh, non si può dire di no, ma le belle cose in fondo si assomigliano: vista una le hai viste tutte.

Stoccolma

Siamo arrivati ieri a Stoccolma, dove dobbiamo restare tre giorni.

Eravamo a Skansen, che è una specie di museo vivente, una città bloccata nel tempo. C’erano persone con vestiti d’epoca, abbiamo visitato una merceria, un tipografo, una vecchia scuola e abbiamo anche visto soffiare un bicchiere, sembrava di essere entrati in una macchina del tempo.

Abbiamo camminato per le stradine ciottolose, siamo entrate in certi negozietti uno più carino dell’altro, abbiamo percorso la via più stretta della città, Marten Trotzigs Gränd, e abbiamo mangiato le caramelle. Ho fatto un sacco di foto alle facciate colorate delle case che spiccavano sul cielo azzurro, ai riflessi dell’acqua, alla mamma in posa sul ponte Riksbron, alla mamma davanti al Palazzo Reale, alla mamma davanti alla cattedrale di Stoccolma.

Falun

Siamo appena arrivate a Falun, mia madre e mia sorella non la smettono di fare degli urletti ogni volta che vediamo una casa di legno rosso o un lago, sembra di stare a un concerto di Justin Bieber. Io non ne posso più di tutti questi boschi, di questi alberi, ce n’è dappertutto.

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aurora boreale

Sopra di noi un’aurora boreale si produceva in un incredibile balletto. Era ipnotico, sembrava un immenso foulard di seta che ondeggiava languidamente nel cielo scuro. Un velo vaporoso che danzava come un alone di luce verde e rosa. Onde che si infrangevano contro le stelle.

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Trysunda

Abbiamo preso la barca per l’isoletta di Trysunda, nel golfo di Botnia. La mamma aveva visto su Internet che lì c’era un villaggio di pescatori molto preservato, rimasto esattamente com’era un tempo. Non mi aspettavo che fosse tanto bello.

Immaginatevi un’ansa contornata da piccole casette rosse su palafitte che si riflettono nell’acqua scura, giardini curati chiusi da recinti bianchi, tetti verdi, barche da pesca ormeggiate ai pontili e una foresta di abeti che cinge il tutto come in un abbraccio protettore, con lo sciabordio dell’acqua, il canto degli uccelli, il vento tra le cime, odore di resina: il luogo invitava alla serenità.

Di fronte a noi il mare era scatenato. Le onde si infrangevano contro gli scogli bianchi, poi facevano marcia indietro per prendere di nuovo lo slancio. Le folate mi facevano volare i capelli, gli schizzi mi sferzavano il viso.

Umeå

Chloé ci teneva molto a visitare Umeå, perché Julien ci aveva parlato fino allo sfinimento del fascino di questa città circondata dalla natura.

…il parco di sculture di Umedalen, il lago Nydalasjön, la riserva naturale…

Gammelstad

Gammelstad

Abbiamo visitato Gammelstad, un villaggio parrocchiale. Julien ci aveva spiegato che questa cosa esiste solo in Scandinavia. Sono piccole casette di legno costruite attorno a una chiesa, che nei giorni di culto vengono occupate dagli abitanti dei dintorni. Per il resto del tempo il paese è vuoto. Abbiamo passeggiato tra le stradine, ci siamo fotografate davanti alle finestre con le tendine bianche e, avvicinandoci alla chiesa, ci siamo rese conto che vi si stava svolgendo una funzione.

Rovaniemi

Rovaniemi. Ci hanno portate a vedere il villaggio di Babbo Natale. 

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Capo Nord

Capo Nord era solo un vago nome che avevo sentito in bocca a mia nonna, quando parlava dei suoi viaggi passati. Oggi mi trovo nel punto più a nord d’Europa, dopo aver attraversato il continente in camper con le mie figlie. Più di quattromila chilometri ci separano dalla nostra quotidianità.

La vista dall’alto della falesia è davvero mozzafiato. A più di trecento metri sotto i nostri piedi, l’oceano artico si estende a perdita d’occhio. La roccia spruzzata di neve si staglia contro l’azzurro slavato del cielo. Il sole ha iniziato la sua discesa. Ci mettiamo dietro la barriera di sicurezza per aspettare mezzanotte.

Parco Nazionale di Stabbursdalen

Parco Nazionale di Stabbursdalen

Alta

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Siamo arrivati ad Alta, è carino, ma sono sicura che sarebbe meglio senza nebbia, sembra che qualcuno si stia facendo una doccia bollente. Abbiamo parcheggiato in riva all’Altafjord, che come dice il nome è un fiordo, e un fiordo è una valle inondata…

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Tromsø

…la visita a Tromsø ha avuto la meglio sulla loro resistenza.

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Målselvfossen

…andare a vedere la cascata di Målselvfossen. È una cascata non tanto alta, ma molto larga, fa un sacco di rumore e l’acqua va straveloce, si butta giù come se qualcuno le corresse dietro, secondo me fa una sciocchezza. Io penso che se fai il bagno lì dentro esci fuori tutto scombinato come un quadro di Picasso. 

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Lødingen

Eravamo appena arrivate a Lødingen, sull’isola di Hinnøya, dopo aver percorso stradine tutte a curve costeggiate da montagne e cascate. È vero quel che si dice: in Scandinavia la strada è bella quanto la destinazione. Il vento aveva spazzato via tutte le nuvole, il paesaggio era di tre colori: azzurro, verde, bianco.

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Svolvær – Lofoten

Ho comprato cinque piccoli troll in un negozio di Svolvær, è il souvenir tipico che si trova in tutta la Norvegia.

Andenes

Abbiamo attraversato le Lofoten in un minibus fino ad Andenes, la strada era bella, ma io pensavo solo alle balene. Quando siamo arrivati ci hanno dato una tuta bruttissima per proteggerci dal freddo, dall’acqua e dal vento. Posso dirti che con quella cosa addosso Jack non sarebbe morto sul Titanic, ma non sono sicura che si sarebbe beccato Rose.

Quando ci siamo messe in viaggio, all’incirca due mesi fa, avevo aggiunto alla mia lista mentale di possibili attività il kayak nei fiordi. È quel genere di sogno che uno pensa non si realizzerà mai perché sarebbe una follia. È una follia. E ora ci siamo.

Bodø

È mezzanotte ed è l’ultima volta che vediamo il sole a quest’ora: domani ce ne andremo da Bodø e torneremo sotto il Circolo polare artico.

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Vevelstad

Siamo sul traghetto che ci porta a Vevelstad, sedute fuori, con una ciotola di zuppa calda per scaldarci le mani. Mentre passiamo attraverso gli isolotti, attorno a noi sfila un paesaggio grandioso, con grosse nuvole bianche che galleggiano in cielo.

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Trondheim

Eravamo a Trondheim, ce ne stavamo belle tranquille a passeggiare per Old Town, Chloé fotografava le facciate dei palazzi storici e il ponte Gamle Bybro.

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Atlantica

Quando la mamma ci ha detto che avremmo fatto l’Atlantica non capivo perché avesse l’aria così eccitata. Adesso lo so. È una strada lunga otto chilometri che passa sopra l’oceano appoggiandosi ogni tanto su qualche isolotto: tutta una successione di ponti e scogliere, con vista sulle onde, i fiordi e le montagne. Praticamente è come guidare sul mare.

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strada dei Troll

Stiamo per imboccare la mitica strada dei Troll. Abbiamo fatto una piccola deviazione per percorrerla, ma non si poteva proprio mancare.

La strada, scavata contro la montagna, è incredibilmente stretta e davvero impressionante. Alla nostra destra, ci accompagna un torrente furioso.

Ho perso un timpano, nel frattempo, ma va be’. Di fronte a noi un’immensa cascata sembra nascere direttamente dalla roccia scura e si getta nel vuoto. Uno spettacolo maestoso.

I tornanti si succedono strettissimi e non si sa dove guardare, tanto è bello il paesaggio attorno. Alla nostra destra, la fierezza della roccia aspra, a sinistra il vuoto, sotto di noi la valle verdeggiante. Oltrepassiamo due potenti cascate che tagliano in due la montagna a pochi metri da noi. La terza ci lascia letteralmente a bocca aperta. L’acqua si infrange, balza di roccia in roccia, cade, si inabissa nel vuoto, formando al suo passaggio nubi di schiuma in un fracasso assordante. È talmente bello che mi viene da piangere.

stavkirke di Urnes

Abbiamo visitato la stavkirke di Urnes, è una chiesa di legno, patrimonio dell’Unesco.

Bergen

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La giornata è proseguita con la visita di Bergen. A Lily è piaciuto moltissimo il quartiere di Bryggen, con le sue casette colorate e le viuzze lastricate di legno, ha perfino affermato che bisognerebbe ricoprire di legno tutte le strade, così ci si farebbe meno male cadendo dalla bicicletta. Chloé non la smetteva di andare in estasi quando abbiamo preso la funicolare fino alla cima di una collina da cui abbiamo avuto una vista spettacolare sulla città: quella ragazza è nata per viaggiare.

Langfossen

Abbiamo dormito vicino alle cascate di Langfossen, che mia madre voleva vedere assolutamente perché dicono che sono tra le più belle del mondo. In effetti erano belle, e soprattutto molto molto molto molto molto alte, e poi si buttavano nel fiordo. Tutta quell’acqua che veniva giù sembrava mia sorella quando piange.

Preikestolen

Sulla carta l’idea sembrava buona. Una breve passeggiata per arrivare a un punto panoramico unico al mondo, sembrava una cosa accettabile, più che accettabile. Me lo avevano detto tutti: se non vedevo Preikestolen, la scogliera che domina il Lysefjord da più di seicento metri d’altezza, era come non aver fatto il viaggio.

Oslo

È stata dura salutarli a Kristiansand. Dovevamo prendere il traghetto tutti insieme per andare in Danimarca e tornare a casa, ma all’ultimo la mamma ha annunciato che voleva portare me e Lily a Oslo, a più di quattro ore da lì. Le nostre strade si separavano. Non ero preparata.

il viaggio delle protagoniste

il viaggio delle protagoniste

capo nord

il viaggio delle protagoniste

Ho preso tantissimi appunti, mamma mia che viaggio spettacolare mi aspetta a luglio, non vedo l’ora che arrivi la data della partenza. Vi lascio le tappe che dovete assolutamente seguire del Blog Tour di questo splendido libro.

è ora di riaccendere le stelle

È ora di riaccendere le stelleTrama Anna, trentasette anni, è sul punto di soccombere sotto il peso del lavoro e dei debiti e osserva la vita scorrerle davanti come se non le appartenesse. Proprio come le sue figlie, che incrocia ogni giorno solo per il tempo di una frettolosa colazione.
Lily, dall’alto dei suoi dodici anni, non nutre grande simpatia per il genere umano: preferisce gli animali, e in particolare il topo che ha adottato e a cui ha messo il nome del padre perché, come ogni ratto che si rispetti, anche lui ha abbandonato la nave.
A diciassette anni Chloé ha già detto addio ai propri sogni, e sa che presto dovrà darsi da fare per aiutare la madre. Ma l’atteggiamento da dura è solo una maschera che si scioglie ogni volta che un ragazzo le dimostra un minimo di tenerezza, fosse anche solo per approfittare di lei.
Il giorno in cui tutto le crolla addosso, Anna si rende conto di essere sul punto di perdere ciò che ha di più caro al mondo e per cui ha sopportato fatiche e frustrazioni: le sue figlie. Superando paure e attacchi di panico, prende quindi una decisione folle e spericolata: carica le ragazze in camper e parte per un viaggio on the road verso Capo Nord. È l’inizio di un’avventura piena di sorprese esilaranti e incontri commoventi, un corpo a corpo che vedrà madre e figlie scontrarsi sul presente e confrontarsi sui segreti del passato, per poi imparare a conoscersi e ad ascoltarsi. Un’esperienza che le cambierà profondamente, lasciandole senza fiato. Proprio come l’aurora boreale.

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