A un passo da un mondo perfetto di Daniela Palumbo

Germania, 1944. Iris ha undici anni, quando si trasferisce con la famiglia in un paese vicino a Berlino. Il padre è un capitano delle SS promosso a vicecomandante del campo di concentramento che sorge laggiù, mentre la madre è una donna autoritaria con una grande passione per i fiori.
La nuova casa è bellissima, grande e circondata da un immenso giardino, di cui si prende cura un giardiniere.
Di lui Iris sa ben poco, sa solo che è ebreo e che tutte le mattine arriva dal campo, per poi tornarci dopo il tramonto. A Iris è vietato rivolgergli la parola perché è pericoloso, ma la curiosità è più forte di lei. Comincia ad avvicinarsi di nascosto a quello sconosciuto con la testa rasata e la divisa a righe. Comincia anche a lasciargli piccoli regali nel capanno degli attrezzi, in un cassetto segreto, e lui ricambia con disegni abbozzati su un quaderno. Così, giorno dopo giorno, tra i due nasce un’amicizia clandestina fatta di gesti nascosti e occhiate fugaci, un’amicizia in grado di far crollare il muro invisibile che li separa e di capovolgere il mondo perfetto in cui Iris credeva di vivere.

Recensione di Esmeralda – A un passo da un mondo perfetto di Daniela Palumbo, libro di narrativa per ragazzi pubblicato da Il Battello a Vapore oggi, 22 gennaio.

Quando Federica mi ha proposto di organizzare un evento per questa uscita ho accettato immediatamente perché volevo ampliare i miei orizzonti. Ammetto di non aver mai letto nulla di narrativa per ragazzi, mea culpa, ma da oggi cercherò di inserire almeno una lettura al mese di questo genere perché questa fascia di età merita di essere presa in considerazione. È proprio durante gli ultimi anni delle elementari e le scuole medie che ci si può appassionare alla lettura e noi abbiamo bisogno di ragazzi che desiderino leggere e conoscere. Di ragazzi che alla Playstation preferiscano la compagnia di un buon libro in grado di aprire maggiormente la loro mente e di far affiorare in loro una serie di importanti domande.

A un passo da un mondo perfetto è un libro che va letto e che consiglio a qualsiasi età, la scrittura di Daniela Palumbo è scorrevole, incisiva, la ricostruzione storica minuziosa e la narrazione è costellata di momenti di forte pathos. Non riuscivo a staccarmi da queste pagine. Di nazismo e shoah ne sentiamo parlare da quando siamo nati, nulla dovrebbe più scalfirci perché siamo certi di avere chiaro dinanzi ai nostri occhi l’orrore che è stato perpetrato nei confronti degli ebrei e degli oppositori al regime. Beh vi assicuro che, nonostante la conoscenza pregressa, i miei occhi si sono inumiditi spesso durante la lettura, ho sentito addosso un peso enorme, ho avuto paura, mi sono posta tantissime domande perché davvero mi era impossibile credere che ci fosse gente che odiava così tanto il prossimo.

Non sono una fervente cristiana, tutt’altro, la mia fede ha cominciato a vacillare durante l’adolescenza e ha fatto ritorno raramente da allora a oggi. Io non credo in Dio (o come lo si voglia chiamare) ma credo fortemente nelle persone, credo nel loro buon cuore e anche nelle loro imperfezioni, credo che nessuno sia totalmente buono né totalmente cattivo e che il mondo che ci circonda faccia emergere in modo preponderante il nostro vero io. Poi c’è ci finge, chi non si nasconde, chi urla, chi parla sottovoce, chi tace. Non esistono persone senza un punto di vista proprio sulle cose, esistono persone che hanno il coraggio di esprimere il proprio pensiero ad alta voce e altre che per paura si tengono tutto dentro. E, attenzione, non è detto che chi urla abbia ragione e chi tace abbia torto, spesso accade esattamente il contrario.

In A un passo da un mondo perfetto abbiamo questo, chi urla e chi tace. Chi si riempie la bocca di parole folli in nome della patria e chi, attraverso piccole crepe, lascia uscire un messaggio di pace e di amore che può perfino arrivare a salvare la vita.

Iris è la nostra splendida protagonista, figlia di un capitano delle SS, che inizia a comprendere il lavoro del padre e la barbarie con cui i nazisti trattano ebrei e oppositori quando si trasferisce con la famiglia vicino al campo di concentramento di cui il padre è a capo. Inizialmente si lascia influenzare dai discorsi dei genitori, in fondo è solo un bambina e se i genitori, e perfino il prete, dicono che gli ebrei sono il male assoluto e vanno schiacciati come insetti lei non può che crederci e tenersene il più possibile alla larga.

Le rispose il pastore: –Iris, tu sei una dolce bambina. Ma prima di esprimere giudizi su ciò che è giusto o ingiusto, devi capire che quello che raccogliamo nella nostra vita è il risultato di ciò che siamo. Gli ebrei sono come i serpenti che strisciano sulla Terra, e il Signore lo sa bene.

Si sa, a ogni azione corrisponde una reazione, e Iris intuisce che qualcosa di molto grave è accaduto a causa sua. Una condanna esemplare per un gesto che non meritava certo una punizione definitiva. Da quel momento Iris comincia a porsi e a porre delle domande, le risposte dei genitori non la convincono, sembra che l’unico movente dei nazisti contro gli ebrei sia il loro credo. Com’è possibile che le persone vengano punite e uccise unicamente perché sono nate ebree? In Iris cominciano a formarsi delle piccole crepe, si rende conto che gli ebrei sono persone esattamente come lei e decide, andando contro il buon senso, di avvicinarsi al prigioniero che cura il giardino della villa.

Memore delle parole dell’amata nonna, una donna che faticava a nascondere le sue crepe e per questo era ritenuta una stupida da marito e figlio. –Nonna, che ti succede? –le chiese la ragazzina prendendola per mano. –Nulla, cara Iris –rispose l’altra rivolgendo verso di lei il bel viso con le rughe e gli occhi azzurri, come quelli del padre. –È solo che… tu sei quasi una ragazza, e vorrei che non avessi la guerra sotto gli occhi. Le persone diventano cattive con la guerra. Indifferenti al dolore altrui. Che forse è peggio.

–Quando vedi un uomo a terra, chiunque sia, non ti vergognare a sentire su di te il suo dolore, come ti capitava con il prigioniero ebreo all’inizio. Non te ne vergognare mai. Neppure se è ebreo, Iris. È questo sentire la sofferenza dell’altro che ci rende esseri umani.

Si tratta di compassione, la compassione che ci viene insegnata fin da piccoli, ma di cui spesso ci dimentichiamo perché partecipare al dolore altrui può essere molto difficile Se non sappiamo le cose, non soffriamo. È il modo che usiamo noi umani per proteggerci.

Chiudere una crepa dell’anima è però impossibile e Iris lotterà come può per regalare qualche attimo di felicità al prigioniero che lavora nella sua casa. Tra loro nascerà un’amicizia che sfiderà il buonsenso e li arricchirà come persone. Un’amicizia che arricchirà nel profondo anche chi leggerà questo libro. A un passo da un mondo perfetto dovrebbe essere proposto in tutte le scuole medie del nostro bel paese, io di certo lo proporrò ai miei ragazzi.

5 stelle

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